Croazia: verso il ballottaggio, vincono astensionismo e recessione

Il primo turno, segnato da un astensionismo al 50%, ha fotografato una crisi economica e politica. In attesa del ballottaggio, in Croazia regna la sfiducia

croaziaPassato da pochi giorni il primo turno delle elezioni presidenziali, già dai primi giorni del 2015 la Croazia dovrà affrontare l’ultima fase della campagna elettorale, un testa a testa tra Ivo Josipovic, Presidente uscente e candidato del Partito Social Democratico, e Kolinda Grabar Kitarovic, candidata dell’Unione Democratico Croata – Hdz – che porterà al ballottaggio previsto per l’11 gennaio. Una data che, tutto sommato, agli elettori croati non sembra interessare più di tanto, considerato il tasso record di astensionismo che ha caratterizzato il primo turno, sintomo di una forte sfiducia verso la classe politica e di preoccupazione nei confronti della recessione dalla quale l’ex Repubblica jugoslava non sembra in grado di uscire.

ASTENSIONE, MANETTE E CRISI ECONOMICA – Al primo turno difatti, solamente il 50% degli elettori si è recato alle urne, a dimostrazione del diffuso dissenso verso una classe politica che negli ultimi due anni è stata colpita da arresti e condanne. A farne le spese è stato perlopiù l’Hdz, scosso da un vero e proprio terremoto che nel 2012 ha portato in carcere l’ex premier Ivo Sanader, uno dei fautori dell’entrata della Croazia nell’Unione Europea, condannato a nove anni per aver dirottato fondi da compagnie statali verso i suoi conti correnti, oltre al tesoriere e al contabile del partito. L’anno scorso inoltre è stato arrestato Nadan Vidosevic, Presidente della Camera di commercio ed esponente dell’Hdz, mentre quest’anno è stata la volta di Milan Bandic, ex sindaco di Zagabria e uomo forte del Partito socialdemocratico. Una serie di eventi che l’opinione pubblica non ha gradito particolarmente, specie in un Paese giunto ormai al settimo anno di recessione, con un debito pubblico pari all’80% del Pil e la disoccupazione ormai stabile intorno al 20%.

LA DELUSIONE DI JOSIPOVIC - Da qui all’11 gennaio quindi i due sfidanti dovranno convincere l’elettorato riguardo le loro intenzioni e le loro ricette per uscire dalla crisi economica, puntando a pescare nell’immenso bacino degli astenuti. Una scelta obbligata, considerando il leggerissimo distacco, 38,5% per Josipovic contro il 37,08% della Kitarovic, maturato nel primo turno. Un dato che ha deluso particolarmente il Presidente uscente, che ha indubbiamente pagato la sua vicinanza politica con il governo in carica da tre anni a questa parte.

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Ivo Josipovic, Presidente della Croazia dal 2010

LA SORPRESA SINCIC - Unica nota positiva, in termini numerici, della passata tornata elettorale è la fiducia che i croati hanno riposto in Ivan Vilibor Sincic, che da outsider è riuscito ad ottenere il 16,6% dei voti. Venticinquenne esponente della società civile e leader dell’Associazione ‘Scudo Umano’, da tempo si batte per il diritto alla casa. Schierato a favore delle piccole aziende strette dalla morsa creditizia e contro i poteri forti delle banche, Sincic ha saputo costruire intorno a sé la prospettiva di un Paese nuovo, trovando un risultato inaspettato. Un bacino di voti che potrebbe risultare decisivo l’11 gennaio, e che secondo gli analisti si dividerà, con una parte destinata ad aumentare il vantaggio di Josipovic, mentre i restanti andranno a rinfoltire il già ampio numero degli astenuti. Si esclude invece che una parte dei voti possa andare vero l’Hdz, ritenuto troppo distante dai temi trattati da Sincic in campagna elettorale.

ZERO CONTENUTI – Il dato più eclatante della prima tornata elettorale è stata però la totale assenza di contenuti manifestata dai principali candidati. Josipovic si è limitato a delineare i tratti caratteristici di un nuovo assetto costituzionale, con una legge elettorale e una divisione territoriale del tutto inedite, senza tuttavia spendere una parola in materia economica. Un tema invece trattato dalla Kitarovic, che però ha fatto promesse senza specificare il modo in cui intende realizzarle, a fronte soprattutto del fatto che i poteri del Presidente in materia sono piuttosto limitati. Una situazione paradossale, in cui gli elettori latitano e i potenziali eletti non sembrano interessati a convincerli ad andare alle urne.

Carlo Perigli
@c_perigli

foto: pasudest.blogspot.it portal24h.ba

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