Arsenico nell’acqua:è emergenza nel Lazio

arsenicoROMA – Dal primo gennaio per molti cittadini è scattata l’ emergenza arsenicodivieto di bere l’acqua del rubinetto, di usarla per cucinare, lavarsi i denti e fare la doccia qualora risultino affetti da patologie cutanee. Succede nel Lazio, dove il provvedimento restrittivo reso esecutivo dai sindaci locali colpisce un bacino d’utenza affatto trascurabile: una quarantina di comuni e quasi 300mila persone nella Tuscia, nel viterbese e in alcuni comuni della provincia di Roma.

L’allarme è giunto dall’ Oms – Organizzazione Mondiale della Sanità – : il livello di arsenico e fluoruro presente nell’acqua è infatti superiore ai limiti di legge, che sarebbero di 10 microgrammi al litro per l’arsenico e 1,5 microgrammi per il fluoruro.

Negli ultimi dieci anni, da quando il limite di allerta è stato abbassato da 50 a 10 milligrammi per litro, altre regioni italiane come Toscana, Lombardia e Trentino, hanno approntato interventi di dearsenificazione; «il Lazio» invece  risulta essere « l’unica regione che non è riuscita a rientrare nei parametri stabiliti, non facendo investimenti per potabilizzatori».

Così, lo scoccare del nuovo anno ha portato allo scoperto un “nuovo” esempio del consueto e maldestro tempismo Made in Italy: il termine stabilito per la terza e ultima deroga alla legge è scaduto il 31 dicembre e con esso il tempo concesso dall’ Ue all’ Italia per adeguare i propri impianti alle norme vigenti. Secondo quanto stimato, i lavori di adeguamento della rete idrica non termineranno probabilmente prima del 2014, tenendo in considerazione la prevedibile complicazione «che per molti interventi ancora non si e’ proceduto al bando di appalto» come denuncia Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente.

Le conseguenze pratiche di tale emergenza non risparmieranno chiaramente le aziende alimentari e potrebbero verosimilmente incidere sui costi dei servizi e dei prodotti. Ma a preoccupare è soprattutto la questione sanitaria, affrontata con vergognoso ritardo dalle istituzioni e dai mezzi di informazione.

Il divieto d’uso riguarda nello specifico le attività di cottura, reidratazione e ricostituzione di alimenti, la preparazione di alimenti e bevande, le pratiche di igiene personale che comportino ingestione anche limitata di acqua. E’ consentito invece l’uso dell’acqua corrente per altre pratiche di igiene personale – tranne nei casi di presenza di specifiche patologie cutanee -, operazioni di igiene domestica – lavaggio indumenti, stoviglie e ambienti – , scarico del wc e  impianti di riscaldamento.

Uno studio pubblicato ad aprile 2012 dal Dipartimento di epidemiologia del Servizio sanitario della regione Lazio  ha registrato tra il 2005 e 2011, nei comuni dove la concentrazione di arsenico è superiore a 20 microgrammi, un aumento della mortalità per tutti i tipi di tumore – in particolare polmone e vescica – , ipertensione, ischemia cardiaca e diabete nella provincia di Viterbo e del 12% per i tumori in quella di Latina. In attesa che nuovi studi confermino le statistiche citate, l’Oms e lo Iarc – International Agency Research on Cancer – hanno già dissipato ogni dubbio circa le conseguenze estremamente dannose per la salute: i primi tangibili effetti di un’esposizione prolungata da acqua e cibo si manifestano dopo almeno 5 anni, e iniziano dalla pelle, con cambiamenti nella pigmentazione, lesioni cutanee su mani e piedi che possono essere precursori di un cancro alla cute.emergenza arsenico

Tale emergenza è, secondo il sindaco di Viterbo Marini, «frutto di anni di inerzia e incapacità dell’asse di centrosinistra Provincia-Regione. Il problema si trascina infatti dal 2006, mai però si è pensato di affrontarla e, figuriamoci, gestirla».

«L’allarme lanciato dall’Oms non è altro che l’ulteriore conferma del grande pericolo per la salute di migliaia di abitanti della nostra Regione» sostiene d’altra parte il candidato del centrosinistra alla regione Lazio, Nicola Zingaretti – « Giusto ieri avevo denunciato il rischio che il Lazio sta correndo a causa della presenza di arsenico nelle acque in alcune zone del viterbese e basso Lazio ed ero stato addirittura criticato da alcuni esponenti di destra e della Giunta Polverini che hanno governato in questi anni senza fare nulla per risolvere una drammatica emergenza. Questa gravissima situazione rappresenta uno dei tanti problemi lasciati in eredità da questa destra fallimentare che saremo costretti ad affrontare con immediati investimenti per restituire ai cittadini il diritto all’acqua potabile nelle loro case».

È dal 2010, con la nomina a commissario dell’ex presidente  Renata Polverini, che la regione attende i fondi necessari all’acquisto dei famigerati potabilizzatori:  solo due sono stati installati, mentre si è ancora in attesa degli altri.

Intanto, mentre l’ennesimo scandalo sanitario fornisce tristemente nuovo materiale da campagna elettorale, il presidente di Legambiente Lazio Lorenzo Parlati denuncia preoccupazioni per la limitrofa provincia di Latina e molti sindaci lamentano il carattere generico delle direttive fornite dall’ Istituto Superiore di Sanità che impedirebbe di fornire spiegazioni esaustive ai cittadini.

Il Codacons ha quindi lanciato un mega-ricorso al Tar del Lazio da parte dei residenti dei comuni dove l’acqua è inquinata: è consultabile on-line la lista dei comuni interessati corredata da maggiori informazioni a tutela dei consumatori.

Ancora una volta sul tavolo delle trattative procrastinazione e risarcimenti in cambio di una merce sempre più rara, il Diritto alla Salute.

Arianna Fraccon

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