Facebook spia la nostra spesa

Sheryl Sandberg facebook

Sheryl Sandberg, COO di Facebook

Durante l’Adversting Week, – conferenza di incontro tra domanda e offerta pubblicitaria incentrata maggiormente sul “Digital Advertising”, che ha avuto inizio il primo di ottobre e terminerà domani, 5 ottobre – come ben si prevedeva, facebook è stato il protagonista di rivelazioni sorprendenti.

La portavoce del social network, Sheryl Sandberg, ha tenuto un discorso pubblico con l’obiettivo di convincere i mercati pubblicitari sull’efficacia di Facebook, puntando sull’aspetto “dati alla mano”.

La COOChief Operating Officer – della famosissima piattaforma, ha detto: «Piuttosto che parlare a grandi gruppi di persone anonime, grazie a Facebook, le aziende possono rivolgersi ad un consumatore diretto e stabilire un rapporto continuo con esso. E, soprattutto, il consumatore ha una media di 130 amici lì, quindi quando si parla di un consumatore, si parla anche ai suoi amici».

Al centro della discussione c’è la nuova partnership stretta dal social network: Datalogix. Si tratta di un’azienda che finora si occupava di analizzare le informazioni relative agli acquisti delle famiglie americane, ma che con facebook si estende a tutto il mondo. In cosa consiste questa collaborazione? Fra le due realtà nasce l’idea di cooperare ai fini di mettere in luce il rapporto tra i banner mostrati su Facebook ed il volume d’acquisto dei prodotti nei negozi, indipendentemente dal numero di click ricevuti.

Praticamente, a Datalogix  è stato assegnato il compito di analizzare i beni comprati dai consumatori che nei supermercati o nei centri della grande distribuzione utilizzano le carte fedeltà, per incrociarli poi con quelli dei rispettivi profili sul social network. Se tra l’acquisto e l’inserzione visualizzata viene individuata una reale corrispondenza vuol dire che l’investimento pubblicitario è andato a buon fine. È questo, in sintesi, il principio che sta alla base della nuova partnership.facebook spia spesa

La notizia ha fatto subito il giro del mondo, facendo allarmare tutti gli utenti della piattaforma, soprattutto i più attenti a tutelare la propria privacy. C’è chi, però, mette subito la buona parola, facendo tirare un sospiro di sollievo e spiegando che la pratica, grazie ad alcuni accorgimenti, sembra essere meno invasiva di quanto si potrebbe pensare. Infatti, nei dati forniti a Datalogix ogni utente, o meglio acquirente, è identificato con un codice. Un linguaggio numerico che non fa nessun tipo di riferimenti alla reale identità, così come in quelli provenienti da Facebook. Con questo sistema è possibile incrociare le informazioni senza minare l’anonimato, o almeno è quanto stabilito dall’Electronic Frontier Foundation, che nelle ultime settimane si è occupata della questione.

Le statistiche finora effettuate – ottenute prendendo in considerazione le vendite negli USA dei brand Nestlé, Procter & Gamble e Unilever – rivelano che c’è un particolare fattore di conversione altissimo tra l’advertising mostrato agli utenti e l’acquisto reale, che è persino tre volte superiore rispetto a quanto ottenuto con campagne pubblicitarie più tradizionali.

Sonia Carrera

 

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