Dislessia e disturbi del linguaggio: una ricerca per riconoscerli

istituto medea

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La dislessia, secondo la letteratura medica, è un Disturbo Specifico dell’Apprendimento che riguarda, in modo particolare, la capacità di leggere e scrivere in modo corretto e fluente. Questa si può manifestare con una lettura scorretta, cioè con il numero di errori commessi mentre si legge, o lenta, ma anche con serie difficoltà di comprensione del testo. In Italia questo tipo di disturbo riguarda il 4% della popolazione scolastica delle scuole primarie e secondarie di primo grado, in modo particolare nel sud Italia. Essendo un disturbo che riguarda la capacità di scrittura e lettura, la dislessia si inizia a manifestare nell’età scolastica anche se già nella scuola dell’infanzia si possono riscontrare alcuni segni come parole storpiate e scarso vocabolario.

L’ IRCCS Eugenio Medea, un istituto all’avanguardia per l’età evolutiva, sta avviando delle ricerche sui disturbi del linguaggio e della comunicazione su neonati, per cercare di riconoscere il disturbo prima dell’età scolare. La ricerca, in particolare, riguarderà l’attenzione spaziale visiva e la percezione acustica. Lo rende noto un comunicato stampa dell’Istituto del 3 settembre scorso che afferma che «gli studi più recenti mostrano che le abilità di elaborazione acustica e di orientamento dell’attenzione nello spazio, anche in bambini molto piccoli, sono indicative delle successive capacità di comunicazione, di linguaggio e di lettura. Un numero crescente di evidenze sperimentali ha dimostrato che i meccanismi di elaborazione acustica hanno un ruolo cruciale nello sviluppo di disturbi del linguaggio e dislessia evolutiva». Questo anche perché, come spiega il comunicato, i bambini dislessici hanno difficoltà nell’elaborazione di alcune caratteristiche dei suoni come l’ampiezza, la frequenza e la durata.

Si legge inoltre che «un’équipe di ricercatori del Medea ha appena dimostrato (aprile 2012) che i bambini con problemi di attenzione spaziale visiva, intesa come capacità di estrarre le informazioni rilevanti inibendo quelle irrilevanti, sono gli stessi che poi con grande probabilità svilupperanno la dislessia evolutiva». Nel dettaglio lo studio verrà fatto su 50 bambini di 6 mesi già pazienti presso il Medea  con l’ausilio Dipartimento Materno-Infantile dell’Azienda Ospedaliera di Carate, Desio e Vimercate e dell’Ospedale Manzoni di Lecco.

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I soggetti per lo studio verranno selezionati già durante la gravidanza. Ai genitori che vorranno partecipare al progetto verrà, infatti, somministrato un questionario che indaga gli eventi e le circostanze che potrebbero, secondo dei dati in letteratura, avere un impatto sullo sviluppo del nascituro. Quando verrà alla luce il bambino verrà fatta una valutazione del suo sviluppo cognitivo e neuromotorio al sesto mese d’età eseguendo una registrazione dell’attività elettrica celebrale spontanea del bambino durante l’esposizione a stimoli acustici. In pratica ai bambini verrà posta una cuffia speciale dotata di sensori e sottoposti a stimoli non verbali e verbali. I medici annoteranno tutte le risposte che fisicamente il bimbo da, come il movimento della testa verso un rinforzo o la percentuale di sguardo verso stimoli visivi.

Per quanto riguarda gli stimoli all’attenzione visiva, questi verranno raccolti all’ottavo mese di vita del nascituro, attraverso degli stimoli visivi presentati sullo schermo di un computer. L’ultimo step, infine, si legge dal comunicato, riguarda la raccolta di «campioni di materiali biologici del bambino (campione di saliva) e dei genitori per  valutare come i differenti assetti genetici possano influenzare la evoluzione delle competenze studiate. Le informazioni raccolte consentiranno di indagare l’effetto delle componenti ambientali e genetiche sulle prestazioni comportamentali e neurofisiologiche e di costituire il primo campione italiano di neonati a rischio per disturbi del linguaggio e della comunicazione». Un altro grande passo avanti, quindi, della nostra medicina e in modo particolare nello studio di questo importantissimo disturbo che, se avrà esiti positivi, permetterà di riconoscerlo già dalla nascita e porterà ad una riabilitazione tempestiva.

 

Stefania Galli

Foto || salute24.ilsole24ore.com; laprovinciadilecco.it

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