È tornata l’Arancia Meccanica: l’Olanda vola in finale

Forlan risponde al missile di Van Bronckhorst, poi nella ripresa l’Olanda dilaga grazie anche al fuorigioco di van Persie sul 2-1, non ravvisato dal guardalinee. La difesa olandese inizia a traballare, ma la concretezza in fase offensiva è quasi spaventosa

di Francesco Guarino

URUGUAY – OLANDA 2-3: Van Bronckhorst (O) 18’p.t., Forlan (U) 41’p.t.; Sneijder (O) 25’s.t., Robben (O) 28’s.t., Maxi Pereira (U) 47’s.t.

Bert van Marwijk, allenatore dell'Olanda finalista (regiosportaktueel.nl)

Doveva essere il Mondiale di Maradona, Dunga, Lippi, Domenech. È diventato il Mondiale di Löw e della sua travolgente Germania, ma anche e soprattutto il Mondiale di Bert Van Marwijk, mister 14 vittorie su 14 partite, contando dal primo match di qualificazione a Sudafrica 2010 sino a ieri. Col 3-2 all’Uruguay gli orange hanno tutti e due i piedi sul podio e domenica al Soccer City di Johannesburg bisognerà trovare l’ultimo sforzo per issarsi sul gradino più alto. Per scalzare una volta per tutte il ricordo di Cruyff e dell’Olanda del calcio totale.

LA PARTITA - Lo Jabulani non vuole smettere di essere protagonista del Mondiale: i primi due gol sono tutti farina del suo sacco. Al 23’ il sinistro terrificante di Van Bronckhorst (35 anni, dimostrazione vivente che con un po’ di preparazione si fanno faville anche a quell’età. Capito Cannavaro?) galleggia in aria come se fosse all’interno dell’Apollo 13 in orbita attorno alla luna, prima si spegnersi imparabilmente all’incrocio dei pali. Al 41’, invece, la sventola di Forlan da fuori area prende una traiettoria che manderebbe al manicomio qualsiasi esperto di balistica, figuriamoci quel mezzo portiere di Stekelenburg che nell’occasione fa una figura barbina. L’Olanda si spaventa dopo il pareggio, ma il salvifico intervallo è lontano solo cinque minuti. A metà ripresa il colpo del ko è un uno-due da peso massimo: Sneijder di destro pesca l’angolino con deviazione maligna di Maxi Pereira, Robben di testa firma il secondo riscatto dei nani (dopo lo stacco aereo dell’ottimistico metro e settanta Sneijder contro il Brasile), con un inserimento in area da centravanti consumato. In occasione della rete di Sneijder, però, pesa la posizione irregolare di van Persie, che è sulla traiettoria del pallone e cerca anche la deviazione, traendo in inganno Muslera. Chiamata arbitrale difficile, ma la terna arbitrale russo-uzbeka era stata tra le migliori della rassegna finora. Tabarez mette dentro Fernandez e il “loco” Abreu, ma l’Uruguay strappa il gol della bandiera solo al 92’ con un bel sinistro a girare di Maxi Pereira. Troppo tardi per l’assalto finale, ma chapeau ad una squadra che è arrivata da protagonista tra le prime quattro del Mondiale, dovendo per di più rinunciare a pedine importanti vittime di infortuni e squalifiche. In finale, però, ci va l’Olanda.

Robin van Persie (concerningarsenal.com)

ARANCIA MECCANICA – La nazionale di Van Marwijk è lontana anni luce da quella di Cruyff e Neskeens: non c’è la stessa velocità, non c’è la stessa qualità, non ci sono così tanti artisti del pallone come quelli capaci di produrre il gol tatticamente più incredibile della storia del calcio: 32 tocchi consecutivi di palla dal fischio d’inizio in poi, prima di guadagnare il rigore dell’1-0 nella finale (poi persa) del 1978 contro l’Argentina.  L’Olanda del terzo millennio è fisica, metodica, un meccanismo perfettamente oliato e tarato sull’essenzialità. La linea difensiva a quattro che ha mortificato il samba brasileiro non ha nulla a che vedere con i Beckenbauer o i Cannavaro dei bei tempi andati, ma è formata da un blocco granitico collaudato e che, se necessario, preferisce sparare in tribuna piuttosto che rischiare un dribbling avventato. Van Bommel è un regista col gusto dello splatter, fa girare palla e saltare caviglie con la stessa noncuranza. Kuyt non è un esterno, ma si sbatte sulla fascia come un’ala vera e propria e addomestica i propri piedi pesanti a produrre finezze come il cross del 3-1. Solo tre uomini accendono la luce, ma che gran luce: van Persie, Robben e Sneijder. Il giovane Robin è nervoso, gioca fuori posizione e litiga troppo, a volte anche con i compagni. Ma il suo compitino lo fa con una facilità disarmante. Sneijder e Robben forse non stanno giocando al 100% (sarebbe assurdo dopo una stagione approdata in finale di Champions per tutti e due) ed è quella la cosa inquietante: tutto ciò che toccano si trasforma in oro, fossero avventati colpi di testa o tiracci senza pretese. Quando la fortuna vira decisa in una direzione, c’è poco che possa contrastare il fato. Germania o Spagna che sia, l’avvertimento è lanciato. Quello che sta facendo girare vorticosamente le pale dei mulini olandesi è inequivocabilmente il vento della buona sorte.

Foto homepage: liverpoolies.tv

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2 Risponde a È tornata l’Arancia Meccanica: l’Olanda vola in finale

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    Paolo 07/07/2010 a 18:10

    Cannavaro non era in forma, ma secondo me era comunque preparato fisicamente!

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    Francesco Guarino 08/07/2010 a 14:15

    Il confine è piuttosto sottile tra il non essere in forma e la scarsa preparazione fisica, soprattutto in un ruolo come quello di Cannavaro, nel quale si ha bisogno sicuramente più di fisicità ed agonismo che di qualità palla a terra. La differenza tra il vigore delle quattro semifinaliste e le gambe impantanate degli azzurri dopo soli 3 match era abissale, non certo solo nei confronti di Cannavaro, of course…

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