Equo compenso: da gennaio tassa su smartphone e tablet

siae equo compensoCon l’avvento del 2014 smartphone, tablet, computer, hard disk e altri dispositivi elettronici potrebbero costare alcuni euro in più. A scatenare questo nuovo aumento è un nuovo emendamento inserito nella Legge di Stabilità, attualmente in discussione alla Camera. L’emendamento prevede infatti di aumentare la tassa Siae su tutti i dispositivi dotati di memoria, che tecnicamente viene chiamata equo compenso: si tratta del modo di compensare i detentori di copyright per gli eventuali usi illeciti che gli utenti possono fare con quei dispositivi (come ad esempio i download illegali di musica o film).

L’EQUO COMPENSO – L’equo compenso va infatti alla Siae e, secondo le prime stime, «l’aumento ora deciso sarà del 70 per cento, quindi Siae ne ricaverà 210 milioni di euro all’anno invece dei soliti 80 milioni euro. Sono soldi sottratti all’industria dell’elettronica e quindi alle tasche dei consumatori». A spiegarlo è Guido Scorza, avvocato esperto della materia: «Significa che un iPhone 16 GB costerà circa 4 euro in più, poiché la componente dell’equo compenso passerà, con questo aumento, dagli attuali 90 centesimi a 5,20 euro. Per i tablet si passa dai 3,20 ai 5,20 euro, per i computer da 3,20 a 6 euro», aggiunge Scorza.

UN “CALCOLO PARTICOLARE” – L’aumento si basa sull’idea di portare l’equo compenso al livello della media europea, calcolata però in maniera furba, escludendo infatti i Paesi dove questa tassa non è presente, nello specifico Regno Unito e Spagna. Lo scopo dichiarato sarebbe quello di promuovere le attività culturali, come ha dichiarato ieri Francesco Ribaudo (PD), primo firmatario dell’emendamento: «il 50 per cento delle somme raccolte attraverso l’adeguamento dei parametri dell’equo compenso sarà destinato dalla Siae al sostegno delle attività previste dallo statuto della stessa società degli autori ed editori. E in particolare serviranno per erogare borse di studio, finanziamenti ed altri benefici in favore dei nuovi talenti nei campi della musica, del cinema, del teatro e della letteratura».

BRACCIO DI FERRO - A far discutere è la logica secondo la quale si tolgono soldi all’industria innovativa per favorire quella culturale. La questione ha inevitabilmente scatenato un immediato braccio di ferro tra le associazioni di categoria, Confindustria digitale in primis, e la stessa Siae. L’arringa della difesa Siae verte sul convincimento che queste cifre non si scaricheranno sui consumatori finali: l’esempio il cavallo è che l’iPhone 5s costa di meno in Francia e in Germania nonostante la tariffa sia più alta. Difficile dire chi ha ragione. Di sicuro c’è che il perdente è uno solo: il portafoglio degli italiani.

Foto homepage: adnkronos.com

Alberto Staiz

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