Deep web, il volto nascosto (e pericoloso) di Internet

Il deep web è come la parte sommersa di un iceberg

Ogni giorno utilizziamo il web per controllare la posta elettronica, per chattare con altre persone, per cercare informazioni. Ma questo web che visitiamo non è che una piccolissima parte della rete, come la superficie di un oceano del quale non possiamo sondare la profondità.

Tutta la parte di Internet che si trova sotto la superficie visibile si chiama deep web, o web invisibile, e la sua dimensione era stimata fino a qualche anno fa in cinquecentocinquanta miliardi di documenti, contro gli appena due miliardi del web di superficie. Raggiungere i livelli più profondi di Internet non è semplice e soprattutto non è raccomandabile.

Come quando si visitano i quartieri più pericolosi di una grande città, anche on-line si possono fare brutti incontri e si possono trovare persone dedite alle più svariate attività illegali. Droga, armi, materiale pedopornografico, ma anche assassini a contratto, istruzioni per costruire una bomba artigianale, password rubate e quant’altro si possa immaginare, si può trovare nel deep web. Ma come dicevamo, dare anche solo una sbirciata a questo mondo sommerso non è facile. I motori di ricerca che utilizziamo infatti, non hanno questi documenti indicizzati nei loro database e servono quindi dei motori di ricerca ad hoc, come quello contenuto nel browser Tor.

Ma non è sufficiente avere gli strumenti, bisogna anche saperli utilizzare e soprattutto, saper camuffare la propria identità per evitare di essere identificati dalle forze dell’ordine che operano on-line. È un po’come nascondere il proprio volto dietro a un passamontagna e per la verità esistono molti siti in cui è spiegato come nascondersi passo per passo. Come fosse un vero e proprio Paese, anche il deep web ha una sua moneta, il bitcoin. Questa moneta virtuale – il cui valore può subire oscillazioni come una moneta reale – è acquistabile on-line con la propria carta di credito e serve a “ripulire i soldi”, rendendo molto difficile risalire a chi ha compiuto una transazione.

Tutto questo processo può sembrare un pò macchinoso ma sono centinaia di migliaia le persone che utilizzano questo sistema ogni giorno per i motivi più disparati. È il regno dei pedofili, dicevamo, che ogni giorno visitano siti nascosti contenenti ogni sorta di materiale pedopornografico con protagonisti bambini di età compresa tra zero e quindici anni, immagini raccapriccianti in cui le giovani vittime diventano merce da utilizzare e vendere. Il deep web è anche il luogo in cui trovare gli snuff-movie, film in cui le torture e gli omicidi ripresi dalla telecamera sono reali e gli attori muoiono davvero dopo atroci sofferenze.

Addentrandosi ancora di più in questo Internet invisibile, si può trovare un fiorente mercato delle armi. Ogni articolo è descritto minuziosamente e corredato di foto, come se si trattasse di un paio di occhiali in vendita su eBay. Così si viene a sapere che un mitragliatore Kalaschnikow Ak-47 in Afghanistan costa 1.500 dollari, 800 dollari in Iraq, 2000 se si vuole il modello usato da Bin Laden, 86 dollari in Sudan – ma in questo Paese si possono comperare anche bambini soldato per 33 dollari l’uno, un terzo del costo di un fucile – e in Europa si può avere un lanciamissili per soli 400 dollari.

Lo schema di un ordigno esplosivo improvvisato

Se si sa dove cercare, non c’è limite a ciò che si può comperare nel deep web, anche killer a contratto. Un recente sondaggio del mercato nero internazionale ha portato alla luce le tariffe per assoldare assassini nei vari Paesi. Per far uccidere una persona in Australia si possono pagare dai 16mila agli 83miladollari, attorno a 60mila in Spagna e solo poche decine di dollari in Messico, ma i prezzi variano.

Cambiano per esempio, a seconda dell’età della vittima – alcuni killer rifiutano di uccidere ragazzini sotto ai sedici anni – e dalla posizione che occupano. I prezzi infatti salgono per far fuori soldati americani, poliziotti o uomini d’affari.

Nelle ultime settimane il deep web è tornato sotto i riflettori della stampa in seguito alla chiusura del sito “Silk Road”, un portale in cui si poteva acquistare ogni tipo di droga, di arma e in generale ogni tipo di materiale illegale esistente.

Il senatore statunitense Charles Schumer, denunciando il sito alla Dea, ha dichiarato: «Si tratta chiaramente di un one-stop shop per le droghe illegali, che rappresenta il tentativo più sfacciato di vendere droghe online che abbiamo mai visto. È sfacciato anni luce più di ogni altra cosa».

Dopo poco gli amministratori di “Silk Road” hanno risposto in un blog ai loro accusatori: «Il dado è stato lanciato e ora vedremo cosa uscirà. Intensificheremo gli sforzi per contrastare i loro attacchi e rendere il sito più resistente possibile, questo significa che per un po’ saremo meno sensibili ai messaggi che ci riguardano. Sono sicuro che questa notizia spaventerà qualcuno, ma dobbiamo vincere la battaglia, una nuova era nascerà. Anche se perdiamo, il genio è uscito dalla bottiglia; stanno combattendo una guerra persa in partenza».

A parte le frasi fatte dei blogger spaventa il termine “nuova era” perché, se da una parte i traffici illeciti non sono una novità, è sconcertante la facilità di accesso a questo mercato nero globale, più raggiungibile di prima e capace di causare sempre più vittime nel mondo. Alea iacta est.

Andrea Castello

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