Elezioni 2013, Bersani: ‘Siamo arrivati primi, ma non abbiamo vinto’

Pierluigi Bersani

Il leader Pd Pierluigi Bersani

Roma – Dopo il sorprendente risultato alle urne che ha dato luogo a uno scenario inaspettato con probabili aspetti d’ingovernabilità, e il lungo silenzio che durava da prima del voto, Pierluigi Bersani si è presentato poco dopo le diciassette dinanzi ai cronisti. 

Con l’espressione di chi è consapevole del proprio ruolo e delle dure critiche e preoccupazioni che piovono da più parti, Bersani ha ammesso senza mezzi termini quella che da tutto l’elettorato Pd è avvertita come una dura sconfitta. «È chiaro che chi non riesce a garantire governabilità non può dire di aver vinto – ha affermato il leader Pd -. Non abbiamo vinto anche se siamo arrivati primi e questa è la nostra delusione». Un’ammissione di sconfitta quindi senza mezzi termini, inevitabile alla luce dei risultati delle urne.   

Per Bersani una situazione simile si può verificare soltanto in Italia, un Paese che per diverso tempo è stato incapace di dotarsi di una nuova legge elettorale, che avrebbe portato probabilmente a risultati ben diversi.  Legge che il suo stesso partito ha auspicato per diverso tempo.

Il leader Pd si dice poi pronto a salire al Quirinale e assumersi le proprie responsabilità, senza dar luogo ad accordi improvvisati e insensati. Coalizioni di interesse e larghe intese che sono destinate ad avere breve vita, come nel caso dell’esecutivo guidato da Romano Prodi nel 2006. Porta chiusa anche a chi sostiene una politica anti europeista, primo fra tutti il Movimento 5 stelle, invitato a prendersi le sue responsabilità. Respinge quindi al mittente ogni ipotesi di alleanza post-voto. 

«C’é stato un rifiuto della politica -  ha commentato Pier Luigi Bersani – così come si è presentata in questi anni, di istituzioni inefficienti e di una politica apparsa moralmente non credibile». Una situazione mai avuta prima nel Paese, che negli ultimi anni ha dovuto attraversare la crisi e recessione più grave dal dopoguerra. A questo si è aggiunta anche una dilagante disoccupazione giovanile, un indebolimento dei redditi che hanno contribuito a generare un grande movimento d’opinione e la sfiducia anche nei confronti delle istituzioni. 

Bersani accusa il colpo, ma afferma di essere pronto con tutto il suo partito a proseguire il suo cammino con quanto già presentato in sede di campagna elettorale. È quindi necessaria una riforma delle istituzioni e della  politica a partire dai costi, una precisa politica sociale che miri a difendere i ceti più deboli ed esposti alla crisi. Per Bersani senza il Pd lo scenario attuale sarebbe stato ben peggiore.

Angela Piras

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