Fabrizio Simoncioni, il grande escluso: ‘Liga, a Campovolo mancava qualcuno…”

Campovolo 2.0: quasi 120mila persone, 31 brani, 3 ore di musica e i 16 musicisti che, come ha dichiarato lo stesso Luciano Ligabue, lo hanno accompagnato nella sua carriera.

Fabrizio Simoncioni: da 4 anni ormai vive in Messico

«Eh no, Luciano – o chi per lui – stavolta ha sbagliato i conti. I musicisti che hanno fatto la sua storia sono 18. Uno purtroppo non c’è più (Stefano Facchielli alias D.Rad, tragicamente scomparso nel 2004, ndr), ma l’altro ce l’hai qui al telefono».

“Qui al telefono” c’è Fabrizio Simoncioni. “Il Simoncia”. Il biondo ex tastierista e corista della Banda – l’intramontabile ciurma musicale degli album storici di Luciano Ligabue, alla quale i fan rimangono saldamente affezionati – nonché ingegnere del suono del rocker di Correggio per 7 anni, 5 album (Radiofreccia, Miss Mondo, Fuori come va?, il triplo live Giro d’Italia, Nome e Cognome) un singolo e 2 dvd.

All’aeroporto di Reggio Emilia per Campovolo 2.0, indiscutibilmente l’evento musicale dell’anno per un singolo artista in Italia, c’erano tutte le band che hanno affiancato il Liga dai suoi esordi (OraZero), ai primi successi (ClanDestino), al boom (la Banda), fino ad arrivare all’attuale gruppo. Eppure Fabrizio Simoncioni ancora una volta non c’era. Già, ancora una volta: perché anche nel primo storico Campovolo del 2005 (quello dell’imbattuto record europeo di presenze, con 165.264 biglietti staccati) Simoncioni non ebbe la possibilità di accomodarsi al suo posto dietro le tastiere.

«Ma quella fu una scelta ponderata – spiega Fabrizio, con l’inimitabile accento toscano tutt’altro che stravolto dall’ormai stabile dimora in Messico – anzi, fu lo stesso Luciano ad invitarmi a cena e a comunicarmi la decisione. Si vedeva che era dispiaciutissimo nel dovermi annunciare che a Campovolo non ci sarebbero state tastiere sul palco per avere un suono più rock, anche se la cosa, per me che sono tecnico del suono, suonava già allora come un’eresia. Ma avevo ed ho grande stima e rispetto per lui: il palco è suo e il padrone delle scelte artistiche è lui, ed a Luciano Ligabue io sarò grato a vita per avermi dato la possibilità di stare su quel palco per 7 anni, accettando qualsiasi sua decisione».

Partiamo dal Simoncioni 2011. Non sei Liga-dipendente, la tua strada l’hai trovata.

«Per mia fortuna sì. Ho sposato un progetto del produttore italo-messicano Ettore Grenci e mi sono trasferito oltre-oceano. L’80% del mio lavoro segue le sue direttive, ma sul campo mi sono guadagnato i gradi di freelance e divido i miei impegni di ingegnere del suono e produttore tra gli Obranegra Studio di Città del Messico e il Sonic Ranch di El Paso in Texas (una sorta di Mecca della registrazione, con 5 regie, 8 sale di ripresa, piscina, 3 lounges e 19 accomodation per gli ospiti, nrd

E a Campovolo come ci sei arrivato? Anzi, non arrivato purtroppo.

«In verità non ne sapevo praticamente nulla. Un giorno un amico dall’Italia mi dice che Ligabue aveva annunciato un nuovo maxi-concerto a Reggio Emilia, con tutti gli artisti che hanno collaborato con lui in questi anni. “Bello” mi sono detto, ma avrei avuto oggettive difficoltà lavorative ad organizzarmi in quel periodo e comunque non mi era arrivata nessuna telefonata, quindi per me la cosa poteva essere già finita lì».

Per i fan invece no…

Fabrizio Simoncioni con Luciano Ligabue e la Banda alla consegna dei primi 5 dischi di platino per "Fuori come va?"

«Già. Quando in conferenza stampa Ligabue ha annunciato tutti i nomi di coloro che avrebbero fatto parte di Campovolo, la mia esclusione è diventata definitiva. Nel giro di pochi giorni è nato spontaneamente un gruppo su Facebook, “Vogliamo Fabrizio Simoncioni a Campovolo”, che ha superato in fretta le 500 adesioni. In molti hanno cercato di chiedere spiegazioni sulla mia assenza allo staff di Luciano in tutti i modi, ma non hanno avuto risposta. Ci tengo a precisare che non c’è stato nulla di mio in tutto ciò, nessun tentativo di fomentare o polemizzare, ma la cosa non può che avermi fatto piacere. I fan non si sono dimenticati del “Simoncia”».

Non hai mai alzato i toni in questa vicenda e hai sempre detto di rispettare tutte le scelte di Luciano. Possibile che non ti sia arrivata proprio nessuna comunicazione, neanche quella delle motivazioni dell’esclusione?

«Zero.  Né ufficiale né ufficiosa. Ed è questa la cosa che mi intristisce più di tutte: ho 46 anni, sono un professionista e sono benissimo in grado di comprendere ed accettare un’esclusione senza nessun problema, come ho già fatto in passato d’altronde. Ma quando ad un certo punto Luciano ha annunciato che avrebbe suonato con i 16 musicisti che hanno fatto la sua storia, ed il mio nome era l’unico a non apparire in quell’elenco, si è passati da una scelta artistica alla “cancellazione” vera e propria di 7 anni di storia, che come tale credo che meritasse quantomeno di essere motivata e comunicatami direttamente. Passare un colpo di spugna su tutto quello che abbiamo trascorso assieme e far finta che non sia mai successo nulla non è stato sicuramente bello da digerire».

Avrai avuto qualche “scazzo” in passato allora, confessa. Con Luciano o con l’entourage?

«Con Luciano non c’è mai stato nessun problema. Ribadisco la mia totale stima ed il rispetto umano ed artistico per lui, che vanno di pari passo con un’amicizia che dura da anni. Pensa, l’ultima volta che ci siamo sentiti è stata un anno fa: mi ha telefonato sul cellulare messicano per salutarmi e chiedermi se ricordavo il nome di un ristorante indiano di Bologna in cui eravamo andati assieme. Una persona che ce l’ha con te o a cui hai fatto qualcosa di certo non fa un gesto del genere! Per il resto posso dire di aver avuto qualche discussione con il manager Claudio Maioli, come però le abbiamo avute tutti noi della Banda in un rapporto lavorativo così lungo ed intenso. Ma sono state cazzate, e non lo dico per sminuirle: trattative economiche o, per farti capire, il massimo sarà stata una volta in cui lui ha criticato un mio abbigliamento sul palco ed io gli ho risposto “Pensa un po’ a come ti vesti tu piuttosto”. Anche qualche ragazzata, ma sinceramente nulla di tale entità da giustificare di farmi cancellare via dalla storia della Banda».

La Banda. Mel, Rigo, Robby, Fede. E Simoncia.

«Il punto è proprio questo. La Banda siamo noi cinque, è qualcosa che non ha bisogno di altre spiegazioni e Campovolo non era un tour nel quale avevano tutto il diritto di rivedere la formazione. Era una festa, un evento, una celebrazione. Fermo restando che Luciano resta sempre e comunque padrone delle sue scelte, io credo che la mia presenza ci potesse stare, soprattutto nel momento in cui dici che su quel palco ci sono tutti i musicisti che hanno fatto la tua storia. E se non la presenza, perlomeno una menzione».

Hai sentito qualcuno della Banda in questi giorni? Ti hanno detto qualcosa?

«Sì, siamo rimasti sempre in contatto, l’intesa e l’amicizia sono lungi dal morire. Uno di loro mi ha chiesto ridendo se per caso avevo molestato la moglie del boss…».

Non hai fatto polemiche e con molti fan sulla tua pagina Facebook ci hai persino scherzato sull’esclusione: ma qual è il tuo stato d’animo ora, dopo Campovolo?

A parti invertite nel Tour 1999: Ligabue alla chitarra e Simoncioni alla voce

«All’inizio il risentimento un po’ c’è stato. Ora c’è solo delusione, perché è come se fosse stato rinnegato tutto quello che ho fatto. Mi basta ricordare anche solo l’ultima cosa, i 7 mesi di registrazione in studio per Nome e Cognome, spesso 20 ore al giorno e 6 giorni su 7. Alla fine sarebbe bastata una parola di Luciano o di qualcuno dello staff per mettere a tacere tutto: avrebbero potuto anche dire che ero in Messico e non potevo venire. Non lo hanno fatto e probabilmente non è stata la scelta giusta».

Diciamoci la verità: all’Arena nel 1999 (vedi video a fine articolo) eri quello che cantava meglio e ti hanno fatto fuori per questo…

«Possibile: d’altronde un tastierista nascosto a fondo palco dietro gli amplificatori e un monte di tastiere farebbe paura a chiunque, no?!».

Immaginiamo una nuova prospettiva: tra 5 anni Campovolo 3.0. Ti arriva una telefonata da Luciano Ligabue per salire di nuovo sul palco con la Banda. Che fai, ci vai?

«Sinceramente non credo ci sia questa opzione, ma sicuramente una cena chiarificatrice con Luciano mi farebbe piacere. Scervellandomi sulle motivazioni reali, posso dire che mi è rimasto solo un dubbio che riguarda una conoscenza comune con la quale Luciano ha avuto problemi e rotto i rapporti, ma comunque io non c’entro nulla né nella discussione, né tantomeno con la persona in causa. Sono un libero professionista e sempre lo sono stato, il mio nome non è legato a quello di nessuno. Per questo ritengo che sarebbe bello potersi sedere allo stesso tavolo e capirci qualcosa in più. Campovolo 3.0? Chissà… »

Francesco Guarino

TOUR 1999, ARENA DI VERONA: LUCIANO LIGABUE ALLA CHITARRA E LA BANDA ALLA VOCE PER “SOGNI DI ROCK N’ ROLL”

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