E. Coli: dopo caso hamburger in Francia, sequestri in Italia

VERONA – Dopo il caso dei sette bambini francesi infettati da un batterio E.Coli per aver mangiato hamburger (per i bambini ricoverati questa mattina, i sanitari parlano di condizioni «gravi» ma «non preoccupanti»), i carabinieri dei Nas hanno sequestrato ieri 1.570 confezioni di hamburger e 4.000 di polpette, per un totale di circa cinque tonnellate di prodotto, dell’azienda francese all’origine dell’infezione dei piccoli francesi della zona di Lille.

 

Secondo i primi accertamenti, l’infezione, che non avrebbe nulla a che vedere con l’epidemia che ha provocato 39 morti, 38 dei quali in Germania, sarebbe dovuta al consumo di hamburger surgelati di marca “Steaks Country” venduti nell’ipermercato Lidl. «La Commissione Ue è stata informata dalle autorità francesi, ma la causa sulla contaminazione della carne non è stata ancora chiarita», ha detto Frederic Vincent, portavoce del commissario Ue alla salute e ai consumatori John Dalli.

 

«Ciò che è certo è che non si tratta dello stesso ceppo di E.coli che ha colpito in Germania. È virulento, forte, ma non è lo stesso», ha precisato il portavoce. «Il batterio che ha colpito in Francia è del ceppo 0157, il più comune. Infatti lo scorso anno ha colpito 3.500 cittadini nella Ue e 93 in Francia».

 

Ma quegli hamburger non sarebbero in vendita in Italia: «Il prodotto surgelato 10 Steak Hachès 100% carne di bovino surgelata dell’azienda francese SEB con sede a Saint Dizier non è mai stato in vendita presso Lidl Italia». Lo afferma la stessa Lidl Italia in una nota. Nonostante la smentita di Lidl, i carabinieri dei Nas, su disposizione del ministro della Salute, hanno sequestrato 1570 confezioni di hamburger da un chilo e 4 mila confezioni di polpette da 900 grammi a marchio Steaks Country.

 

Il sequestro, ha fatto sapere il ministero della Salute, è avvenuto in provincia di Verona, nella piattaforma logistica della catena di supermercati Lidl che sta collaborando «pienamente» con i Nas e che sta ritirando dai suoi supermercati i prodotti «sospetti».

Natalia Radicchio

Foto| via http://qn.quotidiano.net/

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