Festival di Venezia 2014 – il ritorno di Bani-Etemad e Oppenheimer

Secondo giorno del Festival di Venezia 2014, caratterizzato dal ritorno di registi come Bani-Etemad e Oppenheimer, classici restaurati e storie del mondo

Il logo del Festival di Venezia 2014 (labiennale.org)

Il logo del Festival di Venezia 2014 (labiennale.org)

Programma pieno, oggi, al secondo giorno della 71esima edizione del Festival del Cinema di Venezia. Un programma carico di avvenimenti, di stelle del cinema nazionale ed internazionale, e, soprattutto, carico di narrazioni e proiezioni.

GHESSE-HA DI BANI-ETEMAD – Padrona indiscussa della giornata è stata l’iraniana Rakhshan Bani-Etemad, con il suo Ghesse-ha, tradotto in Tales, cioè Storie. Una serie di vite comuni, soprattutto femminili, riguardanti artisti, intellettuali, statali, artigiani, che quotidianamente combattono per affermare i loro diritti; vite che cercano solo la felicità e la serenità d’animo, che non desiderano altro che sperare d’esistere.

Dopo quasi cinque anni d’assenza dalle sale cinematografiche, “la Signora del cinema iraniano” stupisce il pubblico con questa drammatica pellicola dallo stile documentaristico. La regista, usando molti dei personaggi già protagonisti dei suoi film precedenti, donando un’immagine diversa del suo paese mostra i movimenti studenteschi, gli scioperi dei lavoratori, la situazione delle donne: un’immagine quotidiana, diversa da quella bellica.

Rakhshan Bani-Etemad  (alstov.com)

Rakhshan Bani-Etemad (alstov.com)

OPPENHEIMER E BEAUVOIS – Insieme al film della regista iraniana, sono state proiettate anche The look of silence del regista americano Joshua Oppenheimer, di ritorno dopo due anni, e La rançon de le glorie del francese Xavier Beauvois. La pellicola americana è un documentario misto tra la vita della famiglia di un uomo (di nome Adi) e un frammento della storia indonesiana (la dittatura militarista del 1965). Durante quegli anni, il fratello di Adi fu ucciso e con questo documentario il regista gli fa vedere in faccia gli uomini che commisero il delitto, tramite interviste che li mostrano come eroi per la loro nazione. La pellicola di Beauvois narra la storia vera del furto, nel 1978, della salma di Charlie Chaplin, contornata da un’agrodolce commedia costruita dal regista: un uomo, da poco uscito dal carcere, spera di ottenere un grosso riscatto con il furto.

LA SEZIONE “ORIZZONTI” E ARTHUR PENN– Due film, invece, hanno concorso invece per la sezione “Orizzonti”. Il primo è l’italiano La vita oscena, tratto dall’autobiografia di Aldo Nove e diretto da Renato De Maria. Il film narra dell’adolescente Andrea, che in poco tempo vede spegnersi entrambi i genitori. Il dolore che ne nasce è talmente forte da spingere il ragazzo ad una lunga voglia di auto-distruzione che dura tutto il film: un lungo percorso fatto di droga, pornografia, sofferenza e poesia del poeta suicida Georg Trakl. Pellicola dalle tematiche forti, vede tra i protagonisti Isabella Ferrari, Clément Métayer, Roberto De Francesco e, nella veste di produttore, Riccardo Scamarcio.

L’altra pellicola è, invece, Reality del francese Quentin Dupleux che narra del sogno di un cameraman di diventare regista di un film dell’orrore; sogno che può diventare realtà a patto che trovi, in soli due giorni, l’urlo migliore nella storia del cinema: ricerca che diverrà un incubo. Un altro documentario, inoltre, è stato proiettato oggi, cioè Mise en scéne with Arthur Penn (A conversation), diretto da Amir Naderi, che mostrerà la carriera del grande cineasta che portò al successo pellicole come Anna dei miracoli, Gangster Story e Piccolo grande uomo.

Un fotograma da "La vita oscena" di Renato De Maria (primissima.it)

Un fotograma da “La vita oscena” di Renato De Maria (primissima.it)

IL FUORI CONCORSO, LE DUE HELEN E I CLASSICI – Fuori concorso la pellicola del cineasta cinese Peter Ho-sun Chan, Qin’ai de (Dearest), un film sulla ricerca e l’attesa: la ricerca di un figlio, la ricerca di se stessi, l’attesa di ciò che è vero e di ciò che vogliamo sia vero. H., invece, di Rania Attieh e Daniel Garcia, è la trasposizione moderna di una tragedia greca nella quale due donne, entrambe chiamate Helen, una sui sessant’anni ed una sui trenta, che vivono specularmente la loro vita, finché una notte qualcosa cade dal cielo, principiando strani eventi e facendo perdere alle donne il controllo della loro vita. Per finire, sono state proiettate altre due vecchie pellicole restaurate: Senza fine, film polacco del 1984, e il celebre Bulli e pupe, del 1955 con Marlon Brando, Jean Simmons e Frank Sinatra.

La mostra ovviamente è appena iniziata e la battaglia per l’ambito Leone d’Oro è solo alle prime battute. Alcuni, però, già sostengono che The look of silence potrebbe avere delle speranze. Motivo? Anche il vincitore dell’anno scorso, Sacro GRA, era un documentario. È troppo presto, però, per decidere.

(Foto: labiennale.org / alstov.com / primissima.it)

Francesco Fario

 

 

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