Dibattito Orfini-Martino sulla fiducia. E Grillo contro la Costituzione

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Beppe Grillo continua la sua opera di rivoluzione del sistema politico

Roma – Ieri sera il programma televisivo In onda di La7 è stato il palcoscenico per un vivace dibattito tra Matteo Orfini, rappresentante Pd, ed Emiliano Martino, attivista storico del Movimento 5 Stelle, noto nell’ambiente come “Cappellaio Matto”, in onore del personaggio del romanzo di Carroll Alice nel paese delle meraviglie. Argomento dello scontro, ovviamente, l’eventuale fiducia degli eletti grillini a un eventuale governo Pd “di minoranza”.

La posizione dei neo-eletti in Parlamento per il Movimento 5 Stelle è chiaro: nessuna fiducia ma voto sui singoli provvedimenti. Peccato che, perché il governo avanzi provvedimenti, serve che riceva la fiducia. Buona parte dello scontro è avvenuto su questo punto, con Orfini che proponeva una fiducia basata su otto punti programmatici contenuti nel programma grillino e Martino che s’impuntava sulla questione fiducia, in maniera forse un po’ confusa.

Il dibattito è poi proseguito sul web, in particolare sul profilo twitter di Martino, che è anche leader della band romana Gaia Groove. Lì le critiche, però, si sono spostate sul copricapo dell’esponente grillino, perdendo mordente sul piano politico.
Se lo scontro e l’incontro tra le parti dovranno proseguire su questo piano, difficile che si ottenga un accordo di fiducia.

A rincarare la dose è stato oggi proprio Beppe Grillo, leader extraparlamentare del movimento non-partito. Durante la domenica dedicata alla visita cittadina a Montecitorio, in vista del meeting “a porte chiuse” con i neoeletti grillini al quale lui e Casaleggio prenderanno parte domani, Grillo si è scagliato contro l’Articolo 67 della Costituzione, quello che garantisce ai parlamentari l’esercizio della loro funzione “senza vincoli di mandato”. «Questo – ha dichiarato Grillo – consente la libertà più assoluta ai parlamentari che non sono vincolati né verso il partito in cui si sono candidati, né verso il programma elettorale, né verso gli elettori». Una garanzia costituzionale e democratica che al leader del movimento non va giù, visto che, a suo parere, «l’eletto può fare, usando un eufemismo, il cazzo che gli pare senza rispondere a nessuno».

Andrea Bosio
@AndreaNickBosio

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