Egitto: slittano i risultati delle votazioni. Tensione in piazza Tahrir

IL CAIRO – Verrà reso noto domani alle ore 15:00 il risultato delle elezioni presidenziali egiziane. Lo rende noto in un comunicato la Commissione elettorale egiziana. Il nome del nuovo presidente era, però, atteso per oggi. Pertanto, resta molto alta la tensione fra militari e Fratelli musulmani, mentre in piazza Tahrir migliaia di persone invocano l’insediamento del candidato della Fratellanza, Mohamed Morsi. Comincia, intanto, a prendere forma un fronte delle opposizioni al Consiglio militare, dopo un incontro fra Morsi e vari esponenti liberali e rivoluzionari, con l’ex capo dell’agenzia atomica internazionale, Mohamed el Baradei, e il candidato islamico moderato Abdel Moneim Abul Fotouh, uscito perdente al primo turno elettorale.

Migliaia di persone sono rimaste in piazza per tutta la notte dopo aver rioccupato, nella giornata di ieri, piazza Tahrir. L’aria che si respira non è molto distante da quella dei giorni della rivoluzione dello scorso anno.

Come già sottolineato proprio nella giornata di ieri, il Consiglio militare ha diffuso uno scarno comunicato, andato in onda solo come testo letto alla televisione di Stato, per mettere in chiaro che l’esercito userà «forza e fermezza» per impedire che vengano messi a rischio il Paese e la sua stabilità. Senza citarli esplicitamente, i militari hanno attaccato i Fratelli musulmani e il loro candidato che si è detto vincente alle presidenziali in una conferenza stampa organizzata nella notte di domenica, poche ore dopo la chiusura delle urne per il secondo turno.

I militari continuano a difendere anche la decisione di varare una aggiunta alla dichiarazione costituzionale approvata con un referendum nel marzo 2011 e con la quale si attribuiscono il potere legislativo, in assenza del Parlamento sciolto dalla corte costituzionale. Ma Morsi, convocati i giornalisti, ha ribattuto punto su punto: «Vogliamo i risultati subito e non accetteremo manipolazioni».

Morsi, inoltre, sintetizza come semplici voci quelle che vorrebbero la sicurezza e la stabilità del paese minacciate dai Fratelli musulmani. «Non abbiamo problemi né con le forze armate né con i magistrati e le nostre iniziative saranno pacifiche» conferma lo stesso Morsi.

Successivamente, in conferenza stampa è intervenuto Hamdi Kandil, noto giornalista liberale, il quale ha letto la dichiarazione comune di intenti: formazione di una cellula di crisi comune, no «all’egemonia delle religione e alla tirannia dei militari» e sì alle libertà fondamentali. «Tendiamo la mano a Morsi per avere uno stato civile, democratico, moderno, basato sulla giustizia sociale», tentando di gettare le basi per una collaborazione fra le forze rivoluzionarie e della Fratellanza, finora divise sia nella piazza sia nell’approccio verso il Consiglio militare.

Stefano Gallone

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