Exit Through the gift shop, l’ultima provocazione di Bansky

 

Exit Through the gift shop

Doctor Bansky e Mr Brainwash?

Con Exit Through the gift shop, il terrorista dell’arte realizza un documentario (mockumentary?) che più che informare lo spettatore tende a spiazzarlo e a prenderlo in contropiede con un gioco di scatole cinesi, in cui la realtà si ripiega su se stessa diventando quasi surreale.

Il protagonista (e in parte autore) del documentario è Therry Guetta, un personaggio talmente bizzarro e sopra le righe da far nascere il sospetto che si tratti di un falso, messo in scena da Bansky come ennesima geniale provocazione.

Guetta, una sorta di Forrest Gump della Street Art, da truffaldino gestore di un negozio di abiti vintage passa prima per videoamatore ossessionato dalle riprese e infine si trasforma in Mr Brainwash, artista apprezzatissimo nonostante le scarsissime attitudini artistiche.

Il folle videoamatore viene in contatto (in modo del tutto casuale) con il Ghota della Street art: Shepard Fairey, Space Invader, Borf e altri ancora.

Come in una sorta di assurda fiaba ironica, un uomo senza alcun talento riesce a farsi apprezzare dagli artisti e a diventare un artista a sua volta. Bansky usa la storia di Guetta come monito ironico su cosa sia oggi l’arte e su come il pubblico e i critici non cerchino qualcosa di significativo, qualcosa che abbia un senso, bensì come si facciano abbindolare da chiunque riesca a presentarsi bene.

Il documentario lascia allo spettatore con una sensazione a metà tra il divertimento e lo sbigottimento, incredulo della storia che gli si è srotolata davanti. Il fatto che il tono sia ironico non toglie che il documentario tratteggi una storia della street art in cui si intuisce l’ammirazione per il lavoro, l’inventiva e la passione di tante persone. Il racconto di una passione che impatta con la realtà e con le sue regole, il racconto di una corrente artistica che nasce per essere vissuta nella vita di tutti i giorni, ma che alla fine cede alle lusinghe del denaro e della fama.

Una storia che ad un certo punto vede l’emergere di un personaggio enigmatico, lo stesso Bansky che con la sua genialità e la sua aura di mistero sembra dare forma alle fantasie di Guetta. Un personaggio enigmatico che trova in Thierry, una sorta di alter ego: mentre Bansky è sempre oscurato e lascia parlare le sue opere per lui, Guetta ha come unica forza la sua esuberante presenza (ne è una dimostrazione lampante l’atteggiamento dei due alle rispettive mostre: invisibile e irrintracciabile Bansky, presente e sempre pronto a parlare di se, Mr Brainwash).

Guetta fin quando interpreta il ruolo di testimone, complice e amico risulta essere accettato dalla comunità degli artisti, ma quando c’è l’improvviso passaggio del videoamatore a regista e artista, gli esiti sono catastrofici(benché accolti molto bene dal pubblico). Il terrorista dell’arte sembra stare sempre sullo sfondo e la sua risata ci risuona nelle orecchie dall’inizio alla fine, dandoci l’impressione che ci sia sfuggito qualcosa.

La gente non vede le cose evidenti - la mostra Barely legal

Nella sua mostra americana Barely Legal, Bansky espose una singolare opera: un salottino con una tappezzeria rossa in cui faceva bella mostra di sè un elefante con la medesima tinteggiatura, simbolo del fatto che la gente non vede mai ciò che è evidente.

La sensazione dopo aver visto questo film è di non essere riusciti a trovare l’elefante davanti ai propri occhi.

Guarda il trailer

 

Exit Through the gift shop

Feltrinelli Art

In uscita dal 16 Novembre.

Davide Schiano di Coscia

Trailer: http://www.youtube.com

Immagini: http://www.banksyfilm.com; http://www.ziguline.com

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