Enciclopedia Treccani: il Web mette in crisi la carta stampata

Buco da 1,9 milioni di euro nelle casse dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana. Quali rischi e conseguenze?

di Laura Dabbene

La versione di lusso dell’Enciclopedia Treccani

ROMA – Dopo essere stato al centro dell’attenzione nel mondo accademico ed intellettuale per le nuove modalità di reclutamento dei redattori delle voci del Dizionario Biografico degli Italiani,  l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana G. Treccani torna a far parlare di sé.

Il problema questa volta, non estraneo comunque già alla questione del Dizionario, è di natura più strettamente economica e finanziaria: nel 2008 la gestione finanziaria della storica istituzione ha visto la conversione dell’utile, quantificato in circa 2 milioni di euro, in una voragine in negativo da 1,9 milioni. A diffondere il preoccupante dato è la relazione della Corte dei Conti condotta sui bilanci 2008, che individua quali cause principali sia la fase di recessione economica nel nostro Paese, che vede sempre più concentrarsi i tagli alle spese delle famiglie anche in settori chiave come quello della salute e della formazione culturale, sia nella crescita esponenziale di strumenti alternativi alla tradizionale enciclopedia cartacea, in specifico la notissima enciclopedia libera accessibile gratuitamente dal web, Wikipedia.

Quello di Wikipedia costituisce un vero e proprio fenomeno, la cui portata ha stravolto le modalità e le consuetudini della ricerca, soprattutto tra le nuove generazioni. Non esiste studente di scuola superiore, ma sempre più spesso anche universitario, che non preferisca, alla tradizionale consultazione di volumi cartacei, un più rapido e comodo ricorso alla Rete. Questo anche quando essi sono comodamente accessibili in casa propria, senza bisogno di spostarsi in biblioteca.

Nato tra 2000 e 2001 dall’intraprendenza di Jimmy Wales e Larry Sanger, il progetto Wikipedia contava dopo appena un anno di vita circa 20.000 voci su 18 versioni in lingue differenti: nel gennaio 2003 la versione in inglese raggiungeva il tetto delle 100.000 voci, che l’edizione italiana toccò invece nel settembre 2005. Le voci inglesi sono diventate 2 milioni nel 2007 e nel marzo 2008, considerando tutte le lingue, si calcolarono 10 milioni di voci. Gli idiomi che hanno una propria personale edizione Wikipedia sono oggi circa 40, tra cui molti sono parlati da minoranze linguistiche, come il gallego, il frisone, il gaelico e l’inuktitut, meglio conosciuto come eschimese.

Questi pochi dati numerici, senza neppure dover accennare ai progetti complementari del portale Wikipedia, dai dizionari multilingua al settore informazione, sono sufficienti per mostrare quale potenziale abbia questa enciclopedia libera, inarrivabile per qualsiasi pubblicazione su carta.

Il simbolo di Wikipedia

Ma non è tutto oro quello che luccica. Nonostante esistano direttive guida per gli autori, Wikipedia non ha un comitato di redazione che controlla i contenuti delle diverse voci e i redattori sono tutti volontari non retribuiti. L’idea di base è quella di un software assolutamente libero, dove è la comunità wikipediana a vigilare su se stessa, potendo intervenire in ogni momento con aggiunte, tagli o modifiche alle voci presenti, anche se inserite da altri. Ciò causa grandi problemi in termini di attendibilità e correttezza di informazione ed è davvero impossibile che si possa garantire la scientificità offerta dai sistemi tradizionali. Per questo l’auspicio è che, accanto a questo innovativo strumento di diffusione del sapere, continuino ad esisterne altri, come la storica enciclopedia (Treccani, Britannica, etc.), che servano come mezzi di controllo quando è necessario un sigillo finale di qualità.

In questa direzione marciano i provvedimenti dell’Amministrazione dell’Istituto Treccani per contenere le spese e promuovere la diffusione dei pregiatissimi volumi, commercializzati da qualche tempo anche in versioni più compatte ed essenziali, di ridotto ingombro fisico, di più veloce realizzazione e di costo inferiore. L’interrogativo è se queste soluzioni siano conciliabili con la necessità di mantenere l’elevata qualità delle opere, sinonimo di ricercatori professionisti che lavorino con serietà ad un progetto editoriale, avendo a disposizione tempo e risorse economiche sufficienti per svolgerlo con tutta l’attenzione del caso.

Questo appare il nucleo centrale della questione. In un ambito, quello italiano, dove tagli alla ricerca universitaria hanno gettato nel precariato milioni tra le migliori giovani menti nostrane, troppi faticano a riconoscere che nessuno, senza una adeguata formazione culturale ed intellettuale, può improvvisarsi studioso e ricercatore, e che lo sforzo e l’impegno di chi ha svolto questo percorso va riconosciuto, tutelato e retribuito.

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