Festival di Berlino: atteso Boyhood, realizzato in dodici anni

Dopo l'intimismo familiare di Llosa e Murga, è atteso oggi Boyhood, il film innovativo di Richard Linklater sulla trasformazione reale di una famiglia

Richard Linklater (zimbio.com)

Richard Linklater (zimbio.com)

Dove eravamo rimasti? Per lo più ad Alof, il film in concorso della regista Claudia Llosa, già vincitrice dell’Orso d’Oro a al Festival di Berlino nel 2009 (con Il canto di Paloma), che ha incontrato nel suo debutto di ieri una calda e commossa accoglienza. La chiave del plauso va sicuramente al coinvolgimento, quello del pubblico ma anche quello del cast che, già in conferenza stampa, non aveva nascosto il forte attaccamento emotivo a questo film. L’intensità delle interpretazioni sembra essere riuscita infatti a bucare lo schermo, convincendo la quasi totalità della critica.

ALOF: QUANDO LA COMMOZIONE SOPRAVVALUTA – Anche le poche resistenze isolate infatti, non hanno certo messo in dubbio la potenza emotiva del film della Llosa, ma c’è chi, proprio per questo, lo ha ritenuto esagerato e fin troppo studiato a tavolino. Per questa parte della critica infatti, Alof resta vittima del suo stesso intimismo, si perde nei dettagli, presentando un lavoro che, seppur visionario, rischia di essere semplicemente sopravvalutato. Addirittura, c’è chi ha avuto il coraggio di sussurrare un collegamento allo stile Malick, ma solo per specificare quanto Alof, nella sua ambizione, ne resti lontana. La storia raccontata dalla Llosa si concentra su una tragedia familiare importante, quella di una madre, interpretata da Jennifer Connelly, che ripudia il proprio figlio (Cillian Murphy), ritenendolo colpevole di aver causato la morte del fratello più piccolo. La frattura dipinta nel film è insanabile e si sviluppa in vent’anni, tra perdono e dolore, finchè una giornalista (Mélanie Laurent) convincerà Ivan, il figlio ripudiato e ormai adulto, a ricontattare la madre.

LA FAMIGLIA ANCORA PADRONA A BERLINO – Il Festival di Berlino non abbandona l’introspezione familiare nemmeno con Il Terzo lato del fiume, il film in concorso presentato ieri e diretto dalla regista argentina Celina Murga  e prodotto (in esecutivo) da Martin Scorsese. La storia in questo caso è centrata sul rapporto tra un padre, un medico rispettabile che però conduce due vite familiari parallele e diverse, e un figlio, che lo osserva perplesso, triste e rancoroso. E se qualcuno ha incolpato la Llosa di aver esagerato con il dettaglio della sofferenza, l’emozione e la commozione, la Murga ha portato più di qualcuno a giudicare Il Terzo lato del fiume un film con un taglio estetico preciso e ricercato con cura, ma fin troppo più stitico, chirurgico, restio a sviluppare una qualsiasi forma di empatia con lo spettatore. L’intimismo familiare respirato ieri a Berlino dunque, sembra svilupparsi sul bilico di due eccessi contrari: più sensibile quello della Llosa, più oggettivo e freddo quello della Murga.

STORIE PIU’ FREDDE DALLA CINA – Viaggiano invece su tutt’altro binario, due film cinesi in concorso. Il primo, proposto ieri in anteprima, è il film del regista Diao Yinan, Black Coal, Thin Ice, che sembra essere piaciuto molto. La trama, legata ad una serie di omicidi irrisolti che sembrano portare ad un’unica femme fatale, ha per protagonista un poliziotto sconfitto e incupito che rischia anche lui di essere sopraffatto dal quell’oscuro fascino femminile. La Cina in concorso oggi invece, propone No Man’s Land, per la regia di Ning Hao, un film sulle avventure di un giovane avvocato di città in viaggio attraverso il deserto del Gobi.

La locandina di "Il capitale umano" (mymovies.it)

La locandina di “Il capitale umano” (mymovies.it)

IN CONCORSO OGGI – Ma il più atteso di oggi, sempre in Concorso, resta l’americano Boyhood firmato Richard Linklater, un lavoro innovativo realizzato nell’arco temporale di dodici anni, tra il 2002 e il 2013, durante il quale le riprese si sono svolte solo per brevi periodi. Linklater infatti, vuole raccontare una famiglia lungo una trasformazione reale, concentrandosi sul suo giovane protagonista, Mason, che ripercorre con sua sorella Samantha la loro storia, dall’infanzia all’età adulta. Ispirato ai crimini dell’universo giovanile è invece la piccola coproduzione polacco-danese The Word, diretta da Anna Kazejak, la storia di un amore adolescenziale dalle conseguenze inaspettate, che sarà presentato stasera nella sezione Forum del Festival.

E GLI ITALIANI? – Rassegnati a rimanere in disparte, gli italiani sono comunque riusciti ad ottenere un buon risultato con il titolo Il Capitale Umano di Paolo Virzì che, presentato all’European Film Market, il mercato del Festival Internazionale del cinema di Berlino, è stato ben apprezzato a livello internazionale. Virzì convince infatti una larga filiera di distributori ed esporta il suo titolo in altri venticinque paesi. Una mossa distributiva di questo tipo evoca nuovamente Cesare deve Morire dei fratelli Taviani, che fu, due anni fa, oltre che la rivelazione italiana vincitrice dell’Orso d’Oro, anche una sorpresa notevole dal punto di vista industriale e distributivo. Per questa sessantaquattresima edizione, bisognerà accontentarsi.

(Foto: mymovies.it / cloudfront.net / zimbio.com)

Valentina Malgieri

 

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews