Festival di Berlino: freddezza per Clooney, attesa per Nymphomaniac

Il Festival di Berlino accoglie con freddezza il nuovo lavoro di George Clooney. Grande attesa per il discusso Nymphomaniac di Lars Von Trier

La locandina di 'The Monuments Men', il nuovo film di George Clooney (kentuckytheater.com)

La locandina di ‘The Monuments Men’, il nuovo film di George Clooney (kentuckytheater.com)

La seconda giornata della sessantaquattresima edizione del Festival di Berlino è iniziata e si è conclusa con i riflettori accesi sulla star internazionale George Clooney, che ha presentato, in anteprima internazionale, The Monuments Men, la sua ultima fatica dietro la macchina da presa. L’attore e regista, insieme al cast eccezionale del film composto, tra gli altri, da Matt Damon, Bill Murray, John Goodman, Jean Dujardin e Bob Balaban, è stato accolto da un vero e proprio bagno di folla; meno entusiasmo ha invece riscosso la pellicola agli occhi della critica cinematografica.

BUONI PROPOSITI, POCA PROFONDITÁ - Il film è basato su un fatto storico reale, accaduto nel 1944, quando il presidente degli Stati Uniti Roosevelt mandò in missione, nella Germania nazista, un’equipe militare di esperti d’arte per recuperare quadri ed importanti opere rubate dalla dittatura di Hitler.
Le riprese del film sono di chiaro stampo classico e riprendono colori, tratti e sembianze dei vecchi film storici e di guerra, gli stessi che (Clooney dice) «vedevo da piccolo». L’intento narrativo è evidente sin dal principio e la pellicola si pone l’obiettivo di spiegare allo spettatore l’importanza sociale che le opere d’arte rappresentano, fungendo da vero e proprio simbolo di identità nazionale. I protagonisti di Monuments Men dimostrano come sia necessario salvare la vita delle grandi opere tanto da mettere a repentaglio le loro stesse vite per il bene comune della cultura.
Nonostante la morale di fondo espressa dalla pellicola sia lodevole, tutto il film manca di una vera e propria profondità narrativa e strutturale; la direzione e la creazione dei personaggi risulta superficiale, poiché manca un equilibrio tra il vero dramma e l’ironia dei protagonisti, nonostante le navigate esperienze di bravissimi attori. Anche lo sfondo storico, rappresentato da una tragica guerra che ha mietuto innumerevoli vittime, è poco approfondito e non risulta fondamentale per lo svolgimento della trama, mancando così della tragicità necessaria ad un film di guerra.

CLOONEY, UOMO POLITICO E SHOWMAN - George Clooney, da perfetto showman quale è, però, difende a spada tratta il suo lavoro definendolo innanzitutto «un film civile», perché riaccende le luci su un fatto realmente accaduto e poco discusso ed affrontato dai libri e dalla cronaca storica. Spiega, inoltre, come, sia ieri che oggi, le guerre siano gravi minacce per la salvaguardia della bellezza e dell’importanza culturale: «la guerra è sempre nemica dell’arte e della cultura. I nazisti hanno fatto incetta di capolavori di mezza Europa e Hitler, alla fine, aveva addirittura promulgato quell’Editto di Nerone per distruggere le opere rubate e destinate ad un suo folle museo del Führer. Ma a far strage di quadri e sculture, cattedrali e palazzi sono state anche le bombe di chi si batteva per la libertà. E la cosa si ripete ancora oggi. Quello che è successo di recente con i musei dell’Iraq è la tragica riprova. Se si cancella l’arte di un popolo è come strappargli la sua identità», dichiara il regista tessendo un filo logico di continuità tra la distruzione di guerra del passato e quella del presente.

Il poster del film 'Nymphomaniac' di Lars Von Trier (repubblica.it)

Il poster del film ‘Nymphomaniac’ di Lars Von Trier (repubblica.it)

E da uomo impegnato dal punto di vista sociale e politico quale è, come comunque il film dimostra al di là delle critiche tecniche, Clooney si sente a suo agio nel rispondere a domande provocatorie riguardanti gravi situazioni politiche internazionali, come il caso noto di Yulia Timoshenko. Già a Los Angeles, durante la conferenza di presentazione di Monuments Men, l’attore statunitense era apparso con una maglietta con il volto della donna; in questa occasione ha ricordato chiaramente, a seguito di una pronta domanda di una giornalista, il suo appoggio alla politica ucraina, ricordando il suo credo di «libertà di autodeterminazione dei popoli».

GRANDE ATTESA PER IL DISCUSSO NYMPHOMANIAC - Conclusa la pratica The Monuments Men, al Festival di Berlino oggi è la giornata di un’altra pellicola attesa, discussa e che, indubbiamente, farà ancora molto parlare di se; verrà infatti presentato il volume primo di Nymphomaniac, l’ultimo film del regista Lars Von Trier.
Le vicende mediatiche intercorse attorno all’uscita di questo scandaloso e intrigante film sono ormai note, cioè che resta da scoprire è la reale reazione della critica e del pubblico, che per primi assisteranno a questo provocatorio lavoro del danese (attualmente il film è uscito solo in Danimarca, nella simbolica data del 25 dicembre) che, nonostante sia amante dei dibattiti e delle polemiche, celebre quella che suscitò nel maggio 2011 al Festival di Cannes, dove fu dichiarato persona non gradita, è considerato uno dei migliori registi innovativi del panorama cinematografico contemporaneo.

(Foto: kentuckytheater.com / repubblica.it / liquida.it)

Alessia Telesca

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