Fedeltà e tradimento: le teorie che rivelano la vera natura del partner

Fedeltà e tradimento: quali meccanismi vi si nascondono? Alcune studi scientifici tentano di svelarne i misteri

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Per secoli l’adulterio ha tessuto le sua fitta rete di inganni ed ambiguità, ha adescato e poi nutrito adulatori seriali e fedifraghi cronici. Che sia stato per ragioni storiche, sociali, culturali, religiose o biologiche la sua meschina seduzione non ha mai smesso di scovare i suoi degni soldati, riuscendo, nella civiltà moderna, ad arruolare il 60% dei mariti ed il 50% delle mogli. Sembra, dunque, che il “per sempre” non sia affatto una garanzia, e che le promesse siano solo utopiche illusioni o scomodi macigni. Del resto, Alexandre Dumas sosteneva che: “Il legame del matrimonio è così pesante che si deve essere in due per portarlo, spesso in tre”. Si dovrebbe, pertanto, lasciare forse le parole lealtà e dedizione unicamente alle penne dei poeti? Non vi è altra ragione dietro la devota monogamia che un idilliaco sentimento umano? Fedeltà e tradimento: quali i meccanismi che spingono a propendere per l’uno o l’altro piatto della bilancia? Cerchiamo nella ricerca scientifica una risposta a questi interrogativi.

LA TEORIA DELL’ANULARE LUNGO ‒ Grazie ad uno studio effettuato da un gruppo di ricercatori dell’Università di Oxford è stata rilevata una singolare correlazione tra la lunghezza del dito anulare e la propensione all’infedeltà. Prendendo in esame un campione di 1300 cittadini britannici di entrambi i sessi, gli studiosi hanno infatti dimostrato come possedere un anulare più lungo rispetto all’indice della stessa mano, sia sintomo lampante di una naturale inclinazione al tradimento. L’origine dell’infausto allungamento del dito sarebbe da ricercarsi nella quantità di testosterone (ormone che regola il desiderio sessuale) assorbita dal feto durante la gestazione. La logica concatenazione di fatti ed eventi messi in luce dalla ricerca scientifica, sembra, dunque, non mostrare segni di incoerenza: ad elevati livelli di testosterone risponde una maggiore lunghezza dell’anulare, il quale, a sua volta, determina una maggiore probabilità di cedere al peccato di adulterio.

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QUESTIONE DI GENI ‒ La conclusione a cui è giunto lo studio dell’Università del Queensland, ha certamente del sorprendente. Stando ai dati emersi dalla ricerca ‒ realizzata su un campione di oltre 7mila donne ‒ sembra che il comportamento fedifrago femminile possa essere associato non unicamente a fattori fisiologici, sociali e culturali, bensì alla presenza di uno specifico gene. L’imputato, dal nome AVPR1a, non a caso ha la funzione di regolare il comportamento sessuale femminile, e quindi la capacità di influenzarne gli impulsi erotici e di determinare la conseguente ricerca di appagamento fisico. Anche la State University di New York si è tenacemente impegnata nell’analisi delle iterazioni che legano l’assetto genetico alla predisposizione all’infedeltà. Ad essere chiamato in causa questa volta è l‘DRD4, un neurotrasmettitore responsabile del rilascio della dopamina, pertanto implicato nella percezione del piacere. E’ bene sottolineare che, in entrambi i casi, il possesso di tali varietà cromosomiche non legittima il tradimento né redime la responsabilità dell’infedele, semmai estende l’eventualità di una trasgressione. Ricercare una fonte di godimento alternativa, valicare il limite della relazione ufficiale, è e resta il frutto di una scelta ‒ molto spesso poco ponderata e piuttosto istintiva ‒ ma pur sempre dettata da libero arbitrio; non si tratta affatto di una condanna della natura e come tale non può e non deve essere comodamente scagionata. D’altro canto, come dice Bruce H. Lipton, biologo cellulare statunitense: «La mente è più forte dei geni».

TALE PADRE, TALE FIGLIO ‒ Che il padre venga riconosciuto dai giovani figli maschi come un infallibile modello da eguagliare è, senza dubbio, uno dei pilastri portanti della psicoanalisi e della pedagogia, nonché un presupposto agevolmente riscontrabile nella realtà quotidiana. L’imitazione è il motore d’azione della capacità di apprendimento del fanciullo, e come tale implica la riproduzione di quanto implicitamente tramandato. E sembra proprio che anche l’attitudine  all’infedeltà sia parte integrante di questa intrinseco lascito ereditario. Una ricerca presentata al convegno dell’European Human Behaviour and Evolution Association ha confermato che crescere all’interno di un nucleo familiare in cui il padre manifesta la tendenza ad instaurare rapporti extraconiugali, fa sì che il figlio interiorizzi un inusuale sistema di credenze e valori, una visione del rapporto tra i sessi completamente travisata. Qualis pater talis filius, dicevano i latini, e come si è visto, oggi la scienza avvalora l’antica tesi. Tuttavia, il risultato della ricerca non deve intendersi come una conveniente alibi per l’infedele, è ovvio che non si tratta di esiti sempre garantiti ed automatici, né di situazioni moralmente ammissibili, semmai di ipotesi scientificamente interpretabili e potenzialmente spiegabili.

LA SHOPPER CONSERVATRICE ‒ Per le donne la lealtà verso il partner è direttamente proporzionale alla fedeltà ch’esse dimostrano nella scelta delle marche dei beni di consumo. Questo è quanto sostiene una ricerca dell’Università di San Antonio, in Texas. I ricercatori, prendendo in esame i comportamenti di oltre 500 donne statunitensi tra i 18 e i 40 anni, sono giunti a rilevare come fattore critico di fedeltà la fase di ovulazione della donna.«Come un pescatore che getta la sua rete in mare, così la donna in ovulazione cerca di espandere il numero di potenziali spasimanti tra cui scegliere», spiega la coordinatrice dello studio Kristina M. Durante. «Questo desiderio di varietà nella scelta dell’uomo scatena un meccanismo che porta a desiderare varietà anche nell’acquisto di prodotti». I giorni di fertilità del gentil sesso, sembrerebbero quindi corrispondere a giorni di vulnerabilità, di incontentabilità e ricerca continua ed ostinata di appagamento, di godimento tanto carnale, quanto meramente materiale.

Molteplici sono le sfumature che si intrecciano in queste indagini, alcune apparentemente sessiste e misogine, altre prettamente scientifiche, fisiologiche e psicofisiche. Diverse interpretazioni lasciano pensare che al cuore si possa effettivamente comandare e che gli ormoni siano, invece, profondamente anarchici; altre tentano di riscattare l’onore ripiegando sul peccato congenito, altre ancora ‒ a sostegno della tesi di Carl Gustav Jung ‒ ritengono che il cervello possa essere visto come un’appendice dei genitali. Ma d’altronde chi può dire che ci sia una verità assoluta, quando in gioco c’è quel che di più umanamente irrazionale ed imprevedibile ci possa essere, quale l’amore e l’eros?

Antonietta Mente

@AntoMente

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