Dante poeta e italiano: in mostra a Roma cinque secoli di edizioni della Commedia

 

Edizione della Commedia impressa a Mantova nel 1472

Edizione della Commedia impressa a Mantova nel 1472

ROMA – «Nel suo profondo vidi che s’interna/legato con amore in un volume/ciò che per l’Universo si squaderna» (Paradiso, XXXIII, 85-87).

In questa terzina Dante Alighieri, giunto nel suo viaggio a contemplare il Paradiso, descrive il momento in cui, affondando lo sguardo in un raggio di luce abbagliante, vi scopre in profondità, racchiuso in un unico libro, tutto ciò che è stato, che è e che sarà. Il poeta trova in un solo luogo, in un solo momento, tutto ciò che di solito è disperso e molteplice e ricorre all’immagine del volume, che racchiude i vari fascicoli (o quaderni), per descrivere l’idea del mondo nella mente di Dio, dove diventa Una la ‘squadernata’ diversità del Creato.

Questa superba soluzione letteraria non poteva che diventare sottotitolo di una mostra, tanto meravigliosa quanto elitaria e per palati fini, ospitata a Roma negli spazi di Palazzo Incontro (via dei Prefetti, 22 ), Dante poeta e italiano, un insieme di oltre 200 edizioni tra esemplari della Commedia, di relativi commenti ed opere dantesche, dalla Vita nova al Convivio, tutte provenienti dalla collezione personale dell’imprenditore piemontese Livio Ambrogio. Quasi superfluo dire che si tratta della più ampia e prestigiosa collezione dantesca in mano privata, qui esposta solo in maniera parziale, un insieme di tesori che non sempre è possibile trovare con tale completezza neppure nelle grandi biblioteche pubbliche italiane o presso la Casa di Dante in Roma, ente ‘principe’ nel portare avanti la memoria, la conoscenza e lo studio dell’opera di Alighieri e presente a Palazzo Incontro con qualche pezzo eccezionale, che unisce splendore alla già incredibile raccolta.

La mostra conta quasi esclusivamente libri, ad eccezione di qualche curiosità dantesca (un Fiorino d’oro 1252-1303, alcune affiches celebrative di anniversari legati alla vita del poeta, due busti-ritratto, etc.), ed è, si diceva, per un pubblico raffinato e capace di apprezzare una sequenza di sale piuttosto lunga per un altrettanto lungo viaggio alla scoperta della più famosa opera di Dante, dall’editio princeps impressa a Foligno nel 1472 fino all’ultima versione Olschki di pochi mesi fa, in tre volumi e con la prima traduzione italiana del commento di Robert Hollander.

Uno dei volumi in mostra provenienti dalla Casa di Dante in Roma

A dire il vero il ‘viaggio’ inizia un po’ prima, con alcuni manoscritti tre e quattrocenteschi testimoni della ‘vita’ della Commedia e delle sue radici: sono infatti in apertura alcuni preziosi codici con l’opera dei ‘maestri’ di Dante (Virgilio, Stazio e Lucano) e vari documenti relativi all’iniziale diffusione manoscritta delle cantiche dantesche nonchè dei primi commenti, come quello in volgare di Iacomo della Lana databile tra 1323-1328 o quello in Latino di Benvenuto da Imola, composto tra 1379-1383. Il percorso tracciato dai curatori segue poi il filo della cronologia, intrecciandosi con temi ed argomenti che deviano dalla semplice sequenza delle edizioni: vicino alle prime incunabole della Commedia (Foligno 1472 e Mantova 1472 ) vi sono anche quelle che, in maniera nuova, affiancano al testo un apparato illustrativo (Firenze, Niccolò di Lorenzo della Magna, 1481) oppure il commento (Venezia, Vindelino da Spira, 1477), suggerendo la trasformazione fin dagli esordi di un’opera destinata a diventare Divina.

Ma per arrivare a quel momento il visitatore deve prima passare attraverso le stampe del primo Cinquecento: la pregiatissima aldina del 1502 e la sua contemporanea contraffazione lionese, le belle impressioni uscite dai torchi dei fiorentini Giunti (1506) o dei maestri tipografi veneziani, i volumi di piccolo formato di stampatori stranieri che già nel XVI secolo ‘investono’ sul testo di Dante senza tradurlo (Lyon, Jean de Tournes, 1547; Lyon, Giullame Rouillé, 1551). Il Cinquecento, a differenza del secolo successivo che vedrà un certo ‘declino’ dell’interesse per il poeta fiorentino con tre sole edizioni della Commedia (Vicenza 1613, Padova 1629 e Venezia 1629), è infatti periodo di grande fortuna per l’opera dantesca, di cui fioriscono nuovi commenti come quello di Alessandro Vellutello e in cui, nel 1555, nell’edizione veneziana di gabriel Giolito de’ Ferrari, il letterati Ludovico Dolce escogita il nuovo titolo: La ‘Divina Comedia’ di Dante.

Il catalogo della mostra: in copertina una delle illustrazione del Paradiso di Monika Beisner (2005)

Non perde in interesse l’esposizione passando alle sale dedicate al Settecento e all’Ottocento. Per il XVIII secolo l’attenzione va tutta alla stampa veneziana di Antonio Zatta degli anni 1757-1758, comprensiva di tutte le opere di Dante divise in 5 volumi, con ricco sistema di incisioni – in qualche esemplare di lusso tirate a più colori – ed una originalissima versione impressa su carta azzurra; alla sontuosità di questo prodotto tipografico, fanno da contraltare la lucida razionalità e l’eleganza essenziale dell’esemplare bodoniano del 1795. Entrando nel XIX secolo si incontrano, come elementi d’impatto immediato, le 7 illustrazioni realizzate da William Blake (stampate nel 1892) e, in ambito librario e bibliofilo, libri-oggetto interessanti per le soluzioni decorative: è il caso della legatura dipinta di un esemplare in tre tomi della Divina Commedia postillata da Torquato Tasso (Pisa, co’ caratteri di F. Didot, 1830), dove illustrati sono anche i tagli verticali del volume.

Anche il Novecento offre capolavori della Commedia, sia in termini di lucida composizione tipografica (le stampe di Alberto Tallone) sia sotto il profilo dell’apparato figurativo: dopo aver ammirato le edizioni ottocentesche illustrate da John Flaxmann (Roma, 1802), Gustave Dorè (Paris, 1861) e Bartolomeo Pinelli (Roma, 1824-1826), lo sguardo del visitatore indugia sulle tavole di Salvador Dalì (Verona, 1963-1964), sul Block-Buch espressionista di Claus Wrage (Freiburg, 1925) fino alle interpretazioni contemporanee di Tom Phillips (London, 1983) e Monika Beisner (Verona, 2005).

Ultime sezioni, trasversali in termini di cronologia tornando a spaziare da testi del cinquecento ad opere del XXI secolo, sono quelle sulle traduzioni, sulle opere minori e sulla letteratura di interesse dantesco. Nell’ultima sala, in chiusura, si trova anche l’originale manoscritto della Lettera a Dante di Roberto Benigni (2007), un pezzo forse meno pregiato di tanti altri, meno interessante per i bibliofili, ma che ricorda come anche grazie all’attore e regista toscano, il poeta fiorentino sia stato negli ultimi anni riscoperto.

La stessa volontà anima questa mostra, riportare Dante al centro delle grandi passioni non di un singolo collezionista che da 30 anni acquista le più importanti edizioni delle sue opere, ma di un popolo intero.

 

DANTE POETA E ITALIANO . ”Legato con amore in un volume” Manoscritti e antiche stampe della raccolta di Livio Ambrogio

21 giugno – 31 luglio 2011   Roma, Palazzo Incontro – Via dei Prefetti, 22

martedì-domenica 10.00-19.00; lunedì chiuso

Biglietti: intero euro 6; ridotto euro 4

 

Laura Dabbene

foto via Ufficio Stampa Civita

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