Facebook: uno, nessuno e centomila

Facebook: il piccolo logo blu che ha conquistato il mondo. Uno dei modi più usati per comunicare, un’invenzione che ha reso Mark Zuckerberg un giovane miliardario e conoscere persone facile come un click. Il problema è che, ora che i Social Network scandiscono le nostre vite, c’è ancora spazio per la collettività? In fondo, possiamo chattare anche con cinque persone nello stesso momento, ma siamo comunque soli davanti ad uno schermo.

Troppa comunicazione uccide la comunicazione. Sembra un ossimoro, qualcosa che vista insieme fa aggrottare le sopracciglia, fa pensare al pirandelliano sentimento del contrario, ma è proprio così. La consapevolezza di poter parlare con qualcuno in ogni momento fa passare la voglia di farlo. E’ come se mangiassimo per un mese sempre la stessa pietanza, dopo un po’ ci verrebbe la nausea solo a vederla. Inoltre, se c’è la possibilità di parlare nascondendosi dietro un computer, perché affrontare qualcuno faccia a faccia?

Quando non c’era internet il confronto era obbligatorio, ma anche piacevole. Si passavano le serate in compagnia, discutendo su svariati argomenti, raccontando e raccontandosi, pensando. E’ questo che si vuole evitare: il pensiero. In una società manipolata dai mass media, che impone modelli fissi, ruoli da rispettare e comportamenti da imitare (anche se sbagliati), non bisogna riflettere. La riflessione potrebbe svelare una scomoda verità, potrebbe abbattere le mura che nascondono falsi miti e terrificanti bugie.

Nel mondo virtuale, tutto è più sicuro, più controllato. Possiamo tenere a bada tutto e, nello stesso tempo, non accorgerci di niente. Ci si crea una dimensione ideale così intaccabile che proprio non si ha voglia di tornare sull’arido terreno della realtà, la bestia feroce che divora i sogni.

Nella rete abbiamo il controllo della situazione: se un commento non ci piace lo eliminiamo, se una conversazione ci stanca la chiudiamo, se qualcuno ci infastidisce lo blocchiamo. Invece nella vita reale tutto ciò non è possibile e forse è proprio per questo che si chiama vita. Come sarebbe vivere sapendo cosa accadrà? Sarebbe un po’ come vedere un film o leggere un libro per l’ennesima volta: scontato e banale, senza nessun brivido o aspettativa.

E’ necessario provare vere sensazioni, conoscere qualcuno con una stretta di mano e non con una battitura di tasti, lasciarsi andare all’imprevisto. Essere vivi, presenti, adesso.Usando Facebook o altri Social network si diventa personaggi, si smette di essere delle persone. Per dirla con le parole di Pirandello: si è uno, nessuno e centomila. Uno: la persona che si trova dietro lo schermo. Nessuno: le varie identità che si assumono fa sì che ne rimanga nessuna autentica. Centomila: i personaggi che lo popolano.                                                                                                                                                                                                                                                                                          

Claudia Polsinelli        

 Foto via media.wired.it; lstampa.it 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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