Emergenza Siria: il piano dell’Unicef per aiutare i bambini

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La Siria

La questione siriana sembra molta lontana dall’essere risolta. Mentre fervono i preparativi per il vertice straordinario sulla Siria che si terrà giovedì a Roma, si susseguono, infatti, gli attentati – l’ultimo due giorni fa a Damasco – e le battaglie, come quella che ha interessato ieri la città di Khan Assal, nella provincia settentrionale di Aleppo. Il vertice di giovedì è stato indetto proprio per cercare di trovare una soluzione a tutte queste atrocità che stanno colpendo l’intera popolazione. Secondo le ultime stime dell’Alto commissariato per i diritti umani, oltre 60.000 persone hanno perso la vita dal marzo 2011. In Siria, 4 milioni di persone risultano colpite dal conflitto, di cui 2 milioni sono sfollate all’interno dei confini nazionali. Nei paesi vicini, i profughi registrati dall’UNHCR o in attesa di registrazione sono circa 758.250: 242.649 in Giordania, 170.700 in Turchia, 260.943 in Libano, 83.958 in Iraq. Il loro numero continua costantemente a crescere, e tali cifre non comprendono migliaia di rifugiati siriani non registrati, gli iracheni e i palestinesi fuggiti dalla Siria e le famiglie presso cui sono accolti.

Ovviamente a pagarne le spese maggiori sono sempre i soggetti più deboli: «I bambini in Siria stanno pagando il prezzo più pesante per il conflitto in corso» ha dichiarato il Presidente dell’Unicef Italia Giacomo Guerrera. «Sono stati arrestati, mutilati e uccisi. Mentre il conflitto si intensifica, sempre più bambini sono costretti ad abbandonare le proprie case e cercare rifugio in altri luoghi e lungo le frontiere, perdendo la scuola e le vaccinazioni di base. Più il conflitto si trascina, più alto è il rischio di avere una generazione ‘perduta’ di bambini che porteranno le cicatrici fisiche ed emotive di questo conflitto per molti anni a venire». Secondo i dati dell’Unicef, infatti, sono circa 1,8 milioni i bambini e gli adolescenti che stanno pagando le conseguenze di questa guerra, più di 330 negli stati vicini. Il che significa che sono più della metà del totale. Un numero che fa rabbrividire e con il quale non bisogna rimanere indifferenti.

Per questo motivo l’Unicef ha indetto, nell’ambito del Syria Humanitarian Assistance Response Plan (varato dall’Onu nel dicembre 2012), una campagna di sensibilizzazione per portare soccorso a tutte le vittime innocenti di questo conflitto armato. Conflitto, che proprio in questi mesi sta toccando l’apice della violenza più inaudita. Prima di tutto  l’organizzazione ha pensato ad un pacchetto minimo di aiuti e servizi per fronteggiare questo inverno, il più freddo negli ultimi dieci anni, pacchetto che comprende: distribuzione di vestiti per l’inverno, coperte, ripari adeguati e assistenza medica, utensili per cucinare. Come si legge dal Report dell’organizzazione: «in collaborazione con le organizzazioni partner, l’Unicef mira a raggiungere con il pacchetto minimo di aiuti e assistenza 300.000 beneficiari all’interno della Siria e 155.000 in Giordania, 87.300 bambini in Turchia e 75.000 in Libano, 30.000 beneficiari in Iraq. Nel complesso, il piano di assistenza per l’inverno ha l’obiettivo di raggiungere oltre 647.300 persone». E prosegue: «in Siria l’Unicef ha finora fornito accesso a migliori condizioni igieniche a 237.500 persone, acqua potabile a circa 26.158 e sostanze di cloro per il trattamento idrico per 2 milioni; 32.000 bambini stanno ricevendo sostegno-psicosociale e circa 35.000 sono inseriti in programmi di istruzione informale. Oltre 1,5 milioni bambini sono stati vaccinati contro la polio, 1,3 milioni contro il morbillo, 1,3 milioni hanno ricevuto vitamina A con la campagna di emergenza avviata a fine novembre e completata il 20 dicembre; 163.800 bambini sotto i 2 anni hanno finora ricevuto le vaccinazioni di routine; 285.000 bambini sono stati vaccinati ad aprile per il morbillo con vaccinazioni di routine; 421.700 tra donne e bambini hanno ricevuto medicine e kit di pronto soccorso; 108.274 bambini sono stati sottoposti a monitoraggio nutrizionale, 839 bambini gravemente malnutriti hanno ricevuto alimenti terapeutici e 14.720 multi-micronutrienti. L’Unicef ha fornito 19.400 kit di alimenti per bambini e da settembre, sostiene 8 team medici mobili per fornire assistenza a 175.000 persone nelle regioni colpite dal conflitto, comprese Aleppo, Damasco, Dara’a, Hama e Homs».

bambini e guerra

Le conseguenze maggiori della guerra le pagano i bambini

Per quanto riguarda proprio l’istruzione è da sottolineare un dato estremamente importante e cioè quello che riguarda la riparazione in Siria,grazie sempre all’opera dell’Unicef, di ben 106 scuole e la costruzione di 50 scuole prefabbricate. Sono stati inoltre forniti ben 9700 kit di materiali didattici. Perché anche questo vuol dire aiutare a dare un futuro a questi bambini. Anzi il loro futuro parte proprio da qui, dall’istruzione. Anche perché l’educazione è riconosciuta come un diritto umano fondamentale di ogni bambino e di ogni bambina. Ma non solo: l’istruzione è anche la prima vera arma per mettere fine alla guerra. I conflitti, infatti, creano confusione e incertezza nella vita delle persone in genere e nei bambini in modo particolare ed è proprio qui che l’istruzione gioca un ruolo fondamentale. Non solo da speranza ma garantisce una sorta di quotidianità in circostanze che sono ben lontane dall’essere normali.

Ma questo è solo l’inizio. C’è ancora molto da fare, dichiara l’Unicef, vista anche la mancanza di fondi. L’organizzazione,infatti, aveva lanciato un appello per 68 milioni di dollari per poter fronteggiare la situazione in Siria, ma per il momento è stato raggiunto solo il 19% dell’intera cifra. L’obiettivo è ancora molto lontano.

 

Stefania Galli

Foto || istitutodeglinnocenti.it; vietatoparlare.it

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