Ecco perché la nuova legge elettorale sarà un gran pastrocchio

legge elettorale

Matteo Renzi (rovigo24ore.it)

Siccome l’Italia è un paese schizofrenico, dal 2006 tutti i partiti e i politici dicono di voler cambiare la legge elettorale. Nessuno, però, l’ha poi effettivamente fatto. Ad inizio dicembre la Corte Costituzionale ha bocciato il porcellum, imponendo la riforma elettorale che era stata sempre rimandata sine die. A questo punto si è presentato, però, un altro problema. Chi voterà la riforma elettorale? Soltanto chi pensa di vincere le elezioni o chi pensa di poter trarre vantaggio dalla nuova legislazione. Il nuovo segretario del Partito Democratico Matteo Renzi, consapevole che in questo momento gode di un ampio consenso nel paese, è il leader che con più forza chiede una nuova legislazione in materia elettorale.

DOPPIO TURNO - Per non mettere in difficoltà il suo collega di partito Enrico Letta sta cercando un accordo all’interno della maggioranza di Governo, cioè con Angelino Alfano. Il Nuovo Centrodestra vorrebbe il doppio turno. Facile capire il motivo. In un sistema in cui bisogna arriva al 50% più uno o, al secondo turno, basta prendere un voto in più degli altri per vincere, anche i partiti piccoli alleati con quelli grandi (come appunto il Ncd) hanno la loro importanza. Inoltre, il doppio turno piace agli antirenziani del Pd come Gianni Cuperlo («Ora la soluzione migliore è il doppio turno di collegio» 04 Dicembre 2013), Guglielmo Epifani (Il Pd «è per il maggioritario a doppio turno perché assicura governabilità. Questa è la nostra posizione e questa terremo. Questa è la posizione del Pd» 31 Ottobre 2013) e Pier Luigi Bersani («La nostra proposta di doppio turno di collegio risponde perfettamente alle obiezioni della Corte e alle esigenze del Paese» 04 Dicembre 2013).

SILVIO NON È MORTO - Renzi però vuole che la legge elettorale venga approvato in tempi brevi. Quindi, se Alfano e i suoi uomini faranno melina o rinvieranno la decisione, il sindaco di Firenze è pronto ad accordarsi con Silvio Berlusconi, il quale voterebbe il mattarellum rafforzato. Il Cavaliere è, insieme a Renzi, il leader che più degli altri vuole una nuova legge elettorale. Il motivo è lo stesso di Renzi: è convinto di poter vincere. Non lo nasconde ed anzi lo ha detto chiaramente l’11 gennaio al telefono con il club Forza Silvio 2.0 di Forlì: «Abbiamo fiducia, con il premio di governabilità del 15%, di arrivare da soli ad avere la maggioranza in Parlamento, per poter fare quello di cui l’Italia ha bisogno». Berlusconi ha tanti difetti, ma ha un grande fiuto per i voti. Sa che il sindaco di Firenze parte avvantaggiato proprio perché è in grado di pescare voti dal bacino elettorale di Forza Italia, ma sa anche che sono tanti i cittadini italiani non disposti a votare per il centrosinistra. E soprattutto, è consapevole che in Italia per vincere c’è bisogno di conquistare la maggioranza dei moderati, conservatori, che non scendono in piazza. È lì che il Cavaliere ha costruito i suoi tanti successi elettorali. L’ultima volta a contrastarlo, più che Bersani e Beppe Grillo, fu Monti proprio perché gli rubò il voto dei moderati di centrodestra. Insomma, anche se tutti lo danno per morto per l’ennesima volta, Berlusconi potrebbe tornare più forte di prima.

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Alessandro Cattaneo (tuttogratis.it)

TOTI? MEGLIO CATTANEO - Ma ora che non si potrà più candidare lui in prima persona a causa della condanna per frode fiscale, dovrà trovare un personaggio in grado di duellare con Renzi e Beppe Grillo. Giovanni Toti non convince fino in fondo e i figli sembrerebbero non essere interessati. Proprio oggi sono stati pubblicati i risultati del sondaggio Governance Poll 2013 condotto dalla società Ipr Marketing. Il sindaco più amato d’Italia risulta essere il primo cittadino di Pavia: Alessandro Cattaneo, un esponente prima del Pdl e ora di Forza Italia. Perché Berlusconi non propone lui? Il politico lombardo classe 1979 (quattro anni più giovane di Renzi) è in un certo senso un rottamatore come il suo collega di Firenze. È stato, infatti, il volto principale, insieme a quello dell’imprenditrice Federica De Benedetto, dei cosiddetti formattatori del Pdl, un movimento che chiedeva le primarie nel centrodestra e un ricambio della classe dirigente. Per carità, dare consigli al Cavaliere sarebbe a dir poco da presuntuosi, ma ci dovrebbe pensare, sarebbe una mossa che spiazzarebbe tutti.

LE STELLE SI SPENGONO? - Sul tema della legge elettorale i pentastellati sono in grossa difficoltà. Furono gli unici, insieme a Sel, a votare la mozione Giachetti cioè il ritorno al mattarellum. Ma da quando Renzi è diventato segretario del Pd, si sono chiusi a riccio evitando qualsiasi forma di dialogo. Così facendo, però, stanno facendo brutta figura. Renzi ha gioco facile, infatti, a dire che i pentastellati urlano ma quando si tratta di fare, si tirano fuori. Se fossero furbi, i deputati e senatori del M5S dovrebbero andare a vedere l’eventuale bluff di Renzi sulla legge elettorale. Se si rivelasse, per l’appunto, un bluff, allora lo sbugiarderebbero in maniera clamorosa. Se non lo fosse, allora si formerebbe una maggioranza in grado di votare subito la nuova legge.

SAREBBE FACILE - C’è il rischio che per fare contenti tutti i partiti la nuova legge elettorale ci rimetta nella qualità. Se invece di pensare ai propri interessi particolari i partiti pensassero a quello che è meglio per il paese, un accordo si troverebbe facilmente. Basterebbe introdurre l’istituto della mozione di sfiducia costruttiva in base alla quale il Parlamento può votare la sfiducia al presidente del Consiglio solo se è in grado di eleggerne subito uno nuovo a maggioranza assoluta. Inoltre, andrebbe inserito nella legge elettorale un altro provvedimento importante, quello della clausola di sbarramento del 5% che impedisce alle liste che non raggiungono tale percentuale di avere rappresentanza, indipendentemente dalle alleanze. Se poi si riuscisse a modificare il bicameralismo perfetto in modo che il Senato rappresenti le regioni e che si trovasse in posizione paritaria con la Camera solo in materia di revisione costituzionale e per l’approvazione delle leggi di interessi delle regioni, sarebbe perfetto. Ma è più facile a dirsi che a farsi.

Giacomo Cangi

@GiacomoCangi

foto: giornalettismo.com; rovigo24ore.it; tuttogratis.it

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