Festival di Berlino: stupisce Boyhood, premio alla carriera per Loach

No man's land in concorso al Festival di Berlino

No man’s land in concorso al Festival di Berlino

Mancano davvero una manciata di giorni alla chiusura della sessantaquattresima edizione del Festival di Berlino e all’annuncio del titolo che, quest’anno, si aggiudicherà l’ambitissimo premio dell’Orso d’Oro. In attesa di conoscere il film vincitore, l’ottava giornata della Berlinale ha presentato, in concorso, altre due interessanti pellicole: No Man’s Land e Boyhood.

IL WESTERN CINESE - No Man’s Land, del regista Ning Hao approda in terra tedesca direttamente dalla lontana Cina, dipinta e descritta in toni differenti rispetto all’immaginario comune, colorandosi di tinte ocra e desertiche in perfetto stile western. La vicenda si svolge intorno all’avvocato Pan Xiao, scaltro uomo di legge, arrivato nel deserto di Taklamakan, per difendere un uomo, autore dell’omicidio di un poliziotto; vinta la causa, l’avvocato si ritrova inesorabilmente vittima di intrighi più grandi di lui, che segneranno l’inizio di un thriller ad alta tensione. I colpi di scena pervadono tutta l’opera, diretta con una costante dinamicità e con un ottimo livello di azione; numerosi i personaggi in gioco, tutti ritratti con differenti sfumature e personalità, mossi all’interno di uno splendido paesaggio, valorizzato al massimo delle sue potenzialità e protagonista stesso del racconto.
Il titolo esaustivo funge da metafora esistenziale, descrivendo l’avidità umana, il desiderio di rivalsa e di conquista rivolti ad un territorio che non appartiene a nessuno (chiaramente espresso dalla scelta del deserto). Tutti i personaggi presenti all’interno della pellicola sono mossi da un desiderio sporco di successo e nessuno di loro segue precetti morali, come se un’etica comportamentale non esistesse e non fosse mai esistita. Non c’è la caratteristica suddivisione tra buoni e cattivi, sono tutti amorali e tutti in conflitto tra loro, in attesa di essere vittime della legge del più forte. La redenzione e la speranza sono affidati al protagonista Xiao, l’unico in grado, forse, di non soccombere e piegarsi al dio denaro.

Mason, il protagonista di Boyhood

Mason, il protagonista di Boyhood

UN FILM LUNGO UNA VITA - La seconda pellicola presentata durante l’ottava giornata del Festival di Berlino porta il nome di Boyhood ed è diretta da Richard Linklater. Il film, uno dei favoriti alla vittoria finale, racchiude nella durata di una tradizionale pellicola cinematografica, un periodo di vita lungo ben dodici anni; le riprese accompagnano la crescita di Mason, un ragazzino di otto anni, e della sua particolare famiglia, composta da una madre sentimentalmente instabile, la sorella maggiore Samantha ed un padre, presente nonostante la separazione dalla moglie. Mason, durante lo svolgimento della pellicola, cresce, matura, va al college e diventa un piccolo grande adulto e, tramite lui, viene descritta la formazione di un ragazzo tradizionale rapportata al cambio sociale che ha interessato gli Stati Uniti degli ultimi 12 anni. La particolarità del lavoro di Linklater è che nulla di ciò che è ripreso è finto, ma tutto è verosimile perché le riprese hanno accompagnato la reale crescita degli attori protagonisti, riunitisi ogni anno per girare determinate scene del film; «in dodici anni abbiamo girato 39 giorni. È stato tutto complicato, ogni volta dovevamo riorganizzare le location, chiedere i permessi. Per fortuna nessuno del cast si è ammalato gravemente in quei dodici anni», spiega il regista durante l’esposizione della sua ambiziosa e complicata idea. La difficoltà primaria è consistita proprio nel trovare professionisti disponibili a credere il un progetto così lungo e duraturo, senza riuscire a capirne l’esito finale se non dopo anni e anni di girato, «è stato anche un atto di fede nel futuro. Non è normale ingaggiare un attore per 12 anni», dice Linklater.
Il lavoro desta indubbiamente curiosità per la minuziosità e, soprattutto, per la lunghezza dei tempi di ripresa e di messa a punto; nonostante possa classificarsi come un tradizionale film di formazione, Boyhood vanta un’autenticità maggiore proprio grazie al reale cambiamento dei corpi e dei volti protagonisti, riuscendo nel difficile intento di raccontare il vero cambiamento umano e fisico vissuto da ogni singola persona. È quindi un film sul tempo e sul mutare di questo, descritto con semplicità e facilità, tramite un espediente innovativo dal quale non si può prescindere per valutarne l’esito finale.

Il regista Ken Loach premiato con l'Orso d'oro alla carriera

Il regista Ken Loach premiato con l’Orso d’oro alla carriera

ORSO D’ORO ALLA CARRIERA - Tra i protagonisti della giornata di ieri della Berlinale si annovera anche il grande regista britannico Ken Loach, al quale è stato assegnato l’Orso d’oro alla carriera. Autore da sempre impegnato, battagliero e strettamente connesso ed espositore della realtà sociale a lui circostante, Loach ha dichiarato di voler continuare ad esprimersi tramite il mezzo cinematografico per raccontare le tante storie che interessano l’intero globo. Vicino alle generazioni vittime dei soprusi sociali, così come mostrò durante il Torino Film Festival non ritirando il Gran Premio Torino per contestare l’irregolarità dei contratti stipulati dal Museo del Cinema nei confronti degli operai, Loach continua la sua audace e forte critica raccontando come, al giorno d’oggi, manchi un reale spirito di reazione; «oggi oltre al lavoro si è persa l’identità e i giovani, seppur arrabbiati, non sanno focalizzare la rabbia. C’è uno spirito di accettazione delle ingiustizie che per quanto mi riguarda è intollerabile». Per omaggiare la carriera del grande artista, il palcoscenico del Festival di Berlino ha ospitato la proiezione di Piovono pietre, pellicola diretta da Loach nel 1993.

IN CONCORSO OGGI - Il concorso della Berlinale chiude ufficialmente i battenti oggi, con la proiezione delle ultime due pellicole in lizza per il titolo: Macondo di Sudabeh Mortezai e The little house di Yoji Yamada. Di stampo differente, le due pellicole si servono, ancora una volta, di sfondi sociali e di battaglia ben riconoscibili, consentendo allo spettatore di affrontare e toccare con mano lo scenario autentico della guerra; Macondo racconta la storia di un bambino scappato dalla dilaniata terra della Cecenia e approdato nei pressi di Vienna in un campo profugo, mentre The little house si incentra su un dramma amoroso e familiare vissuto durante gli scoppi ed i bombardamenti della Seconda guerra mondiale.
La giornata odierna propone ancora, fuori concorso, la rivisitazione de La bella e la bestia per mano del regista Christophe Gans, che vede Léa Seydoux nei panni della giovane protagonista e Vincent Cassel in quelli della bestia. La sezione Berlinale Special accoglie invece Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve di Felix Herngren, trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo di Jonas Jonasson.

Alessia Telesca

foto: cloudfront.net; blogs.wsj.com; berlinale.de

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