Economia, la Bce prevede nuovi cali della crescita

Mario Draghi, alla guida della Bce dal 2011

Francoforte – Ha preso il via questa mattina il direttorio della Banca Centrale Europea, guidato dal governatore Mario Draghi, che dovrà fare il punto sui conti dell’Eurozona e prendere importanti decisioni sui tassi d’interesse dell’euro. La Bce deve fare i conti in queste settimane con una difficile situazione economica e politica, alla quale concorre la mancanza di un governo stabile e operativo in Italia, e l’aumento esponenziale dei tassi di disoccupazione, che rallentano in maniera evidente la crescita e le possibilità di ripresa.

Le prime dichiarazioni alla stampa dovrebbero avvenire tra le 13.45 e le 14.30 di quest’oggi. Il primo appuntamento sarà con le dichiarazioni specifiche sulle decisioni operative prese dal direttorio, mentre dopo 45 minuti prenderà la parola il governatore nella conferenza stampa, per meglio spiegare le decisioni ed, eventualmente, rispondere alle domande dei giornalisti, che avranno molto materiale sul quale interrogare Draghi, il quale, è lecito aspettarselo, potrebbe rivolgere un messaggio indiretto proprio ai politici italiani affinché mettano in atto decisioni concrete per dare al paese un governo.

Al di là della politica, il lavoro del direttorio dovrà vertere su tre punti fondamentali: il tasso di cambio dell’euro, la disoccupazione e le stime in calo sulla crescita. Sul primo punto la situazione è piuttosto complessa: sebbene infatti il valore del rifinanziamento sia fisso allo 0,75% – ai minimi dall’introduzione, undici anni fa, della moneta unica – le esportazioni hanno subito un calo dello 0,9%, che si è ripercosso sul Pil europeo, che ha fatto registrato nel 4T del 2012 un – 0,6%. Il cambio con il dollaro, poi, si è rafforzato attestandosi sul valore di 1,30 $/€, il che ha reso sempre meno conveniente per l’economia statunitense rivolgersi alle importazioni dall’Europa, che dunque ha ridotto ulteriormente le possibilità della ripresa già dal 2013.

Gli inoccupati, infine, sono saliti all’11,9% nell’Eurozona (contro il 9,7% del 2012), con i picchi negativi di Spagna e Grecia dove coloro che non lavorano sono oltre 1/4 dell’intera popolazione. Senza una manovra di concerto dei leader europei, che impegni le risorse previste nel nuovo bilancio 2014-2020, appare dunque improbabile che qualcosa possa muoversi, con effetti sempre più gravi sui cittadini.

Stefano Maria Meconi

@_iStef91

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