Euro 2012: il gol fantasma, il fallimento del giudice di porta e quei 24 secondi…

Il momento in cui il tiro di Devic oltrepassa la linea: il giudice di porta non vede

Un fallimento. Non ci sono altre parole per descrivere la rivoluzionaria introduzione del giudice di porta, che avrebbe dovuto salvare l’immagine del calcio quantomeno nelle grandi competizioni. Ed invece l’agghiacciante conferma arriva nella più importante vetrina Uefa a livello mondiale: il campionato Europeo di calcio per nazionali.

Le immagini tv sono l’emblema del fallimento della politica “umana” di Fifa e Uefa, alias Blatter e Platini. Il contropiede dell’Ucraina contro l’Inghilterra, il dribbling secco di Devic, il tiro intercettato dal portiere ma non abbastanza da fermarne la corsa. La palla va verso la porta, Terry prova va rincorrerla e la spazza via a mezza altezza. Gli ucraini protestano mentre l’inquadratura si allarga. Il giudice di porta è lì, con i piedi a cavallo della riga di fondo.

La sua posizione è perfetta, ma la giacchetta nera (gialla per l’occasione) resta inebetita a fissare il vuoto, lì dove pochi istanti prima c’era il pallone, sperando che il fallace occhio umano gli abbia restituito la visione corretta delle cose. Nessuna segnalazione all’arbitro, il gioco prosegue. Passano 18 secondi e il primo replay già emette la sua sentenza. Da una prospettiva leggermente non allineata (e distante almeno una trentina di metri dalla porta) il pallone sembra già dentro. Passano altri sei secondi e stavolta le immagini sono impietose: palla dentro, era gol per l’Ucraina. Padroni di casa derubati, speranze di qualificazione soffocate da un errore pacchiano, partita falsata.

Si dirà: era difficile. Vero, ma i giudici di porta sono stati introdotti proprio per questo, per dirimere il dubbio nei casi più difficili. Sono stati esaltati per aver assegnato il gol all’Italia contro l’Irlanda, ma onestamente quello era un pallone che aveva toccato terra e sarebbe bastato un discreto guardalinee per vedere dentro quel pallone. Questo di Devic era un caso-scuola, uno di quelli che dovrebbe convincere tutti che l’uomo può sostituire la tecnologia nel calcio. Ma la risposta è che non è così.

Non è così, perché nel basket se un giocatore fa canestro all’ultimo secondo si ferma tutto e si va a vedere se il tiro è partito in tempo. Dal 2002 nell’NBA, dal 2006 in Europa. Non è così perché nel rugby per decidere una meta dubbia (anche più di una a partita) l’arbitro disegna a mezz’aria un televisore con le mani e chiede l’aiuto del TMO, il Television Match Official, che sta in cabina di regia a guardare e riguardare il replay fino a quando non è in grado di prendere una decisione autonomamente. Non è così nel tennis, dal 2008, quando potenzialmente ogni pallina finita nei pressi della linea può essere controllata dall’hawk-eye su richiesta dei giocatori.

Si dirà che con l’instant replay nel calcio si spezza il gioco, che si snatura la competizione ed altre amenità simili. Nulla di tutto ciò: si restituisce trasparenza ad uno sport che nel corso degli anni ha lasciato troppi lati oscuri alle sue spalle. Il 5 luglio l’Ifab (International Football Association Board) si riunirà per vagliare le potenzialità di hawk-eye e microchip nel pallone (già però fallimentarmente collaudato a più riprese). Come succede a cadenza annuale da almeno cinqueanni a questa parte.

Stavolta però Blatter non se la caverà con uno sfogo su Twitter, fatto più per consolare i padroni di casa e conservare consenso che non per altro. È giunta l’ora di cambiare, per non togliere al calcio l’unica gioia vera e sincera che accomuna il prato di san Siro ai marciapiedi delle città e le tribune del Bernabeu ai gradoni impolverati dei campi di periferia: la gioia del gol. D’altronde, è solo questione di 24 secondi.

Francesco Guarino

IL GOL-FANTASMA DI DEVIC IN INGHILTERRA-UCRAINA:

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