Elezioni 2013. I sondaggi elettorali tra propaganda e condizionamento

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I sondaggi per Silvio Berlusconi hanno sempre rappresentato un cavallo da battaglia

Roma – Numeri, numeri e ancora numeri. È routine consolidata ormai, in periodo di campagna elettorale, essere invasi da percentuali, che nel giro di qualche giorno variano in positivo o in negativo. Cambiamenti anche minimi, che vengono presentati come fondamentali. I sondaggi elettorali sono la notizia clou in ogni periodo che precede il voto alle urne. È sempre stato così.

Non c’è programma televisivo o quotidiano che non propini giorno dopo giorno indagini effettuate da esperti nel campo della statistica, spacciandole per un accurato spaccato della realtà, senza mai ricordare, se non in casi rari, che dietro a tutto questo ci sono interviste somministrate ad un campione, rappresentativo o meno che sia, della società. Ma cosa c’è realmente dietro quelle tabelle tanto colorate e vivaci? L’elemento “soggettività”. I parametri  inerenti la scelta del campione, per esempio, possono essere i più svariati: grado d’istruzione, sesso, età, professione e via dicendo.

Con questo non si vuole suggerire l’abolizione dei sondaggi, dal momento che risultano comunque utili per permettere al cittadino e ai vari partiti di farsi un’idea,seppur non precisa, di ciò che una “parte”degli elettori pensa dei vari leader politici. Un caso anomalo, per esempio, riguarda la lista Fare per Fermare il Declino di Oscar Giannino: lo 0,8% secondo il Quorum in una serie d’interviste fatte il 24-25 gennaio per Tiscali, il 4,7% secondo Scenari Politici con una rilevazione effettuata due giorni dopo. Questo tanto per avere un’idea di quanto possano essere affidabili questi strumenti di rilevazione. Il problema, però, è anche un altro: l’uso che ne fanno gli stessi leader politici. Si prenda Silvio Berlusconi che è sempre stato un grande fautore di questo mezzo, a maggior ragione ora che si trova a recitare la parte dell’inseguitore. Li sbandiera da tutte la parti dicendo che il suo Pdl sta recuperando punti. Il meccanismo è molto semplice: lui dimostra che la percentuale di consensi è in aumento, chi sta ascoltando dall’altra parte dello schermo ci crede, a quel punto pensa che il suo voto non sia inutile, si appresta a raggiungere il seggio elettorale, fa la sua scelta e poi quando escono i risultati c’è il rischio che questo recupero non sia mai esistito. Questa situazione è, ad esempio, confermata da 16 sondaggi pubblicati da 16 autori diversi che hanno dimostrato che il Pdl non è «dietro alla sinistra di soli 2,6 punti» come ha affermato Berlusconi, ma che il gap sia molto maggiore: circa 6,7 punti, facendo una media. Ora quali siano i dati più realistici, se la media dei 16 sondaggi o quelli del Cavaliere, lo sapremo soltanto a fine elezioni.

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Quanto può influire un sondaggio elettorale sugli individui?

Emblematiche risultano le parole di Romano Scozzafava, professore ordinario di Calcolo delle probabilità all’Università di Roma, che fa presente come spesso i risultati delle urne «hanno smentito, anche in modo clamoroso, i pronostici dei sondaggi». «Il problema – prosegue il professore –  sono i giornali e i telegiornali che danno in pasto al lettore e al telespettatore i sondaggi senza spiegare bene che non si tratta di previsioni ma di semplici fotografie». Rifacendo il quadro della situazione: problema di campionamento, problema dei leader politici, problema dei media. Altra questione è il metodo: quello utilizzato per i sondaggi nella maggioranza dei casi è il cosiddetto Cati, che consiste in somministrazione d’interviste telefoniche sulla rete fissa. Il che significa che i risultati che spesso gli spettatori guardano in televisione derivano dalle risposte date dagli intervistati che possiedono un telefono fisso. La conseguenza è che non vengono mai presi in considerazione i giovani che, di solito, utilizzano i cellulari e non hanno intestato alcun numero di telefonia fissa. E si tratta di una fetta di elettorato dove spesso impera l’indecisione della scelta di voto e che può fare la differenza alle urne.

Una cosa è certa: i sondaggi possono condizionare il voto, per questo i politici lo utilizzano come strumento di propaganda. Possono avere un effetto di rinforzo: per esempio, un elettore del Pdl che aveva deciso di votare M5S, vede che Berlusconi dichiara che il Pdl sta recuperando, quindi torna sui suoi passi. Possono avere un effetto bandwagon,  per cui gli indecisi decidono di saltare sul carro del vincitore. Tenendo presente che l’errore standard dei sondaggi elettorali oscilla tra il 3 e il 5%, l’effetto falsificazione è dietro l’angolo e a spiegarne bene le conseguenze è il segretario dei Radicali, Mario Staderini, che afferma: «In questo senso il risultato è paradossale: i piccoli o i nuovi partiti scompaiono dai radar dei sondaggi, chi guarda i sondaggi considera quei partiti inesistenti e di conseguenza si convince che, essendo inesistenti, non vale neppure la pena di andare a votarli». Non si vuole certo dichiarare che la causa principale degli scarsi risultati di partiti meno famosi sia da imputare esclusivamente ai sondaggi elettorali, però, in fin dei conti, si tratta di una questione di esposizione mediatica: quando in Tv visualizzano le varie percentuali, c’è quella piccola voce “Altri” che uno spettatore neanche si prende la briga di guardare. Chi sono questi “Altri”? Che programma elettorale hanno? Nessuno lo saprà mai,a meno di una ricerca effettuata di propria iniziativa. Questo è un modo per trarre in inganno anche i cittadini più informati e sicuri: il costante affollamento informativo. Questo accade perché, in presenza di una continua e sostenuta mole di informazioni (information overload), il nostro cervello cerca di lavorare con delle scorciatoie basate su intuito, logica, induzione ecc. invece di processare singolarmente tutte le informazioni.

C’è stato anche un tentativo nel 2006 di misurare l’impatto di questo strumento sull’opinione pubblica. Con quale arcano strumento? Ovviamente con un sondaggio.

Giorgio Vischetti

@GVischetti

foto|| polisblog.it; fanpage.it; liquida.it

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