Dall’Ue alla negazione del genocidio armeno: la parabola della Turchia di Erdogan

La negazione del genocidio armeno è solo l’ultima delle tante uscite del presidente turco Erdogan a far storcere il naso all’Occidente

Il premier turco Recep Erdogan

Il premier turco Recep Erdogan

Il premier turco Recep Erdogan si è recentemente guadagnato le prime pagine di molti giornali occidentali per aver negato il genocidio armeno. Il numero uno turco, replicando a un discorso di papa Francesco, ha richiesto con forza che il papa e i governi occidentali smettano di chiamare genocidio la serie di uccisioni di armeni da parte dell’esercito turco nel 1915. Ma questa è solo l’ultima delle posizioni controverse prese da Erdogan negli ultimi anni.

GLI INIZI: UNA TURCHIA EUROPEA? – Erdogan è in assoluto uno dei politici più di successo della storia della Turchia repubblicana: a partire dal 1994 ha partecipato a tre elezioni generali, tre elezioni locali e due referendum – senza mai uscire sconfitto. Ed all’inizio della sua carriera politica, l’attuale presidente turco aveva il favore dell’Unione Europea per aver dato il via alle contrattazioni per l’ingresso della Turchia nell’Ue, ed era addirittura considerato un modello politico per tutto il Medio Oriente. Poi qualcosa è andato storto.

Le proteste in piazza Taksim a Istanbul il 13 giugno 2013

Le proteste in piazza Taksim a Istanbul il 13 giugno 2013

PIAZZA TAKSIM – La controversia del governo Erdogan che ha avuto più risonanza in Occidente è stata quella legata alle proteste di piazza Taksim, a Istanbul, nel 2013. Iniziate come un sit-in di alcune decine di persone contro la costruzione di un centro commerciale al posto del parco Gezi, la protesta si è presto allargata ad altre città e si è trasformata in un movimento contro l’operato di Erdogan. La polizia usò lacrimogeni e violenza al fine di sedare la rivolta. Fine raggiunto grazie ad oltre 3000 arresti ed 8000 feriti.

LEGGE BAVAGLIO –  La critica più importante che l’Occidente muove al governo Erdogan riguarda il mancato riconoscimento della libertà di stampa e di opinione. Per esempio, a marzo 2015 il governo turco ha emanato un provvedimento prevede che il premier possa disporre la chiusura o il blocco di un qualunque sito internet in sole quattro ore, se questo blocco serve per «difendere il diritto alla vita, la proprietà, garantire la sicurezza nazionale e l’ordine pubblico, prevenire reati o proteggere la salute pubblica». Non è un caso che nel 2014 il World Press Freedom Index, che rileva il grado di libertà dell’informazione nel mondo, abbia collocato la Turchia al 154 posto sui 180 paesi monitorati.

GIORNALI CHIUSI – Un altro episodio critico si verificò quando, all’indomani dell’attentato a Charlie Hebdo, il governo turco aprì delle indagini contro il giornale Cumhuriyet, reo di aver ripubblicato due vignette offensive nei confronti di Maometto. Il giornale fu chiuso dalla polizia turca, e oggi due giornalisti sono sotto processo con l’accusa di “vilipendio dei valori religiosi popolari” e “incitamento all’odio”. Rischiano quattro anni e mezzo di carcere.

Il numero di Cumhuriyet contenente le vignette del settimanale satirico Charlie Hebdo

Il numero di Cumhuriyet contenente le vignette del settimanale satirico Charlie Hebdo

TWITTER, GOOGLE, FACEBOOK – Anche i rapporto di Erdogan con i social network non è dei migliori. Il governo turco ha più volte minacciato o ricorso al blocco dell’accesso ai social media per perseguire obiettivi politici. Quando, poche settimane fa, dei terroristi di sinistra hanno preso ostaggio e poi ucciso un giudice a Istanbul, il governo turco ha bloccato Twitter, YouTUbe e Facebook temporaneamente per ottenere l’eliminazione delle foto che documentavano l’evento.

OPPOSIZIONE – Le frequenti violazioni della libertà di stampa non hanno mai fatto piacere all’opposizione, che le vede come censura e passi di avvicinamento ad un colpo di stato. Erdogan ha più volte dichiarato di voler trasformare la Turchia in un Paese presidenzialismo, atto che comporterebbe l’assegnazione di più poteri alla sua figura. Ed ha sempre rispedito al mittente le accuse dell’opposizione, che sostiene stia tentando di perpetrare atti terroristici dentro i confini nazionali, e che considera una vera e propria minaccia alla Turchia.

L’ultima dichiarazione di Erdogan contro il papa è solo l’ultima di una lunga serie che ha condotto il governo turco ai ferri corti con l’Unione Europea e l’opinione pubblica occidentale. Una serie di controversie, quasi sempre incentrate sulla libertà di stampa, hanno causato polemiche e allontanamenti della Turchia dalle posizioni filo-europee con cui il governo Erdogan aveva cominciato. Il prossimo 7 giugno ci saranno elezioni nazionali in Turchia: sarà l’occasione di voltare pagina, o Erdogan vincerà come ha sempre fatto?

Alessio Perrone
@alessioperrone

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