Enac, Ryanair e terrorismo: il braccio di ferro sulla sicurezza

Continua la diatriba tra Enac e la compagnia irlandese Ryanair mentre il terrorismo rimette in crisi l’Occidente

di Chantal Cresta

ryanairNell’ultimo mese del 2009 sono accadute due vicende che, anche se indipendenti l’una dall’altra, sono legate dal contesto nel quale si sono svolte: i voli aerei.

Il primo caso riguarda L’ENAC – Ente Nazionale per l’Aviazione Civile, garante dell’equa competitività dei vettori operativi in Italia, che da qualche mese minaccia sanzioni alla compagnia irlandese Ryanair, leader dei voli low cost.

La compagnia sarebbe colpevole di accettare solo carta d’identità o passaporto dei suoi passeggeri per l’imbarco su velivoli le cui rotte siano interne al territorio italiano. Secondo l’ENAC la procedura è irregolare e minerebbe la libertà di tutti i cittadini di viaggiare. Esiste, infatti, una legge (n°445, comma 2, art. 35/2000) che consente ai residenti in Italia di volare per il territorio nazionale anche solo in possesso dei più fantasiosi titoli di identificazione: tesserini professionali, licenze di pesca, il patentino di abilitazione alla conduzione di impianti termici, patente nautica e, più in generale, qualunque tipo di tessera rilasciata da un’amministrazione nostrana purché munita di firma, timbro e fotografia.

La compagnia irlandese risponde con tre obbiezioni sensate: vi sono delle regole internazionalmente riconosciute sulla sicurezza dei voli che la Ryanair non è disposta rivedere.

In secondo luogo, i passeggeri sono al corrente che la compagnia accetta solo particolari documenti di riconoscimento, poiché al momento del check-in on-line, prima dell’acquisto del biglietto, essi  sono tenuti a dare il proprio consenso all’informativa sulle norme d’imbarco. Inoltre, la compagnia irlandese non è il grado di riconoscere tutte le tessere fornite dalle amministrazioni italiane né potrebbe verificarne l’autenticità non essendo documenti ufficiali che, peraltro, sono facilmente contraffabili.

Questa la situazione fino al 18 dicembre scorso quando il TAR del Lazio ha emesso la sentenza in favore dell’ENAC e ha spronato la Ryanair affinché si adeguasse alle leggi nazionali. La compagnia ha risposto però minacciando di interrompere i voli nelle maggiori città italiane entro il 23 gennaio. Scali a rischio sarebbero Ciampino, Orio al Serio, Alghero, Bari, Bologna, Bergamo, Brindisi, Cagliari, Pescara, Pisa e Trapani.

Una teoria molto interessante sull’improvviso accanimento dell’ENAC nei confronti delle procedure d’imbarco, che Ryanair opera da anni, è quella di Andrea Giuricin, dell’Istituto Bruno Leoni. Secondo il focus dell’Istituto si starebbe cercando di eliminare, con politiche vessatorie, i concorrenti di Alitalia che resterebbe, così, il solo vettore ad esercitare sulle linee nazionali.

Il secondo avvenimento riguarda invece il mancato attentato terroristico, a bordo di un aereo americano diretto negli Stati Uniti, ad opera di Umar Faruk Abdulmutallab, un 23enne nigeriano figlio di genitori benestanti. Il ragazzo, dopo un mese di praticantato in un campo di terroristi talebani nello Yemen, il 25 dicembre 2009 è salito su un aereo della Delta-Northwest Airlines, tratta Amsterdam-Detroit, con i documenti ufficiali in regola e le mutande piene di esplosivo. Scopo del viaggio: farsi saltare in aria con le 278 persone a bordo.

Nel giro di pochi giorni, gli Stati Uniti e l’Europa si sono mobilitate per aumentare le proprie misure di sicurezza interna, soprattutto negli aeroporti, dove sembra si sia nuovamente focalizzata l’attenzione del terrorismo internazionale.

Il 2 gennaio 2010, il ministro dell’Interno Roberto Maroni in conferenza stampa ha spiegato che per ridurre i  rischi di ”emulazione” si sta operando per il “potenziamento delle misure di sicurezza nelle metropolitane e nelle stazioni”.

Ora, non è chiaro se nel potenziamento delle infrastrutture critiche siano in elenco anche voli ed aeroporti, certo è che l’ENAC sarà stato grato per la svista del ministro poiché gli sarebbe stato difficile spiegare come intendesse conciliare licenze di pesca e patenti nautiche con l’inasprimento della sorveglianza negli scali aeroportuali e agli imbarchi.

Tuttavia, le due vicende suggeriscono alcune domande: è davvero possibile ritenere affidabile una legge promossa nel 2000 che dunque non tiene in considerazione gli accadimenti internazionali che hanno scosso il mondo dopo  l’11 settembre 2001?

Se la tesi dell’Istituto Leoni fosse corretta, si potrebbe chiedere che finalmente Alitalia sia lasciata a se stessa per capire quanto e se sia in grado di volare con le proprie ali senza aiuti politici o influenze importanti

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3 Risponde a Enac, Ryanair e terrorismo: il braccio di ferro sulla sicurezza

  1. avatar
    errebi 04/01/2010 a 12:54

    Per una volta Alitalia non c’entra nulla, si tratta di una legge dello Stato italiano (art. 35 DPR 28 dicembre 2000 n. 445) che, finchè non viene cambiata, deve essere rispettata da tutti. Anche da Ryanair.
    Semmai sarebbe l’ENAC a dover spiegare perchè ha permesso fino ad oggi che non fosse rispettata questa legge, favorendo di fatto Ryanair (e non Alitalia) che ha potuto usare un software di controllo meno costoso che riconosce solo passaporti e carte d’identità.
    Piuttosto, se Ryanir è così preoccupata della nostra sicurezza perchè non accetta di andarsene subito da Ciampino che, oltre a operare fuori dalle norme di legge sull’inquinamento acustico, è molto rischioso dato che, per poter atterrare o decollare, gli aerei devono sorvolare a bassa quota tutti gli obiettivi a rischio di Roma?
    Questo si che è pericoloso!

    Rispondi
  2. avatar
    Marco 04/01/2010 a 14:52

    L’Istituto Leoni ha perso una grande occasione per starsene zitto ed evitare una pessima figura. Qualcuno ci dovrebbe infatti spiegare come mai ad una azienda straniera e’ allegramente permesso di NON osservare la legge italiana cosa che ad Alitalia ad es e’ vietatissimo oltreconfine. Da anni Ryanair risulta di gran lunga la piu’ aiutata e sostenuta compagnia aerea nel ns Paese grazie a contributi regionali (e quindi pubblici) che ottiene in TUTTI gli scali ove essa atterra. Il prezzo del transito di un aereo Ryanair rispetto ad uno Alitalia e’ misteriosamente scontato di un buon 30% per non parlare della scandalosa notizia (nota a tutti ma resa pubblica solo pochi giorni fa) che Ryanair in Italia NON paga un solo euro di tasse nonostante faccia voli interni al ns Paese. Altro scandalo e’ il trattamento del suo personale operante in Italia che viene remunerato in Irlanda (con una tassazione decisamente favorevole a Ryanair) e che per prendere lo stipendio in Italia fa ricorso a prelievi attraverso la carta di credito. E’ come se i dipendenti di Alitalia (o della Fiat o dell’ENI) venissero pagati a Panama ed evitassero di pagare le tasse nel ns Paese. Al danno si aggiunge la beffa se considerate che tali dipendenti Ryanair operanti qui da noi fanno ricorso in caso di malattia al Servizio Sanitario Nazionale Italiano. In poche parole quando devono pagare le tasse le pagano in Irlanda ma quando devono essere assistiti paghiamo noi contribuenti italiani visto che in Italia essi risultano dei veri e propri disoccupati. E’ questa la concorrenza?? O il sig Giuricin ha dimenticato di considerare simili aspetti? Siamo anni luce lontani dal nazionalismo francese (oltralpe infatti Ryanair opera pochissimi voli visto che i francesi si dimostrano molto piu’ seri pretendendo il rispetto integrale delle normative nazionali) ma qui si tratta di vero e proprio autolesionismo e assoluta sottostima. Un’azienda straniera che pretende di legiferare e condizionare un intero sistema senza pagare un solo euro di tasse nel Paese ove intende farlo!!! Siamo lo zimbello d’Europa e all’estero ci ridono dietro. Lo meritiamo.

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  3. avatar
    Bruno 04/01/2010 a 17:54

    http://www.ihateryanair.co.uk/
    date un’occhiata qui!
    fa pensare vero?

    Rispondi

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