Facebook: class action investitori contro Morgan Stanley e le banche

Facebook 'non piace' agli investitori che hanno acquistato i titoli di Zuckerberg

NEW YORK – Gli azionisti che hanno creduto nelle ‘promesse’ di Facebook, degli istituti bancari e del Nasdaq non ci stanno a vedersi danneggiati per il flop in Borsa (- 15%)  delle prime tre sedute dei titoli targati Zuckerberg e partono con una serie di azioni legali.

Ecco il risultato dopo il crollo del miracolo speculativo previsto a seguito della quotazione sui mercati finanziari  del più famoso social network del mondo. Facebook questa volta davvero ‘Non piace’ a tutti  quegli investitori che – oltre al danno economico – sono anche venuti a conoscenza del fatto che alcune informazioni sui  rischi e sui ribassi dei titoli erano state diffuse solo entro una ristretta e selezionata cerchia.

Avviate negli  Stati Uniti due distinte azioni legali: la prima a New York – dallo studio legale Lieff Cabraser Heimann & Bernstein  – che prende di  mira il prospetto informativo, stilato secondo gli avvocati con estrema «negligenza» e assolutamente privo di «dati chiave sulle attività e le prospettive»; la seconda in California – dallo studio Glancy Binkow & Goldberg – rivolta  in  primis  contro alcuni manager di punta di Facebook, come Morgan Stanley, per aver operato una discriminante tra  i futuri invesitori, avvisando solo una minoranza della revisione al ribasso delle stime da parte delle banche.

Proprio Stanley – che ha  dichiarato: «Per Facebook sono state seguite le stesse procedure usate per tutte le altre ipo. Le procedure sono in linea con le norme» – è sotto le lente di ingrandimento degli azionisti delusi e nel mirino delle indagini perchè  secondo  i dati diffusi  dal «Wall Street Journal» il profitto per coloro che si sono occupati del collocamento di Facebook  è stato di ben 100 milioni di dollari e per ‘garantirlo’  Morgan Stanley avrebbe assicurato a David Ebersman, chief financial officer del social network, una domanda di titoli sostenuta allo scopo di aumentare il collocamento del 25% solo tre giorni prima dell’ipo.

Facebook si difende parlando di accuse «senza merito» e annuncia la propria risposta alle class actions («Ci difenderemo in modo forte»), ma  le autorità promettono una verifica accurata dell’accaduto e il caso delle azioni  del social network arriva al vaglio del Congresso, della commissione bancaria del Senato e di quella finanziaria della Camera.

Intanto i titoli Facebook hanno chiuso ieri la prima seduta in deciso rialzo – + 3,23% con 32 dollari raggiunti  per azione – mentre pare che a  Menlo Park i dipendenti di Zuckerberg (che non si vede in giro da venerdì…) continuino a lavorare come se nulla fosse successo, postando sui loro profili auguri e con gratulazoni sul collocamento delle azioni  sul mercato.

Laura Dabbene

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