Detenuti nelle zone terremotate dell’Emilia: insieme per ripartire

carcere

24emilia.com

Modena – Quando si sente parlare di carcere le prime immagini che vengono alla mente sono quelle che molto spesso telegiornali e giornali danno: luoghi decadenti e soprattutto sovraffollati. Oggi è sempre più latente una vera e propria crisi della giustizia e del sistema carcerario che sta diventando un problema sociale, ma anche e soprattutto un vero problema legale, di costituzione violata. Infatti, scopo primo del carcere dovrebbe essere quello della rieducazione. Come cita, infatti, l’articolo 27 della Costituzione italiana “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.”

I media  non fanno altro che dare notizie su questa crisi che sta investendo la giustizia e le carceri. Nei servizi si parla quasi solo ed esclusivamente di giustizia ingiusta, di giustizia con tempi troppo lunghi, di carceri piene.

Per fortuna ogni tanto qualche buona notizia si sente anche su questo fronte. E questa volta la buona novella arriva da Modena. Qui, il 30 luglio è stata stipulata una convenzione tra il comune, la casa circondariale, l’Associazione Servizi per il Volontariato Modena (ASVM), Gruppo Carcere- Città e l’associazione Porta Aperta al Carcere. Una convenzione coordinata dalla Regione Emilia, dal dipartimento di amministrazione penitenziaria del Ministero della Giustizia e dal Tribunale di Sorveglianza di Bologna che prevede l’ausilio di volontari detenuti nelle zone terremotate dell’Emilia. I detenuti potranno accompagnare gli autisti nel trasporto merci verso i magazzini e i campi di accoglienza, aiutare nelle attività di manovalanza, assistere i volontari che si occupano di gestione e di stoccaggio merci nei centri di raccolta, dare una mano nelle mense e fornire supporto in tutte quelle attività di segreteria.

Francesca Maletti
Francesca Maletti

La convenzione resterà attiva fino alla fine dell’anno e, se le parti lo vorranno, potrà essere anche prorogata e impegnerà sul campo, almeno nella prima fase, otto detenuti fino ad un massimo di quaranta per l’intero progetto. Un’iniziativa che fa riscoprire il vero senso del carcere, ovvero il recupero e la rieducazione del condannato. Ad affermarlo è anche l’assessore alle Politiche Sociali Francesca Maletti: «La finalità dell’iniziativa – spiega  – è la realizzazione di un progetto che possa offrire un’opportunità di recupero sociale ad alcuni detenuti i quali potranno impegnarsi in attività di volontariato utili alle realtà colpite dagli eventi sismici dello scorso maggio, nell’ottica di una “giustizia ripartiva” anziché “punitiva”. I soggetti coinvolti svolgeranno incontri periodici per il monitoraggio e la verifica delle attività».

È fondamentale, infatti, che i detenuti facciano della propria esperienza in carcere una esperienza di ricostruzione di sé anche per ritrovare un rapporto non solo con sè stessi, ma anche con tutta la società. Anche perché il carcere, per sua natura, è il luogo di abbattimento per antonomasia. Se l’individuo non trova spunti, stimoli per andare avanti, perde anche quella poca fiducia in sé che prima aveva.  E se un uomo non ha più fiducia in sè stesso non ha nemmeno più dignità. Questi progetti vanno dunque incentivati non solo perché è la Costituzione che lo comanda, ma anche perché ogni singolo uomo ha il diritto di sentirsi veramente “uomo”.  Questo è il primo passo affinché il carcere sia veramente quello strumento rieducativo e non solo punitivo.

 

                                                                                                                                                                                                   Stefania Galli

Foto || comune.modena.it; 24emilia.com

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