Diffamazione, cambiano le regole per i giornalisti

Alessandro Sallusti, condannato a 14 mesi di carcere per aver diffuso false notizie attraverso il suo Giornale

Alessandro Sallusti, condannato a 14 mesi di carcere per aver diffuso false notizie attraverso il suo Giornale

Roma – È passato oggi alla Camera dei deputati un provvedimento che andrebbe a modificare la responsabilità dei giornalisti, escludendo il carcere nel caso del reato di diffamazione a mezzo stampa. La proposta modifica anche le multe pecuniarie inflitte a giornalisti professionisti e pubblicisti, oltre a ridurre il peso di responsabilità sui direttori delle testate. Il provvedimento ha ricevuto 308 voti favorevoli, 117 contrari e 8 astensioni: a votare contro la norma sono stati il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo e Sinistra Ecologia Libertà.

Le pene per la diffamazione a mezzo stampa cambiano notevolmente: se oggi il reato è punito con il carcere da sei mesi a tre anni e con una multa non inferiore a 516 euro, se e quando la legge sarà approvata, ci sarà invece una multa da cinquemila a diecimila euro, incrementata fino a sessantamila in presenza di una falsa attribuzione volontaria. La sentenza sarà pubblicata e, in caso di recidiva, il giornalista potrà anche essere sospeso dalla professione.
Cambia anche la rettifica: dovrà essere pubblicata con uguali caratteristiche e visibilità del pezzo originale e non potrà essere commentata. Modificate anche le pene per chi non ottempera entro i termini previsti alla pubblicazione della rettifica, che sale a un massimo di sedicimila euro. Tuttavia è prevista anche un’ammenda per il querelante, nel caso sia provata la temerarietà della richiesta.

Cambia qualcosa anche per i direttori di testata, che saranno perseguibili solo se la diffamazione sarà conseguenza di una mancanza nel dovere di vigilanza: per chi dirige, però, non sarà prevista la pena accessoria della sospensione dalla professione.
Il direttore di una testata, inoltre, potrà delegare uno o più giornalisti professionisti per la vigilanza, previo assenso dei giornalisti stessi.

La legge ora riguarderà anche i periodici online, quelli ufficialmente registrati presso un tribunale, ma non i blog: per loro varranno norme analoghe a quelle delle testate cartacee anche nel campo della diffamazione. Per i casi telematici, comunque, la competenza spetterà al tribunale di residenza del diffamato. Il testo, tuttavia, corre il rischio di bloccarsi al Senato, dove già nella scorsa legislatura si bloccò un provvedimento analogo: spetterà comunque ai senatori impedire che l’idea si fermi. È comunque prevedibile un ulteriore passaggio alla Camera perché, secondo fonti governative, il Senato probabilmente apporterà alcune modifiche.

Andrea Bosio
@AndreaNickBosio

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