Elezioni 2013: Grillo e Monti i gemelli diversi della protesta

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Beppe Grillo

Roma – Tipico del periodo elettorale è l’appello a non sprecare il proprio voto con il voto di protesta. Appello che va di pari passo con quello del voto utile o del voto per vincere, e infatti Bersani ha unito le due cose in una sola frase: «Ci sono voti di testimonianza, di protesta e voti per governare». Ovviamente nessuno ha mai spiegato in cosa consisterebbe il voto di protesta, ma si può intuire che sia un voto contro i partiti tradizionali. Sorge spontanea la domanda sul cosa ci sia di sbagliato nel non votarli.
Oggi in Italia abbiamo due personaggi, all’apparenza l’antitesi l’uno dell’altro, a cui probabilmente andranno la grande maggioranza dei voti di protesta: il primo, era scontato, é Beppe Grillo. Il Movimento 5 Stelle avrà anche un bel programma e tante proposte interessanti (come l’introduzione in Costituzione del referendum propositivo senza quorum e il reddito di cittadinanza) ma principalmente é stato votato e lo sarà a febbraio per il suo lato “distruttivo”, cioé per voler mandare a casa i protagonisti della politica degli ultimi venti anni. Tant’é che il Beppe Grillo intervistato da Piazza Pulita (La7) del 21 gennaio così pacato, educato, politically correct, calmo e soprattutto disposto a rilasciare un’intervista a una televisione (fino a poco tempo fa scappava via appena vedeva una telecamera o un microfono avvicinarsi) é apparso poco convincente. I suoi elettori e quelli che stanno pensando di votarlo vogliono sentirlo mandare a quel paese i politici. E il fatto che i politici stessi ne parlino male é la migliore pubblicità che gli possano fare proprio perché il suo movimento si propone come alternativa drastica a tutto questo.
L’altro personaggio, incredibile ma vero, é Mario Monti. Le sue dichiarazione sulla mancanza di fiducia sia della destra che della sinistra, sulla decisione di «mettermi dalla parte della gente comune che ha molta diffidenza della politica»: «chi è con me sceglie il futuro, non il passato. I miei candidati seguono idee non scatole, ossia partiti» potrebbero benissimo essere le stesse di un militante cinque stelle. Monti può dire che le leggi lacrime e sangue proposte dal suo governo sono la conseguenza di venti anni di politiche sbagliate. Dice: «Non possiamo rimettere l’Italia nelle mani degli incapaci, che l’hanno portata al novembre 2011» e, per quanto riguarda l’operato del Governo, «ora di colpo sembra che nessuno abbia approvato le leggi» negli ultimi 13 mesi e che sono espressione della «Malevola malizia da parte del governo». I fatti gli danno ragione.

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Mario Monti

Formalmente fra i due vi é una differenza enorme: uno manda – o forse mandava? – i politici a quel paese e l’altro probabilmente non ha mai detto una parolaccia in vita sua. L’elettorato é diversissimo: il M5S attira molto i giovani, i delusi soprattutto di sinistra ma anche della destra sociale. Gli elettori di Scelta Civica, invece, non voterebbero M5S perché Grillo é un comico che ritengono volgare. Il senatore a vita attirerà molto i non più giovanissimi delusi, soprattutto di destra, e dalla classe benestante in sù. Eppure sono incredibilmente simili nel proporre un forte cambiamento rispetto al vecchio modo di fare politica; nel mettere la gente di fronte al bivio “o si cambia o si fallisce”, nel cercare di andare oltre la destra e la sinistra, nel dire chiaramente che fino adesso l’Italia è stata mal governata da entrambe le parti e che queste non possono essere la soluzione del problema creato da loro.

Già in passato c’è stato chi ha fatto fortuna proponendosi come il nuovo rispetto alla vecchia politica (Lega prima e Berlusconi poi) per poi diventare, o essere sempre stato, come chi si diceva di voler combattere. Ma Grillo e Monti hanno in teoria meno probabilità di finire come loro. Grillo perché non é candidato e perché il M5S si è dato delle regole interne (massimo due legislature e niente indagati o condannati) che, se rispettate, garantiscono un ricambio continuo. Monti rischia di più in quanto appoggiato da gente come Pier Ferdinando Casini. Ma é anche vero che il professore fa dell’autorevolezza il suo punto forte e pretenderà che i candidati lo siano altrettanto.

La sfida alla vecchia politica é aperta, come andrà a finire lo scopriremo presto.

Giacomo Cangi

                                                                                                                                      

Foto || formiche.net; agenziaradicale.com; static.rivieraoggi.it

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