Due libri al mese…seguendo l’alfabeto

La sfida di lettura di Wakeupnews raggiunge la quinta tappa e la consueta coppia di lettere diventa un terzetto: I-J-K

di Laura Dabbene

Georges Ivanovič Gurdjieff

Intrepidi, impavidi, tenaci, astuti. Così sono i lettori che hanno aderito alla maratona di lettura lanciata dalla Redazione di Wakeupnews per il 2010, perché giunti a maggio, il gioco si fa davvero duro e la divisione di 26 lettere su 12 mesi impone una tripletta di titoli: I-J-K.

I come Incontri con uomini straordinari di Georges Ivanovič Gurdjieff (1872 c. – 1949). Il racconto autobiografico, fantasioso e romanzato al punto da risultare sempre sospeso tra narrativa di viaggio e d’avventura, si riferisce agli anni 1887-1907, quando il filosofo e mistico armeno compì diversi itinerari in Asia, fino al Tibet e all’India, spinto da una ricerca che fu una vera ossessione: rintracciare una misteriosa confraternita nata nel terzo millennio a. C.

Gli uomini straordinari sono, parafrasando lo stesso autore, coloro che si distinguono dagli individui che li circondano per le risorse del proprio spirito e che sanno contenere e controllare tutte le manifestazioni provenienti dalla propria natura, pur mostrandosi giusti ed indulgenti verso le debolezze altrui.

Con questo parametro di giudizio Gurdjieff disegna una parata di personaggi tanto suggestivi quanto bizzarri, dal padre, cantastorie e poeta, ai maestri degli anni giovanili, passando per gli amici d’infanzia e i compagni incontrati durante i viaggi: un venditori di libri (Abram Elov) e un professore di archeologia (Skridlov), un eminente geologo (Pëtr Karpenko), un ex impiegato delle poste poi falsario (Solov’ëv), un principe dell’aristocrazia russa (Jurij Liubodevskij) e una bellissima ragazza (Vitvickaja), ma anche un fedele ed intelligentissimo cane.

Sullo sfondo di un Oriente che è un immaginario mitico e trasfigurato, popolato da dervisci e fachiri, con atmosfere d’incanto e luoghi fuori dal tempo (i monasteri, il deserto, i bazar), le vicende raccontate diventano favole metaforiche, come quelle delle Mille e una notte, restituendo l’immagine di esistenze segnate profondamente dalla ricerca di un percorso spirituale.

J’accuse: l’editoriale originale del 13 gennaio 1898

J come J’accuse…! (Io accuso…!), editoriale di Émile Zola pubblicato il 13 gennaio 1898 sul quotidiano socialista L’Aurore (edizione con testo francese a fronte a cura di G. Pintorno, La Vita Felice, 2002), in cui lo scrittore denunciava le gravi irregolarità nel processo contro un capitano dell’esercito di origine ebraica, Alfred Dreyfus.  Accusato di spionaggio, Dreyfus, dopo un procedimento giudiziario iniquo e venato di antisemitismo, venne condannato alla deportazione. Zola, per il suo coraggioso articolo che additava i veri colpevoli, pagò con un anno di carcere ed una sanzione pecuniaria, ma il suo scritto permise la riapertura del caso e, dopo 8 anni, la revoca della sentenza e il reintegro di Dreyfus. Zola non fece in tempo ad assistere a questo riscatto: era morto a Parigi il 29 settembre 1902, forse assassinato.

Le parole dell’editoriale, ad oltre un secolo di distanza, colpiscono per l’onestà intellettuale, civile e morale che vi traspare quando lo scrittore esclama: “ Il mio dovere è di parlare, non voglio essere complice”. Zola denuncia apertamente i nomi, gli intrighi, i complotti, le falsità, ma soprattutto “il rifiuto spaventoso di giustizia di cui la Francia è malata” e la frase “J’accuse” ritorna come un mantra, reiterata e rinvigorita dall’anafora. L’accorata conclusione è una vera apologia della ricerca e della volontà di giustizia: “[…] l’atto che io compio non è che un mezzo rivoluzionario per accelerare l’esplosione della verità e della giustizia. Ho soltanto una passione, quella della luce, in nome dell’umanità che ha tanto sofferto e che ha diritto alla felicità. La mia protesta infiammata non è che il grido della mia anima”. Zola denunciò e fu ascoltato dalle autorità politiche. Chi denuncia oggi viene, dalle istituzioni, zittito e additato come un pazzo, un bugiardo, un buffone, con quel “rifiuto spaventoso di giustizia di cui l’Italia è (gravemente) malata”.

L’edizione italiana tascabile del romanzo di Murakami

K come Kafka sulla spiaggia di Haruki Murakami (2002). Tamura Kafka è un quindicenne solitario, di intelligenza e sensibilità non comuni, che scappa di casa per fuggire dal padre e da una maledizione di edipica memoria; Nakata è un tranquillo signore di mezza età, vittima di un incidente infantile che l’ha reso “stupido”, che vive grazie al sussidio governativo, parla con i gatti e si ritrova coinvolto suo malgrado in un disegno che chiama in causa il presente e il passato, i sogni e la realtà, i ricordi e l’oblio. Le vite di Tamura e Nakata, senza mai toccarsi, si intrecciano, e con le loro quelle concrete e tangibili della signora Saeki, del signor Ōshima, del giovane Hoshino, e anche quelle astratte di Johnnie Walker e del colonnello Sanders. Tutti agiscono nel labirinto di una vicenda che esplora i sedimenti dell’inconscio, che lascia aperte possibili strade di comunicazione tra il mondo reale, soggetto alle leggi del tempo e della memoria, quello dei sogni, dove si manifestano i desideri dell’subconscio, e un mondo “altro”, dove tutto è così concreto da sembrare vero, ma sottratto alle dinamiche che regolano l’esistenza. Il romanzo genera, nel suo svolgersi, interrogativi destinati a restare senza risposta e curiosità non sempre appagate: la dimensione simbolica, metaforica, onirica, prende spesso il sopravvento e i due piani, il concreto e il surreale, si intersecano lasciando aperte ipotesi e suggestioni di interpretazione. Ciò che del racconto rimane in sospeso non priva il testo del suo valore di romanzo di formazione: il quindicenne Tamura Kafka, in fondo, sulla spiaggia diventa un uomo.

Convinti dalle nostre proposte? Condividete con noi le vostre scelte, i vostri consigli, commenti e recensioni. In attesa del giro di boa di giugno con le lettere L-M: si tornerà alla letteratura nostrana, un po’ troppo trascurata negli ultimi mesi, con L’italiano. Lezioni semiserie di Beppe Severgnini e un classico (che tanti conoscono, ma pochi hanno letto davvero) come Metello di Vasco Pratolini. La sfida continua.

FOTO/ via  www.satrakshita.be; www.geschichteinchronologie.ch; andarperpensieri.blogspot

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