Delitto di Lignano. Un uomo e una donna gli autori del duplice omicidio

Lignano (Udine) – Probabilmente sono un uomo e una donna, i colpevoli del massacro dei coniugi Paolo Burgato, di 69 anni, e Rosetta Sostero, di 66.  Queste le conclusioni a cui è giunto il Ris dopo aver analizzato i reperti, tra cui un mozzicone di sigaretta e un fazzoletto, raccolti sul logo del delitto che si è consumato in una villetta a Lignano Sabbiadoro (Udine), domenica 19 agosto.

Le due vittime: Paolo Burgato e Rosetta Sostero

Bisogna, però, fare qualche passo indietro per ricostruire meglio l’accaduto. Lunedì mattina, Michele Burgato, figlio delle due vittime, scopre i corpi dei propri genitori, in un lago di sangue, nel garage della loro villa. Il delitto sembra sia stato compiuto la sera precedente verso le 22:30, quando Paolo e Rosetta, dopo aver cenato fuori, rientrano a casa. Un’arma da taglio (che non è stata trovata nella villa) quella con cui sono stati uccisi i due commercianti. Sui due corpi, infatti, sono state inferte parecchie coltellate. La donna è stata dapprima ferita con sette fendenti sui fianchi e sull’addome, successivamente è stata sgozzata. Il marito, secondo le ricostruzioni degli inquirenti, è stato spettatore passivo dell’omicidio della moglie, immobilizzato con i fili per stendere il bucato. Anche lui è stato ferito più volte con l’arma da taglio, per poi essere ucciso con un colpo alla gola.

La prima ipotesi, inizialmente la più accreditata, era quella del duplice omicidio, per scopo di rapina.

Non si comprende, però, perché tanta violenza nei confronti dei due anziani; gli stessi carabinieri, intervenuti sul posto e coordinati dal sostituto procuratore Claudia Danelon, parlano di scena del crimine «sconvolgente ed efferata, mai vista».

Probabilmente la tortura, che ha preceduto l’omicidio, aveva come scopo quello di far confessare alle due vittime  dove si trovasse il denaro. Gli inquirenti, infatti, hanno scovato nella villa a una somma pari a 40mila euro, infilata dietro il battiscopa; in soffitta, invece, hanno rinvenuto 60 milioni delle vecchie lire.

Rimangono,però, alcuni elementi su cui bisogna far chiarezza che allontanano l’ipotesi della rapina: primo, la ragione per cui i due coniugi non hanno confessato e, secondo, trovare una spiegazione per cui avevano nascosto in soffitta quei banconote fuori corso.

Per questo gli inquirenti stanno approfondendo la situazione finanziaria di Paolo Burgato e Rosetta Sostero, per comprendere meglio il flusso di denaro in entrata negli ultimi anni. Altra pista seguita riguarda l’impresa edile di uno dei fratelli di Rosetta, Rino Sostero, che, per colpa della crisi, è andata fallita registrando un buco di circa 56 milioni di euro.

L’unica cosa certa, per ora, è che sono stati in due ad aver compiuto l’efferato omicidio: i due Dna, secondo le analisi svolte dal Ris, appartengono a un uomo e a una donna.

La conferma che si tratti proprio del Dna dei due assassini sta nel fatto che, secondo gli inquirenti, nella villa sono entrati, dopo la consumazione del delitto, il figlio (che ha scoperto i cadaveri) e successivamente il medico legale e la sezione scientifica dei carabinieri per effettuare i primi accertamenti.

La villa dove si è consumato il delitto, Lignano (Udine)

La possibilità che ci fosse anche una donna, la sera del delitto, era stato già ipotizzato durante il primo sopralluogo: cucina, garage e soggiorno sono stati rimessi in ordine, dopo essere stati setacciati a fondo, da parte dei due killer, alla ricerca di qualcosa. Identica cosa per i cassetti del comò e l’armadio nella camera da letto della coppia: i carabinieri hanno ritrovato i vestiti ben piegati.

Alcuni testimoni affermano di aver visto, poche ore dopo il delitto, un uomo rasato intento a lavarsi le mani a una fontanella nelle vicinanze della villa e un furgone color verde parcheggiato, durante la notte, davanti alla dimora dei coniugi Burgato.

Inizialmente, basandosi sempre su alcune testimonianze secondo cui sono state percepite parole in slavo, si è pensato a una coppia di origine balcanica, come potenziale autrice del reato.

Non sono dello stesso parere gli investigatori (anche se non è scartata completamente quest’eventualità), convinti che le ricerche devono concentrarsi sulle due famiglie di Paolo e Rosetta.

Spesso è più semplice accettare che il male venga dall’esterno, come ha dimostrato la strage di Erba avvenuta nel 2006 prima che si scoprissero i veri colpevoli. Il male, anche quando si manifesta in forme crudeli e violente, può risultare, come disse Hannah Arendt, spiazzante e agghiacciante per la sua “banalità”.

Giorgio Vischetti

foto|| grr.rai.it; gazzettino.it; fattidicronaca.it

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