Debito Usa: evitato il default ora si cerca di schivare il downgrade

Barak-Obama

Barak Obama

Washington – Tra poche ore, l’accordo sull’aumento del ebito americano sarà legge. Il Senato dovrebbe approvare e far passare alla firma del presidente Barak Obama, il tanto agognato traguardo di intesa sull’aumento del debito pubblico, con il quale si evita (data ultima concessa per le trattative, oggi, 2 agosto) il default dell’economia USA. Intanto, ieri, la Camera ha votato per il sì con 269 favorevoli e 161 contrari.

Crack scongiurato, dunque, ma l’America di Obama non può ancora tirare respiri di sollievo. Se la paura default si allontana, quella downgrade resta più viva che mai. L’accordo del Congresso, infatti, non rimanda la questione dell’abbassamento di valutazione del rating americano da AAA ad AA+, una possibilità delineata dall’Agenzia rating, Standard & Poor’s.

La ragione è sostanzialmente la seguente. L’intesa al via di approvazione aumenta il tetto del debito da 2.100 miliardi di dollari a 2.400 miliardi, con tagli previsti di almeno 2.100 miliardi di dollari in 10 anni. Inoltre, una commissione bipartisan dovrà stabilire ulteriori tagli per un totale di 1.500 miliardi di dollari. Le proposte dovranno essere presentate entro il Giorno del Ringraziamento, a novembre e il Congresso dovrà approvare i tagli proposti entro il 23 dicembre. In caso contrario scatteranno tagli automatici a sanità e difesa.

Secondo l’Agenzia, però, le misure non sono sufficienti, poiché essa ha calcolato una soglia di sicurezza di aumento intorno ai 4.000 miliardi di dollari.

Per gli uomini del Congresso, però, il compromesso raggiunto è buono. Secondo il segretario al Tesoro, Timothy Geithner ‹‹L’accordo è positivo per l’economia, evita altri danni›› mentre il presidente Obama ha spiegato che ‹‹I tagli saranno graduali, non peseranno e ci consentiranno di continuare a effettuare investimenti in settori che creano occupazione››.

Però, non tutti condividono il timido ottimismo generato dalla sintonia raggiunta ieri. Gli esperti sostengono che la Fed (la Banca Centrale degli Stati Uniti), sarà nuovamente obbligata a sostenere la finanza USA nel prossimo futuro e i mercati, paiono inclini a sostenere la tesi.

Ieri, Wall Street – dopo un discreto rialzo – ha proceduto negativa confermado, così, che la crescita americana è lenta e che i tagli alla spesa previsti potrebbero rallentarla ulteriormente, vanificando gli effetti dell’accordo.

Insomma, il declassamento non è eventualità remota e potrebbe accadere anche piuttosto in fretta. Secondo Standard & Poor’s, addirittura in un trimestre e se la cosa si verificasse, ciò potrebbe produrre un ribaltamento dell’assetto finanziario internazionale. Anche per questo, le agenzie di rating Moody’s e Fitch sono più caute nelle analisi, non escludendo che gli Stati Uniti potrebbero riuscire mantenere la tripla A. Dunque, un downgrade notificato da una solo agenzia conterrebbe il danno.

In questo scenario tutt’altro che stabile, il governo statunitense tenta di lanciare messaggi rassicuranti alla nazione e al mondo. ‹‹Abbiamo contatti regolari con le agenzie di rating – ha sottolineato il portavoce di Obama, Jay Carney, per il quale l’accordo è – una vittoria per gli americani››.

Chantal Cresta

Foto || ansa.it

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