Festival del Cinema di Berlino: gli eccessi di LaBeouf e il ritorno di Gola Profonda

Festival del Cinema di Berlino

L'attore statunitense Shia LaBeouf (foto: cineblog.it)

BERLINO – Prosegue la 63° edizione del Festival del Cinema di Berlino e a salire in scena, quest’oggi, tra le svariate personalità artistiche presenti alla kermesse tedesca, è stato l’attore statunitense Shia LaBeouf. Il bello è che, però, il buon ventiseienne tuttofare, beniamino interpretativo di maestri come Steven Spielberg, Rober Redford, Oliver Stone e, di recente, Lars Von Trier (che lo ha voluto nel cast del suo più che controverso Nymphomaniac, attualmente in fase di produzione) non si è presentato in conferenza stampa.

Oggi, infatti, era la volta di The necessary death of Charlie Countryman di cui lo stesso LaBeouf è protagonista al fianco della quasi coetanea Evan Rachel Wood. Orbene, una buona fetta di stampa presente alla kermesse sembra non aver gradito moltissimo l’assenza dell’interprete in conferenza ufficiale, malgrado il diretto interessato abbia fatto circolare informazioni e scuse riguardanti i suoi molti impegni, salvo poi riuscire a presiedere il red carpet dell’anteprima ufficiale.

Quanto a Fredrik Bond, regista della potente pellicola, si tratta di un esordio dietro la macchina da presa, condizione che, probabilmente, lo ha spinto a puntare un po’ di più su un certo “realismo” interpretativo sinonimo di garanzia del riscontro emotivo, dal momento che lo stesso La Beouf, in sedi separate, ha dichiarato più volte di aver fatto uso reale di Lsd per dare il suo meglio nelle scene più psichedelicamente coinvolgenti del film (lode a Stanislavskij, insomma).

Quanto al film stesso, poi, la sua pur interessante sostanza sembra aver lasciato un po’ a bocca asciutta gli addetti ai lavori critici. Ad ogni modo, si tratta della storia del giovane Charlie, da poco orfano di madre e, per questo, costretto ad elaborare un lutto che non riesce ad estirpare fino in fondo se non compiendo un viaggio verso Bucarest, meta nella quale, però, miscela non molto difficilmente esperienze sollevanti e disgrazie consequenziali (rispettivamente l’amore per la giovane Gabi e il ficcarsi a capofitto in un mare di guai). Solo apparentemente dispersivo nel marasma di occasioni autolesioniste, The necessary death of Charlie Countryman dimostra, invece, di essere un buon coacervo di più che positive potenze affettive votate alla concessione di tutto ciò che si è in favore di ciò che si considera una giusta causa. Fa una consistente comparsa nel film, inoltre, il bravissimo Mads Mikkelsen (premiato come miglior attore all’ultima edizione del Festival di Cannes per la sua eccellente interpretazione da protagonista in quel capolavoro che è Il sospetto di Thomas Vinterberg) nel ruolo di Nigel, il fidanzato di Gabi.

Festival del Cinema di Berlino

Amanda Seyfried nei panni di Linda Lovelace, storica protagonista di "Gola profonda" (foto: filmofilia.com)

Cambiando sostanzialmente genere, anche se restando, per dire, ad un certo elevato livello di interesse collettivo, quest’oggi è stata anche la volta del rispolvero mnemonico della figura della celeberrima Linda Lovelace, protagonista del re dei film a luci rosse, ovvero Gola profonda nonché figura portata a resurrezione dal grande schermo attraverso il biopic Lovelace, diretto a quattro mani da Rob Epstein e Jerry Friedman. Scomparsa nel 2002 a causa di complicazioni alle ferite riportate in seguito ad un incidente automobilistico, la Lovelace, interpretata, in questo caso, da Amanda Seyfried, è ancora oggi ricordata (malgrado la sua brevissima persistenza nel mondo dell’hard), assieme al film che le si associa per direttissima, come vera e propria icona della liberazione sessuale datata ’70 (malgrado i netti ripensamenti personali sfociati nella decade successiva).

Infine, la Russia mantiene alto il suo prestigio artistico da grande schermo impegnato grazie a Boris Khlebnikov che, con il suo A long and happy life, riesce a fornire concreti esempi di come il concetto stesso di speculazione riesca, inesorabilmente e irreversibilmente, a sgretolare ogni forma di comunità. Stando a quanto ben evidenzia il regista russo attraverso un potentissimo pessimismo comunque mai fine a se stesso, denaro e rispettiva corruzione massacrano letteralmente ogni pur minimo spunto di solidarietà umana. La pellicola, dunque, insegue la vita del giovane Sascha, impegnato ad amministrare quel po’ che resta di una vecchia fattoria collettiva situata in un villaggio della penisola di Kola, nel nord della Russia. In cambio di parecchio denaro, Sascha accetta di abbandonare la terra ma si ritrova di fronte all’ostilità di tutti i suoi contadini che, in maniera univoca, non hanno intenzione di deporre gli attrezzi. Convinto, Sascha avvia una battaglia contro il dominio del denaro ma, di lì a poco avrà luogo il paradosso: saranno gli stessi contadini a sopprimere quelli che, ormai, sono a tutti gli effetti vecchi (seppur eternamente fondamentali) ideali.

(Foto: blogs.indiewire.com / filmofilia.com / cineblog.it)

Stefano Gallone

@SteGallone

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