Fecondazione eterologa: MammAvventura a tutti i costi?

eterologa

(meteoweb.eu)

Dopo molte battaglie e un recente passato in cui molte coppie erano state costretta a fuggire all’estero per ricorrere alla fecondazione eterologa, da qualche mese – dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato incostituzionale il divieto imposto da una norma della Legge 40 – anche l’Italia si è aperta a questa soluzione, spesso l’unica per chi ha già percorso ogni strada possibile – senza successo – pur di avere un bimbo. In un Paese come il nostro, dove ancestrali bigottismi rendono ancora difficile l’accesso a soluzioni come la pillola del giorno dopo, la decisione della Consulta non poteva che suscitare le reazioni dei vari ambienti – non solo cattolici – ovviamente contrari  a questa apertura. MammAvventura non si è lasciata sfuggire l’occasione per sfoderare un po’ ironia dissacrante e fare del sarcasmo, a volte fin troppo facile come poteva succede per il tema delle adozioni a coppie gay, anche su una questione così seria, importante e delicata. Questo perchè la fecondazione eterologa significa davvero andarsi follemente a cercare le più mirabolanti mammAvventure!

MAMMA…O NONNA? – Quasi tutte le regioni sono subito partite con la regolamentazione – non nazionale ma appunto affidata agli enti locali – definendo le prime norme tra cui i limiti d’età non solo per i riceventi. Le linee guida messe a punto dalla comunità scientifica parlavano di accesso all’eterologa esclusivamente per donne in età fertile fissando un limite “ragionevole” ai 43 anni. La Toscana, da brava prima della classe, per non disubbidire e per eccesso di zelo ha optato per i 42 anni, il Lazio, ad esempio, si è adeguato ai 43, ma il Friuli Venezia Giulia e il Veneto no, alzando il tetto ai 50 anni. Per i padri il Veneto parla di un’età massima di 65 anni. Con tutto il rispetto e la comprensione per chi soffre o ha sofferto per il mancato arrivo di un agognato bimbo, ma non è che si corre il rischio di creare clinicamente una schiera di genitori-nonni?

La maternità in età sempre più avanzata è tema scottante, ma volendo alleggerire la questione e provando ad immaginare una genitorialità con un papà e una mamma senior viene da sorridere. Arzille 50enni che invece di spingere il passeggino dei nipotini portano a spasso il proprio frugolotto. Sessantenni ormai più che brizzolati, con magari qualche problemino alla schiena e le prime avvisaglie di disturbi alla prostata, costretti a giocare a pallone o cimentarsi in sfide casalinghe – non meno pericolose fisicamente – con la Play Station. Per non parlare poi del moltiplicarsi degli imbarazzi al parco giochi o fuori dall’asilo: «Che bello il suo nipotino. Quanto ha?» – «Quasi un anno…e io sono la mamma».

FINALMENTE GENITORI…

anziani

E che fine farebbe la buona educazione che impone di offrire il proprio posto a sedere sui mezzi pubblici a persone più “grandi”? Vi azzardereste mai a rischiare la suprema figura di m… cedendo la seduta ad una over 50 con il dubbio che abbia una pancia da gravidanza o solo qualche chilo di troppo accumulato con l’entrata in menopausa? Vi immaginate le persone arrivare in visita al reparto maternità, con fiori e palloncini, e convincersi di aver sbagliato scala ed essere entrati in geriatria? Cosa succederebbe poi alla mamma ultra cinquantenne quando il figlio, compiuti i 14 anni, chiederà in regalo lo scooter: dovrà sacrificare la prima mensilità della pensione (minima) pur di esaudire il desiderio del suo cucciolo? In poche parole, non tutti i neogenitori over 50 avrebbero le doti fisiche della coppia Carmen Russo-Enzo Paolo Turchi, o la grinta di Gianna Nannini, per fronteggiare il notevole impegno atletico che un neonato comporta.

RISCHIO ETEROLOGA…QUESTIONI DI RAZZA  – Altro aspetto hot della fecondazione eterologa, di cui si è parlato anche ad alti livelli ministeriali, è quello dell’identità dei donatori, se sia lecito o meno sapere (e poter scegliere) l’aspetto fisico. Le linee guida ad “uso” delle Regioni hanno ovviamente negato questa opportunità, anzi, i donatori devono restare anonimi, ma le direttive sono che i centri in cui si pratica la fecondazione garantiscano la compatibilità di colore della pelle, degli occhi e dei capelli – e anche di gruppo sanguigno – tra genitori naturali e coppia ricevente.

D’accordo il ministro Lorenzin, secondo cui conoscere il colore dei donatori sarebbe una forma di razzismo. Ma voi vi fidereste nel caos che troppo spesso caratterizza il nostro sistema sanitario? Considerato quanto siano all’ordine del giorno scambi di provette ed errori più o meno gravi, dal laboratorio analisi sangue alla sala operatoria, che succederebbe se i coniugi Brambilla di Busto Arsizio – fedelissimi leghisti -  dessero alla luce un bel pupo color cioccolato o una bimba con gli occhi a mandola?

NUOVE FORME DI TURISMO – «Buon giorno, serve una camera d’albergo?» – «No, d’ospedale». Questo il botta e risposta che potrebbe caratterizzare tour operator e agenzie di viaggio dopo il sì italiano alla fecondazione eterologa perchè la migrazione all’estero di coppie in cerca di un figlio potrebbe trasformarsi in una transumanza tra strutture sanitarie entro i confini nazionali, a seconda delle modalità più o meno facili di accesso a questo servizio nelle diverse regioni. Si è letto su tutti i giornali del boom di richieste, delle liste d’attesa per una visita (famoso il caso toscano di Careggi), della gratuità del servizio (ticket a parte) per i residenti in Regione e dei costi per chi arriva da fuori, quindi non è difficile prevedere nuove forme di turismo e l’abbandono delle spiagge sui litorali della Versilia a favore di ospedali e cliniche in centro città.

Sarà la rivincita di alberghi e alberghetti che non possono offrire una suite vista mare, ma in compenso hanno squallide camerette adiacenza stazione ferroviaria con bagno cieco e affaccio panoramico su cavedio condominale.

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CONFUSIONE OSPEDALI PUBBLICI, CLINICHE PRIVATE PRONTE A PARTIRE – Ma che prendete per i fondelli? Cioè, dico, si sbandiera a destra e a manca il successo del sì all’eterologa in Italia che apre speranze di genitorialità anche a tutte quelle coppie che non potevano permettersi gli oneri economici di una trasferta all’estero e poi si scopre che mentre negli ospedali del servizio sanitario nazionale e pubblico – dove questi costi dovrebbero essere abbattuti – regnano ancora caos, incertezze e le liste d’attesa (per una visita) sono ormai di 4-5 mesi, nelle cliniche private (che difficilmente lavorano gratis) ci sarebbe già la possibilità di iniziare. Sarà mica stata tutta una strategia renziana per incentivare i consumi e spendere finalmente quel bonus da 80 euro rimanendo in Italia?

MammAvventura

FONTI FOTO: meteoweb.com; blingee.com

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