Default Grecia: o subito l’accordo per l’austerity o la bancarotta

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il premier greco Lucas Papademos

Atene - La Grecia prende altro tempo. Pare sia impossibile per lo stato, a un passo dalla bancarotta, arrivare al tanto agognato accordo tra governo, partiti e creditori privati per formulare quelle riforme di tagli che permetterebbero al paese di avere un altro contributo economico di 130 miliardi dall’Europa. Denaro indispensabile per garantire la sopravvivenza strutturale e monetaria greca.

Bruxelles, di contro, è sulle spine e richiama la governance ellenica ai propri doveri in vista del “time out” sempre più vicino. Panorama cupo. Soprattutto per il manifesto scetticismo dell’Eurozona a partire da quello della Germania e del suo Cancelliere Angela Merkel, la quale ieri, alla notizia della mancata intesa, ha dichiarato di essere incapace di capire ‹‹a cosa le serva qualche altro giorno››. Parole dure, che definiscono appieno la posizione europea: per scongiurare il default non serve altro tempo ma una decisione netta di Atene. Ad essa spetta il compito di far ragionare i partiti al fine di chiudere l’accordo coi suoi creditori privati il prima possibile. Le scadenze temporali sono terminate ‹‹il limite è già superato››. ‹‹La Grecia ha già superato la data limite che la Ue le aveva dato›› per chiudere le trattative a proposito della ristrutturazione del debito. Un monito, quello nei riguardi di Atene, che è arrivato anche dal portavoce del commissario Ue agli Affari economici Olli Rehn, il quale ha ribadito che il ritardo in corso ‹‹non si può ignorare››.

L’Europa freme di ansia anche perché il default della Grecia, oltre agli inevitabili risvolti negativi su tutta l’area Ue, confermerebbe il fallimento integrale delle politiche adottate dai Membri per la gestione della crisi. Fallimento che coinvolgerebbe, in particolare, i due principali attori della scena: il presidente francese Nicolas Sarkozy e lo stesso Cancelliere tedesco, entrambi prossimi alla ricandidatura.

Perciò anche Parigi incalza. Merkel e Sarkozy hanno definito “inaccettabile” l’eventuale fallimento di Atene e hanno suggerito alla Grecia di apporre alcune misure di sicurezza sulle proprie finanze come porre gli interessi del proprio debito sovrano in un conto bloccato. Suggerimenti, tuttavia, difficili da seguire senza un’intesa, ragione per cui il premier Lucas Papademos continua la sua maratona di audizioni.

Ieri, il premier avrebbe dovuto incontrare in riunioni tecniche i rappresentanti della troika Ue-Bce-Fmi e in riunioni politiche i partiti. Papademos si è invece fermato a questi ultimi. Oggi, le audizioni dovrebbero riprendere per tentare di concludere le trattive sui nodi focali: l’abbassamento dei salari minimi, il taglio delle pensioni complementari, delle tredicesime nonché delle quattordicesime anche nel settore privato e delle privatizzazioni. Un salasso che si aggiunge hai tagli radicali degli stipendi e degli esuberi nel pubblico impiego e che, ieri, ha prodotto l’ennesimo sciopero generale nazionale.

Intanto il tempo passa e, in ogni caso, non sarà possibile andare oltre il 13 febbraio, data in cui deve partire lo “swap” o “sostituzione” dei titoli greci. Saldo necessario per evitare il default il 20 marzo, quando andranno in scadenza 14,5 miliardi di bond. Se per il 13 febbraio non ci sarà un accordo tra governo, troika e creditori privati per riforme, tagli e rimborso dei debiti, con doverosa approvazione dell’Eurogruppo e del Parlamento ellenico, la Grecia sarà fallita.

Mercati – I dubbi sulla Grecia hanno già riportato la sfiducia nei mercati. Ieri le Borse hanno segnato il profondo rosso e – malgrado le parole di stima di Sarkozy e Merkel per le riforme operate dal Governo Monti in Italia, difinite “spettacolari” – l’agenzia di rating Ficth ha declassato lo status di 5 grandi Istituti di credito nazionali.

A essere bastonate sono state Mps, Banco Popolare, Ubi, Intesa San Paolo e Iccrea. Confermato invece l’A- per Unicredit appena uscita dall’ottimo risultato della ricapitalizzazione.

Chantal Cresta

Foto || ansa.it

 

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