De La Tour a Milano: pochi giorni ancora

Locandina della mostra

MILANO – Imperdibile l’appuntamento annuale a Palazzo Marino, che dopo aver esposto artisti italiani di fama mondiale come Leonardo e Caravaggio, ha inaugurato con la mostra Georges De La Tour a Milano, il 26 novembre 2011, il filone degli ospiti stranieri.

Il pittore lorenese (Vic sur Seille, 10 marzo 1593 – Lunéville, 30 gennaio 1652) è in realtà in qualche modo legato all’Italia, visitata probabilmente durante un viaggio, nel quale approfondisce e acquisisce quel luminismo caravaggesco per cui è spesso soprannominato “Caravaggio francese”.

Ben poco si conosce dell’artista, nominato nel 1639 “pittore particolare del re” da Luigi XIII, a lungo dimenticato e riscoperto nel 1926 grazie al lavoro infaticabile di Hermann Voss, che gli ha dedicato la sua vita, scovandone le opere, una quarantina, disperse in musei e collezioni a causa di un’infinita serie di errate attribuzioni.

Due sono gli oli su tela esposti nella mostra curata da Valeria Merlini e Daniela Storti, provenienti dal Louvre e collocati nella Sala Alessi di Palazzo Marino: San Giuseppe falegname, del 1640 circa, e l’Adorazione dei pastori, del 1644, incorniciati nell’allestimento scenografico di Elisabetta Greci, molto rispettoso dei quadri, in cui risaltano le luci e le ombre delle pennellate di De La Tour grazie a piccoli fari disseminati qua e là, come stelle di un firmamento nella notte di Betlemme. Un carton gesso raccoglie entrambi gli oli in una nicchia, mentre lateralmente in Sala alcuni video contestualizzano l’artista e le opere esposte, dove effetti di lumi artificiali accendono di luce riflessa i volti dei personaggi raffigurati. Così nell’Adorazione dei pastori, entrata a far parte delle collezioni del Louvre nel 1926, Giuseppe regge un cero che illumina Maria e i pastori, in silenziosa contemplazione, simili a ritratti di borghesi dell’epoca. Figure poste intorno al Bambino addormentato, da cui una luce fortissima, sovrannaturale, si espande rischiarando i volti dei personaggi.  Accanto alla culla di Gesù, l’agnello, richiama la Passione.  La versione notturna dell’Adorazione dei pastori si propaga dall’Italia grazie alla rivisitazione che pittori bolognesi come i Carracci fecero della lezione caravaggesca, anche se il pittore lorenese la reinterpreta rendendola più intima e domestica, secondo la tradizione franco fiamminga.  In Giuseppe il falegname, il piccolo Gesù regge una candela che gli rischiara il volto, mentre guarda con sacra ammirazione Giuseppe al lavoro; dal volto del bambino la luce si propaga nella stanza scura, evidenziando i gesti umili ma fieri del falegname, la trave, gli attrezzi da lavoro, le volute di un truciolo. Il legno su cui sta lavorando Giuseppe è un’evocazione della croce e quindi del futuro del figlio, di cui egli sembra già preoccupato, come si evince dall’espressione cupa del suo volto (che si contrappone all’espressione amorevole del piccolo). Entrambe le scene sono quindi fissate in un’atmosfera rarefatta, assoluta e irreale, carica di simbologie.

Giuseppe il falegname

Così per qualche minuto il visitatore viene rapito da queste sfere intime e accoglienti, entrando quasi in contatto con i soggetti raffigurati, di cui restauratori e storici dell’arte descrivono la storia, in una mostra organizzata da Eni in collaborazione con il Comune di Milano, e visitabile ancora per pochi giorni, fino all’8 gennaio.

Benedetta Rutigliano

INFORMAZIONI

 ORARI: Lun-Mer: 09:30-19:30 / Gio: 09:30-22:30 / Ven: 09:30-19:30 / Sab: 09:30-22:30 / Dom: 09:30-19:30

BIGLIETTI: Ingresso gratuito

CATALOGO: Skira                       

SEDE: Palazzo Marino, Sala Alessi, Piazza della Scala, 2, 20121 Milano

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