Disoccupazione giovanile da record. Servono politiche o si muore

Elsa Fornero

I dati parlano chiaro e sono allarmanti. Messi lì, nero su bianco, ci definiscono ancora una volta e senza mezze misure quello che in fondo sappiamo già: il lavoro in Italia diminuisce, e lo fa ogni giorno di più. Ma oggi l’Istat, con i suoi dati provvisori, ci mette davanti  ad  un altro fatto molto più importante e sconcertante: sono soprattutto i giovani che risentono di questa crisi.  Il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni), ovvero l’incidenza dei disoccupati sul totale di quelli occupati o in cerca di lavoro, a maggio è al 36,2%. E cosa ancora più rilevante, ci riferiscono i tecnici dell’Istat, questo dato è il più alto da quando sono iniziate le serie storiche riguardo l’occupazione e la disoccupazione e cioè dal 1992. Un record quindi ma di cui non andare molto fieri. Solo dal mese di aprile si è avuto un aumento dello 0,9% e di ben 3 punti percentuali dall’inizio del 2012. Rispetto invece a maggio dello scorso anno l’aumento è stato di quasi 9 punti percentuali passando dal 27,5 % al 36,2%. Tutto questo cosa vuol dire? Che un giovane su 3 è disoccupato. E non è poco.

Andando ad analizzare nello specifico le serie storiche mensili iniziate nel 2004, ci si rende conto che, ad esclusione del 2007 che ha segnato una ripresa dell’occupazione giovanile, facendo abbassare il tasso di disoccupazione dal 23,1% del 2004 al 19,3%, l’aumento è sempre stato costante in questi otto anni. Andando a vedere la condizione più generale del Bel Paese la situazione non è meno tragica: ‹‹Il numero dei disoccupati, pari a 2.584 mila, diminuisce dello 0,7% rispetto ad aprile (-18 mila unità) - ci riferisce la fonte Istat – e tale diminuzione riguarda sia gli uomini sia le donne. Su base annua si registra una crescita del 26,0% (534 mila unità)››. E continua affermando ‹‹il tasso di disoccupazione si attesta al 10,01 %, in diminuzione di 0,1 punti percentuali rispetto ad aprile e in aumento di 1,9 punti rispetto all’anno precedente››.

Tutti questo dati sono fondamentali e ci devono far riflettere. Se i giovani, che dovrebbero essere il motore trainante del nostro sviluppo, sono tra quelli che risentono maggiormente di questa crisi, come può la nostra economia risollevarsi? Il vero problema è che in Italia, a causa proprio di questa crisi, la maggior parte delle imprese preferisce investire i propri soldi su qualcosa di sicuro, su persone con già comprovata esperienza. Un giovane laureato alle prime armi, che non sa ancora come funziona il mondo, soprattutto quello lavorativo è un grande punto interrogativo per un azienda soprattutto in un periodo come questo nel quale ovviamente non si sente di rischiare. Paradossalmente ha più possibilità di trovare lavoro una persona che lo ha perso piuttosto che un neo laureato. E allora cosa succede? Che moltissimi giovani, che in questo modo si sentono sminuiti, cercano fortuna in altri lidi. Quello che una fortunata espressione giornalistica  definisce “fuga dei cervelli”. Ironia della sorte, moltissimi poi trovano veramente fortuna in questi “lidi”. E l’Italia intanto ha perso una grandissima risorsa.

Il  Paese ha bisogno di rinnovarsi e le imprese devono essere più competitive e più attente alle innovazioni che un mercato così globalizzato richiede. In altre parole ha bisogno di un management giovane e aperto a qualsiasi forma di innovazione, con una preparazione fresca, al passo con i tempi. Non è l’unica soluzione è ovvio, ma sicuramente è un buon punto d’inizio. In Italia ci sono tirocini, stage, apprendistati tutte belle cose ed anche importanti ma che nella realtà delle cose per molti giovani significano una cosa sola: impossibilità di

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inserimento reale nel mondo del lavoro. Il più delle volte non sono neanche retribuiti, si pretende il massimo rendimento  dai ragazzi senza neanche una certezza di un successivo inserimento. Per fortuna non è sempre così, ci sono anche delle eccezioni. Ma non devono rimanere tali.

È per questo che il governo deve attuare delle riforme che incentivino l’entrata dei giovani nel mondo del lavoro. Fortunatamente dei passi in questo senso si stanno facendo grazie alla riforma del lavoro del ministro Fornero che il 27 giugno scorso è stata definitivamente approvata dal parlamento diventando legge. Proprio per arginare questo fenomeno di abuso lavorativo la riforma prevede la tutela a favore del lavoratore oltre che in caso di licenziamento discriminatorio e in alcuni casi di infondatezza del licenziamento disciplinare anche, e questa è la novità, in casi di licenziamento per motivi economici. Questo vale anche per i contratti di apprendistato: se un giovane viene licenziato per motivi economici può essere risarcito dal suo datore di lavoro. Ed è proprio l’apprendistato, insieme al tempo indeterminato, la forma contrattuale più valorizzata dalla riforma in quanto vista come il naturale trampolino di lancio per il mondo del lavoro e verso la maturazione professionale dei lavoratori.

Stefania Galli

Foto || economiaepolitica.it; focusitaly.net

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