Donne, disabilità e disoccupazione: una dura realtà

Il lavoro al giorno d’oggi costituisce un reale,  e per molti  versi drammatico, problema  sociale. Uomini e donne, giovanissimi e più maturi soffrono sempre più per una situazione di estrema precarietà e instabilità lavorativa. Una categoria in particolare più osteggiata rispetto alle altre, nella ricerca e nel mantenimento di un’occupazione, sono le donne. Infatti, nonostante questo problema sollevi spesso delle polemiche, non si può negare che l’universo rosa patisca una condizione peggiore rispetto a quella degli uomini per farsi assumere nelle aziende. I fattori sono diversi, a volte frutto di un retaggio atavico secondo cui, la donna  non può svolgere determinate mansioni; in altri invece si tratta di problemi ed ostacoli più pratici, come per esempio conciliare i ritmi di lavoro odierni sempre più incalzanti con la crescita e l’accudimento dei figli.

Se poi a questo si aggiunge anche la disabilità, questo può a volte comportare ulteriori problemi d’inserimento in una realtà lavorativa. Infatti rimane ancora molto basso l’inserimento occupazionale del mondo rosa diversamente abile. Le variabili che incidono e determinano questo fenomeno, sono molteplici, dalla presenza di barriere architettoniche fisiche per il raggiungimento del posto di lavoro, ai mezzi pubblici non sempre in grado di supportare persone con diversa abilità, alle  obiezioni di superiori e colleghi nei confronti di chi, per esigenze fisiche, è costretto a usufruire di permessi o di periodi più frequenti e lunghi di malattia. A parità di condizioni e di difficoltà , comunque l’uomo seppur con le stesse difficoltà fisiche e psichiche, riesce a trovare una collocazione rispetto alle donne. Solo il 2%, tra i 15 e i 64 anni è occupato, contro il 7,7% degli uomini. Mentre tra le persone senza disabilità, le donne con un lavoro sono il 33% contro il 58,2% degli uomini. Inoltre solo il 2% delle disabili (in totale 1 milione 864mila) ha un reddito da lavoro contro il 6,4% degli uomini.

In assenza di un rapporto dell’Istat, i dati sono stati raccolti dal gruppo donne della Fish, la Federazione italiana per il superamento dell’handicap, rielaborando le pensioni di invalidità. “Vivono un doppio disagio: per la loro condizione fisica o mentale e per l’appartenenza al genere femminile” afferma Luisella Bosisio Fazzi, consigliere della Ledha. Esempio il diritto d’accesso, la fruibilità, i rapporti con la pubblica amministrazione, la scuola e la partecipazione sociale. “La struttura che abbiamo – dice Giovanni Merlo, direttore dell’associazione – non regge e stiamo cercando risorse per ampliare il servizio di assistenza legale”.

Questi sono dati che sicuramente non riflettono una realtà univoca, ma forniscono moltissimi spunti di riflessione,  molteplici interpretazioni e diverse chiavi interpretative del fenomeno. Il dato quantitativo va contestualizzato, e le esperienze di molte donne che vivono in questa condizione, sono di vario genere. La questione che ci preme in questo ambito sottolineare, è per quale motivo oggettivo l’inserimento lavorativo dei disabili è ancora una questione spinosa, che purtroppo vede ancora molti diritti calpestati, pur con una legge che servirebbe a tutelali. I dati, infatti, ci dicono che in Italia più della metà delle persone con disabilità è disoccupata, sfiorando il 66%. Tutto questo pur con una legge che, appunto, riserva loro circa 100mila posti di lavoro nel nostro Paese. Il che significa che le aziende, al giorno d’oggi, preferiscono probabilmente pagare multe, piuttosto che assumere lavoratori disabili.

E’  necessario un cambio di rotta “culturale” per aiutare anche gli stessi imprenditori e manager a considerare l’assunzione del disabile sotto il duplice aspetto di poter contare su una forza lavoro preparata e di contemporanei vantaggi fiscali garantiti dallo stato. E soprattutto non aggravare la situazione con la discriminante del sesso. Ci auguriamo che possa andare così.

Pamela Cocco

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Una risposta a Donne, disabilità e disoccupazione: una dura realtà

  1. avatar
    Marco 01/03/2013 a 14:58

    “Il che significa che le aziende, al giorno d’oggi, preferiscono probabilmente pagare multe, piuttosto che assumere lavoratori disabili.”

    Preferiscono pagare multe…senza il probabilmente

    E quando una donna disabile motorio, si trova a fare un colloquio con una grande agenzia assicurativa Francese, si sente rivolgere domande del tipo: Scusi ma lei come fa a far la pipì? ti cadono le braccia, non ti chiedono del tuo percorso universitario, delle due lauree, delle 5 lingue parlate o delle esperienze lavorative… No ti chiedono come fai a far pipì…that’s Italy..

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