Elezioni in Tunisia: come arginare la deriva islamista?

Dato ormai per certo il ballottaggio tra Essebsi e Marzouki, la Tunisia si prepara alle prossime sfide. Prima tra tutte, la gestione dell'Islam politico

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Beid Caid Essebsi, candidato del partito Nildaa Toumes

Con ogni probabilità, le elezioni presidenziali in Tunisia non avranno un vincitore fino al 28 dicembre, giorno stabilito per il ballottaggio. In attesa dei risultati ufficiali difatti, tutti gli exit poll sono concordi nell’affermare che la maggioranza dei voti non sia stata raggiunta da nessuno dei candidati in corsa. In ampio vantaggio sembra essere Beid Caid Essebsi, esponente del partito laicista Nildaa Toumes, con il 42,7% dei voti, che stacca di dieci punti l’ex Presidente e segretario del Congresso per Repubblica, Moncef Marzouki, fermo al 32,6%.

LAICO E NAVIGATO – Diventerà quindi realtà un testa a testa già da tempo annunciato, che vedrà scontrarsi per la Presidenza della Repubblica due candidati con basi culturali e storie politiche profondamente diverse. Bej Caid Essebsi è forse il politico più navigato dell’attuale scena tunisina, avendo già ricoperto incarichi ministeriali durante la Presidenza di Habib Bourguiba e la carica di Presidente del Parlamento durante la dittatura di Ben Alì. A seguito della Rivoluzione dei gelsomini, e alle successive dimissioni del governo Ghannouci, Essebsi venne scelto come Primo Ministro fino alle elezioni del 2011, vinte dal partito islamista Ennhada.

LA FORZA DELL’OPPOSITORE – Totalmente diversa invece la storia di Moncef Marzouki, candidato del Congresso per la Repubblica, partito da lui stesso fondato in forma clandestina nel 2001. Dal 2011 Presidente ad interim del Paese, dopo esser stato eletto dall’Assemblea Costituente, Marzouki è indicato dai suoi sostenitori come il necessario punto di svolta di cui ha bisogno la Tunisia, soprattutto in virtù della forte opposizione che portò avanti in passato contro Ben Ali, pagando il prezzo della prigione e dell’esilio.

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Moncef Marzouk, candidato del Congresso per la Repubblica

LA SITUAZIONE ATTUALE – A prescindere dall’esito, le elezioni presidenziali contribuiranno a dare il via alla costruzione della nuova struttura politica del Paese. Le elezioni del mese scorso non hanno ancora prodotto alcun governo, mentre la Tunisia vive sotto la costante minaccia del terrorismo integralista, sempre carico di consensi nei periodi di crisi economica, come quello che sta attualmente vivendo il Paese del Maghreb. Sfide che i futuri Presidente e Primo Ministro dovranno obbligatoriamente affrontare insieme, in virtù dell’ordinamento semi-presidenziale che la Tunisia ha assunto con la Costituzione approvata lo scorso gennaio.

IL RUOLO DI ENNAHDA – In quest’ottica, un ruolo fondamentale nello scacchiere politico va attribuito a Ennahda, seconda forza del Paese, la cui ideologia storicamente attinge dall’Islam più radicale, sebbene negli ultimi anni abbia annunciato una svolta moderata. Al primo turno il partito guidato da Hamdi Jebali non ha presentato un suo candidato, lasciando i propri elettori liberi di scegliere autonomamente, proponendo l’appoggio ad Essebsi in cambio di alcuni ministeri del futuro governo. Richiesta prontamente respinta dal candidato di Nidaa Tounes, consapevole che un accordo con gli islamisti avrebbe senza dubbio infastidito il suo elettorato. La strategia di Ennahda pero è chiara, intende presentarsi come unica forza di opposizione al sistema laicista che si sta affermando in Tunisia, potendo contare su 69 dei 271 seggi disponibili in Parlamento.

VERSO IL BILANCIAMENTO? – A prescindere dall’esito delle elezioni, sia il futuro Presidente che la maggioranza del Parlamento dovranno tenere conto della presenza del partito islamista. Che fare quindi? È chiaro che l’introduzione di Ennahda nella squadra di governo rappresenterebbe una scelta rischiosa per l’impianto laicista della nuova Tunisia, ma è altrettanto vero che escludendo la forza islamica più moderata, e numericamente importante, si rischierebbe di contrapporre ad un governo laico un’opposizione, di strada oltre che di palazzo, di matrice islamista, variegata fino all’eccesso, all’interno del quale non farebbero fatica a ritagliarsi ampio spazio frange destabilizzanti per il futuro del Paese. La scelta è ardua, e una singola decisione sbagliata potrebbe seriamente compromettere la stabilità della Tunisia, se non dell’intera regione.

Carlo Perigli
@c_perigli

foto: ispionline.it/flickr.com ladigetto.it tunisia-live.net

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