Diario di Zemanlandia, Roma-Bologna 2-3: cosa è Zeman e cosa non lo è

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Zeman: primo tempo da incorniciare, secondo da dimenticare (calciomercatoweb.it)

Zemanlandia, anno III giornata III. Roma – Ci sono partite che sul 2-0 al 71’ sembrano finite, per tutto il resto c’è Zeman: questo in sostanza il senso degli attacchi dei detrattori dell’allenatore boemo, rispuntati fuori come funghi al primo acquazzone. Al confronto Gianluca Vialli è stato un gran signore, visto che, pur essendo più che opinabile il contenuto delle sue critiche a Zeman (che hanno scatenato la legittima anche se forse un po’ eccessiva replica del mister giallorosso, perché spesso non abbassarsi a livelli non abituali è la risposta migliore a chi non la merita), sono arrivate in tempi non sospetti, e non al primo passo falso.

Perché di passo falso si tratta e nient’altro: perdere 2-3 in casa in quel modo è un qualcosa di incredibile, ma non può essere ricollegato alla presenza di Zeman sulla panchina della Roma. Chi lo fa o non capisce di calcio o non ha un quoziente intellettivo elevatissimo. O, a limite, entrambe le cose.

Perché la sconfitta della Roma di ieri non è stata la solita sconfitta di Zeman: i tifosi delle squadre dell’allenatore boemo spesso si sono ritrovati a lamentarsi di incredibili contropiedi con attaccanti avversari che si involano indisturbati verso la porta, mentre la loro squadra sta attaccando dissennatamente.

Ieri Roma-Bologna non è andata così. I giallorossi sono partiti a mille, dopo un quarto d’ora erano meritatamente sul 2-0 grazie al tap-in di Florenzi e al gioiello di Lamela, reso ancor più gustoso dalla sceneggiata di Perez che per perdere tempo resta a terra e non contrasta il fantasista argentino, ritrovando però subito le forze e l’integrità fisica per andare a discutere a muso duro con gli avversari pochi secondi più tardi.

La Roma domina, sfiora in più di un’occasione il legittimo 3-0, poi nella ripresa abbassa il ritmo, come è bene che faccia una squadra in vantaggio di due reti, e non rischia nulla. Fino al 71’, quando Piris si lascia inesplicabilmente sfuggire Gilardino, e circa trenta secondi più tardi Diamanti approfitta di un fortunoso rimpallo per battere ancora Stekelenburg. Ingiustizia è fatta, ma la Roma torna a provaci, anche se un uno-due del genere avrebbe tramortito qualsiasi squadra, figuriamoci una di un’età media così bassa. E cosa può farci Zeman se al 91’ un pallone crossato in maniera innocua su cui il portierone olandese stava intervenendo, diventa la più bollente delle patate per Burdisso che interviene scompostamente e regala la più facile delle occasioni a Gilardino?

La Roma esce sconfitta in un modo singolare, che ha pochi eguali, ma che nel calcio può verificarsi. Raramente, ma succede. Anche se adesso la strada è un po’ bagnata la direzione è quella giusta, e la Roma del primo tempo è roba da Zeman allo stato puro. Quella che ha buttato tre punti no.

Andrea Corti

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