Da Picasso a Fontana, da Boccioni a Morandi. Apre finalmente a Milano il Museo del Novecento

Quarto Stato,Giuseppe Pellizza da Volpedo

Milano – Dopo numerosi anni di attesa, tre di lavori, e oltre quattrocento opere, apre oggi al pubblico il nuovo Museo del Novecento: alla presenza del sindaco Letizia Moratti e dell’assessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory, il party in suo onore andrà avanti dalle 16 fino all’una di notte con una serie di eventi musicali e di intrattenimento.

La collezione di opere d’arte in prevalenza italiane e di numerosi lasciti spostata, negli anni, dal Pac di via Palestro al temporaneo Civico Museo negli interni di Palazzo Reale, ha così finalmente trovato una sede. Promosso dalla giunta Albertini e proseguito dall’attuale giunta Moratti, si tratta del più cospicuo investimento culturale del Comune di Milano negli ultimi anni.

Il museo, progettato dagli architetti Italo Rota e Fabio Fornasari, si estende negli spazi storici del Palazzo dell’Arengario in piazza del Duomo su una superficie di 8.200 metri quadri, di cui 4.000 destinati all’esposizione delle opere. Il percorso artistico, che si sviluppa in chiave cronologica attraverso tutte le avanguardie del secolo scorso e si articola su tre livelli allungandosi fino al Palazzo Reale, inizia con il Quarto Stato, la celebre opera che Giuseppe Pellizza da Volpedo realizzò nel 1901. Prosegue poi alla scoperta dell’arte del XX secolo con particolare attenzione alle correnti che si diffusero proprio nella città di Milano.

Lucio Fontana, Neon

Dopo un’ampia sezione dedicata alle Avanguardie internazionali della collezione Jucker, tra cui spicca la bellissima Femme nue (1907) di Picasso, si passa alle sezioni del museo dedicate al Futurismo, il movimento artistico-letterario che ebbe inizio proprio nel capoluogo lombardo a partire dalla pubblicazione del suo manifesto, nel 1909. È la Sala delle Colonne ad aprire con la collezione unica al mondo di Umberto Boccioni, nella quale figurano Forme uniche della continuità nello spazio (1913) e Elasticità (1912), manifesto pittorico del movimento futurista. Seguono dunque le opere di Giacomo Balla, Carlo Carrà, Giorgio Morandi (Natura morta con manichino, 1918), Fortunato Depero, Giorgio De Chirico, Achille Funi, Gino Severini, Mario Sironi, Ardengo Soffici, Fausto Melotti.

Il salone della Torre dell’Arengario è stato dedicato a Lucio Fontana e il suo grande Neon (1951) da cui sarà possibile avere una suggestiva visione a 180 gradi su piazza del Duomo.

Ad Alberto Burri (Rosso e Nero, 1953) e alle opere dei grandi artisti italiani degli anni Cinquanta è stata dedicata una sala del terzo piano. Infine, un’ultima sezione di 1.200 metri quadri, situata al secondo piano del Palazzo Reale e collegata all’Arengario attraverso una passerella, è dedicata alle grandi opere degli anni Sessanta, all’arte cinetica, al realismo esistenziale, alla pittura analitica e, per concludere, all’arte povera.

La grande rampa a spirale all’interno progettata da Rota e Fornasari non è solo un elemento funzionale che collega i diversi piani della torre, dal livello della metropolitana alla mirabile terrazza sul Duomo, ma anche un elemento artistico che renderà il Palazzo dell’Arengario universalmente riconoscibile.

Il museo nei primi mesi di apertura resta a ingresso libero, il Quarto Stato – sfruttando l’orario del ristorante – è visibile gratuitamente fino alle due di notte, e comunque alcune opere sono visibili anche da chi semplicemente percorre piazza Duomo. Italo Rota ha infatti reinventato gli spazi interni dell’Arengario modificando allo stesso tempo la fruizione della piazza mediante «un progetto in cui il museo diventava accessibile anche dalla metropolitana e la torre era impostata come spazio pubblico con tutti i servizi (ristorante, bookshop). Questo progetto cambia faccia a piazza Duomo perché è dagli anni ‘30 che non si faceva un intervento così radicale; l’intervento, pur mantenendo l’impronta storica, cambia l’impatto visivo, perché la torre sarà una torre di luce» afferma Marina Pugliese, direttrice del museo.

Esterno del museo in fase di progettazione

Per il momento l’attenzione va quindi al patrimonio e all’architettura del museo. La prima mostra temporanea, a cura di Silvia Bignami e Alessandra Pierelli, sarà a marzo e sarà dedicata all’arte pubblica in Italia negli anni ‘60 e ‘70, con un accento particolare su Aldo Carpi, un pittore degli anni ‘30.

Non rimane altro che l’invito a che «la città entri nel museo», come i futuristi avevano pronosticato.

Natalia Radicchio

Museo del Novecento, inaugurazione, lunedì 6 dicembre 2010, ore 16.00
Via Marconi 1 (zona piazza Duomo), Milano
Orario: lunedì ore 14.30-19.30; martedì, mercoledì, venerdì e domenica ore 9.30-19.30; giovedì e sabato ore 9.30-22.30
Ingresso libero (da marzo il biglietto costerà 5 euro, ma sarà gratuito per gli under 18 e tutti i venerdì dopo le 16)
Info: c.museo900@comune.milano.it; www.museodelnovecento.org

Foto | via http://viaggiatorelowcost.files.wordpress.comwww.businesspeople.it

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