Ebola, il racconto del medico italiano: ‘non sono un eroe’

Fabrizio, il medico italiano di Emergency colpito da Ebola, ha raccontato le sue sensazioni in una lettera, pubblicata sulla pagina Facebook della Ong

ebola«Non credo di essere un “eroe”, ma so per certo di non essere un “untore”: sono solo un soldato che si è ferito nella lotta contro un nemico spietato», così si descrive Fabrizio, il medico italiano di Emergency colpito da Ebola lo scorso novembre ed attualmente ricoverato all’ospedale Spallanzani di Roma. In questi giorni le sue condizioni sono migliorate, così ha deciso di raccontare, ripercorrendo le tappe del suo calvario, le sensazioni che lui, abituato a curare gli altri, ha provato nell’affrontare il virus in prima persona.

UNA LUNGA LOTTA – Un mese letteralmente da incubo quello vissuto dal medico italiano, segnato dal ricovero in rianimazione e dall’aggravamento, che per qualche tempo ha fatto temere il peggio. Fabrizio ha voluto ripercorrere brevemente quei momenti, quelli che ricorda e quelli di cui invece non ha memoria. «[S]o di avere firmato una serie di consensi per i protocolli sperimentali poi, dopo questo, non ho memoria di nulla, mi mancano due settimane, quelle del mio aggravamento, durante le quali mi sono in qualche modo battuto contro il mio nemico; e pare che sono riuscito a batterlo»

ALLARGARE IL FRONTE – Una vittoria bellissima, festeggiata anche dalle migliaia di utenti della pagina facebook di Emergency, un’occasione per rilanciare la lotta contro il virus. «Ebola è un mostro terribile e temibile – ha scritto il medico italiano nella parte finale della lettera –  ma sono convinto che la sconfitta di questo mostro dipenda in larga misura dal fronte che lo ostacola. Spero che questo fronte possa allargarsi e opporsi a Ebola in modo sempre più efficace». Un fronte che chiunque di noi può contribuire ad estendere, partecipando alla raccolta fondi che Emergency sta portando avanti per combattere questa orribile malattia, attraverso il lavoro senza sosta nei centri di Goderich e Lakka, così come nel Posto di primo soccorso sito a Waterloo. Trincee, all’interno delle quali si trovano soldati ed eroi, attori dell’unica guerra che vale la pena sostenere.

 

Carlo Perigli
@c_perigli

foto: digitaljournal.com

 

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