Elezioni 2013. Liste: nomi, polemiche e impresentabili

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Rosaria Capacchione

Roma – Piovono liste a catinelle. I gruppi politici in corsa per le elezioni 2013 sono prossimi a chiudere i giochi sui candidati da proporre nei consessi elettorali e volano i nomi dei prescelti. Ma soprattutto degli esclusi. Impresentabili. Quindi ce n’è un po’ per tutti.

Pd – La paura per Ingroia fa 3: Nicola Caputo (Catania), Vladimiro Crisafulli (Enna) e Antonio Papania (Trapani). I signori, secondo il presidente della commissione di garanzia dei democrat, Luigi Berlinguer, sono inadatti a prendere posto nelle liste. Su di loro pende la giustizia e accompagnarli a nomi come Pietro Grasso, candidato al Senato (Lazio), o Josefa Idem, capolista (Emilia-Romagna) sarebbe un pugno nello stomaco per il Pd e un regalo certo all’ex pm di Palermo che, al momento, di desistere per Pier Luigi Bersani non pare aver intenzione. Così via Crisafulli e Papania, rinviati a giudizio per abuso d’ufficio e Caputo, coinvolto in un’indagine sui rimborsi dei gruppi consigliari di Regione. Rimangono invece i fedelissimi del segretario: Nicodemo Oliviero, rinviato a giudizio per bancarotta fraudolenta e  la giornalista anticamorra Rosaria Capacchione, indagata per calunnia ai danni di un ufficiale della Gdf impegnato ad indagare sul fratello della candidata, Salvatore Capacchione. A ognuno il suo ma la rinuncia a Crisafulli e Papania non è comunque scelta da poco: il bacino elettorale garantito solo dai due signori si aggira intorno ai 15 mila voti in Sicilia. Sostituirli non sarà cosa facile.

Pdl – Caos in casa azzurra. L’operazione liste pulite del gruppo Alfano, Bondi, Fitto, Schifani, Verdini sta moltiplicando i papabili esclusi e le proteste degli interessati. Poco ancora si dà per certo tranne pochi nomi: Angelino Alfano e Antonio Martino sono capilista alla Camera mentre tocca a Renato Schifani il ruolo al Senato. Fuori Claudio Scajola e Marcello Dell’Ultri, entrambi rinunciatari alla candidatura: il primo stanco di ‹‹esami di moralità››, il secondo in attesa del verdetto finale sul procedimento che lo vede indagato a Palermo per mafia. Giorni fa l’accusa ha chiesto 7 anni. Il resto è scompiglio. Il segretario Alfano non gradisce l’inserimento in lista di Denis Verdini, indagato per truffa e finanziamento illecito. Scintille anche su Roberto Formigoni, nel mirino per corruzione in Regione. Quasi certamente escluso, invece, Alfonso Papa che protesta mentre incerte sono ancora le sorti di Marco Milanese, indagato per associazione a delinquere e di Nicola Cosentino, già raggiunto da due richieste di arresto respinte dalla Camera ma portatore di voti al Sud. Ed è proprio il Sud a preoccupare il Cavaliere: Lazio e Campania sono zone promettenti ma a rischio senza un accordo decisivo con il Grande Sud e Raffaele Lombardo, quindi altri colpi di scena sono dietro l’angolo.

Centro – Sono tanti e di grido i nomi approdati alla lista del premier Mario Monti. Accanto a loro sono troppi e da urlo i parenti e compari di lungo corso del leader Udc, Pierferdinando Casini, finiti in lista per Camera e Senato. Tra i primi spiccano volti come Irene Tinagli (Emilia-Romagna), economista e il ministro alla Salute Renato Balduzzi (Piemonte). Ma anche l’olimpionica Valentina Vezzali e la sportiva, modella e cantante Annalisa Minetti. Tra i secondi appaiono Silvia Noè e Fabrizio Anzolini, cognata e fidanzato della figlia del leader Udc. In Piemonte invece avanza il capolista, ex ministro delle Politiche agricole di Monti, Mario Catania, nome importante anche per portare avanti in Campania due esponenti figli d’arte: Giuseppe De Mita, nipote del più celebre Ciriaco e Gianpiero Zinzi, figlio di Domenico Zinzi, onorata carriera a Montecitorio e in qualità di presidente della provincia di Caserta. Posto anche all’eterno Lorenzo Cesa, capolista alla Camera per l’Udc in 5 regioni. Fuori invece Enzo Carra per una condanna ad un anno e Alessio De Giorgi, gestore di discoteche e di

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Nicola Cosentino

siti omo-sex editi dalla testata Gay.it, fondata dallo stesso attivista. De Giorgi si è autoritirato dopo l’attenzione suscitata dai media sulla compatibilità tra i valori di sobrietà espressi da Monti e le attività condotte dall’imprenditore.

Rivoluzione Civile – Rosa compatta di candidati per le toghe arancioni. Il Comitato dell’ex pm Ingroia, già candidato nelle due circoscrizioni in Veneto per Camera e Senato, si affida ai volti più sicuri: al Senato avanzano nomi come l’Idv Luigi Gazzola e Carmine Rotatore, ferroviere di Rifondazione comunista salito all’onore delle cronache per i 55 giorni passati sulla torre della stazione di Milano come atto di protesta contro i licenziamenti. Oltre che, naturalmente, all’ex grillino Giovanni Favia. Sconosciuti ai più, invece, i volti in corsa alla Camera. Tra essi i rappresentanti di Cambiare si può, gruppo indipendente che si muove sui temi del lavoro e della legalità. Ma anche nella Rivoluzione non mancano sorprese. In queste ore il gruppo di Coordinamento di Asti ha preso le distanze dalle scelte operate dal Comitato di Ingroia in merito alla candidatura di Alberto Pasta, volato al secondo posto nelle liste del Senato malgrado in votazione regionale sia arrivato solo quinto. Con Pasta al Senato anche Roberto Zanna e Mariateresa Gandolfo, ‹‹dirottati a loro insaputa››, si legge nel comunicato diramato dal Coordinamento, perché la loro candidatura era per la Camera.

Fid – Anche Oscar Giannino, uno dei fondatori di Fare per Fermare il Declino, ha i suoi impresentabili: scaricato il presidente della piccola impresa di Confindustria Sicilia, Giosafat Di Trapani. Il Fatto Quotidiano aveva scovato nel passato dell’imprenditore una condanna poi passata in prescrizione. Mancata trasparenza, motiva Giannino. E via.

Chantal Cresta

Foto || unita.it

 

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