Elezioni 2013. Monti scivola sulla Merkel: il voto italiano è tutto tedesco

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Angela Merkel (finanzainchiaro.it)

Roma – L’uscente presidente del Consiglio Mario Monti l’ha sparata così grossa che più non si poteva, per giunta a poche ore dalla chiusura della campagna elettorale.

Il virgolettato montiano incriminato, durante un intervento su Adnkronos.com Tv, poi su Sky e quindi su La7: ‹‹La Merkel teme l’affermarsi di partiti di sinistra soprattutto in un anno elettorale per lei, credo che non abbia nessuna voglia di vedere arrivare il Pd al governo››. Segue pronta replica dello staff dell’interessata da Berlino: ‹‹Spetta agli italiani scegliere il proprio governo ed io non mi mischio in suggerimenti o congetture››.

Ora, la battuta molto sincera del presidente del Consiglio ha poco di scioccante in sé: che Monti fosse il favorito dalla Germania la quale lo ha scelto e fatto nominare un anno fa via presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, è roba nota. Il punto è che la frase conferma il panorama europeo sugli equilibri nazionali ed internazionali già intuito da molti analisti.

Per esempio: la cancelliera tedesca Angela Merkel ha paura. Non tanto del risultato elettorale in casa Italia ma di quello a casa sua. Non è sicura di vincere. Peggio: teme di poter vincere per una manciata di voti e di essere costretta a patteggiare ogni decisione con il Spd, la sinistra teutonica. Il che implicherebbe avere peso personale minore in Europa e avere parecchie difficoltà ad opporsi al presidente francese François Hollande la cui ostilità alla politica del rigore è ferma. In questo quadro si inserisce il probabile prossimo presidente del Consiglio, Pier Luigi Bersani.

Il colpo inferto da Monti chiamava in causa la Merkel come forma di avvertimento al segretario Pd, il quale vive attualmente tra due fuochi, nell’incertezza sul voto: di là il radicale Nichi Vendola, dall’altra parte il moderato Monti.

Il fatto che Bersani prediliga il primo a scapito del secondo poco calerebbe alla cancelliera, se non fosse per due condizioni che giocano a suo svantaggio: il recupero elettorale del Cavaliere di Arcore e la possibilità che un centrosinistra italiano radicale si sposerebbe con il presidente Hollande come cacio francese su maccheroni italiani.

Per la signora, il primo elemento è un cavallo impossibile da domare né tanto meno lo si può ridurre a sudditanza montiana. Il secondo punto sarebbe una iattura perché salderebbe un asse tra Francia e Italia a tutto discapito della Germania la quale potrebbe ritrovarsi a settembre con un governo in parte di sinistra.

A questo si aggiunga un presidente della Bce italiano e per la Merkel sarebbe più auspicabile perdere i suffragi che sopravvivere tra tanti competitors. D’altronde l’operato di Mario Draghi è chiaro: nel 2012 la Banca centrale europea ha comprato 102,8 miliardi di euro di titoli di Stato italici per frenare l’avanzata dello spread sui Bund tedeschi e le relative speculazioni contro il paese a rischio bancarotta. La cifra è la più elevata di tutta l’Eurozona, seguono Spagna (44,3 miliardi), Grecia (33,9), Portogallo (22,8) e Irlanda (14,2).

monti bersani (adnkronos.com)
Pier Luigi Bersani e Mario Monti (adnkronos.com)

Così, nel quadro dipinto, la battuta dell’uscente presidente è stata un boomerang, prima di tutto perché ha reso palese il reale sentimento dell’Europa o di una parte importante di essa verso un Governo italiano a guida rossa. In secondo luogo perché rende più difficile, a poche ore dal voto, dipanare il problema delle alleanze post-voto.

Al segretario Pd – come a Monti del resto che da ieri continua a smentire di aver detto ciò che ha detto – è chiara una cosa: avvicinare il leader di Scelta Civica senza far trasparire il legame tra lui, il futuro Governo e la signora Merkel sarà quanto meno difficile se non impossibile. Il tutto a danno di Vendola il quale ora dovrà tenere a mente: a) che la Germania osteggia il centrosinistra non per la presenza di Bersani ma per quella di neo comunisti e sindacalisti anti-riforme a casa propria ma attivissimi per le riforme in sede Ue; b) che di fare a meno di Monti, nel futuro Governo, non se ne parla perché in Germania ci sono elezioni in corso, la cancelliera non vuol grane e, in caso ne avesse, non esiterebbe a spazzare via il centrosinistra con più e peggiori danni di quanti ne creò nel 2011 al centrodestra. Soprattutto perché il centrosinistra, qualora vinca Palazzo Chigi, pare sia già destinato ad essere entità istituzionale traballante, soggetta a caduta per qualsiasi corrente d’aria. Cosa che non riuscirebbe ad evitare neppure un neo presidente della Repubblica piddino e già figura stimata dall’Unione in stile Romano Prodi. I compagni sono avvertiti.

Chantal Cresta

Foto || finanzainchiaro.it; adnkronos.com

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