Crisi Ue. E’ ufficiale: l’economia globale dà l’euro quasi per spacciato

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Christine Lagarde

Roma – Prima o poi doveva accadere: l’eventualità che l’euro stramazzi e con esso l’Europa, inizia a trapelare anche dalle fonti ufficiali. Per il momento, l’ipotesi appare lontana; un’eco remota. La novità esiste nel fatto che anche le più autorevoli figure dell’economia nazionale ed internazionale vellicano l’evento e l’effetto è da brivido perché se è pur vero che la fine della moneta unica non è dietro l’angolo, l’orizzonte pare così prossimo da doverne tenere conto. Cominicamo dalla Gran Bretagna.

Cebr – Profetizza il Centre for economic and business research (Cebr), centro studi economici guidato da Duglas McWilliams, uno dei guru della finanza anglosassone: il 2012 sarà l’inizio della fine per l’euro. La profezia contenuta nel rapporto di inizio anno Forecasting Eye non lascia spazio a fraintendimenti: c’è il 60% di possibilità che almeno uno dei paesi in area Ue abbandoni la moneta entro l’anno e la Grecia pare sia la prima candidata. La previsione non è peregrina. Tra poco il governo Papademos dovrà trovare un accordo con Ue, Banca centrale europea (Bce) e Fondo monetario internazionale (Fmi) per un’altra tranche di aiuti da 130 miliardi di euro senza i quali difficilmente l’ombra del Partenone potrà ancora allungarsi sull’Eurozona. Parola del portavoce del governo greco, Pantelis Kapsis, il quale non minimizza: ‹‹Il secondo piano di aiuti deve essere firmato, altrimenti la Grecia sarà fuori dai mercati, fuori dall’euro››. Crollo.

Un’altra grande incognita è l’Italia. Con la disoccupazione al massimo storico dal 2004 (8,6%, secondo le ultime stime), la recessione in atto e un Pil previsto al -3% per l’anno in corso, anche il Colosseo è nella black-list dei possibili futuri esclusi. Mica finita.

Continua McWilliams: poiché la recessione nel 2012 colpirà tutta l’area Ue, anche Germania e Francia (con uno spread volato a 148 punti) saranno penalizzate. Risultato: se Bruxelles correrà ai ripari di qualche banca, quasi certamente saranno quelle francesi e tedesche, rimpinzate di titoli tossici. Non è neppure escluso che gli istituti vengano nazionalizzati, il che aggraverebbe il contesto internazionale e la sfiducia dei mercati verso il Vecchio continente già provato dal rigorismo fiscale in salsa tedesca, con poca liquidità, senza alcuna apertura allo sviluppo e continuamente a rischio credit crunch. Da qui al terzo atto. Secondo il Cebr, l’economia occidentale diminuirà il Pil dal 0,6% al 2% nel peggiore dei casi, ad eccezione degli Usa che ritroveranno una parziale centralità negli equilibri economico-internazionali.

Unicredit – E va bene. L’Inghilterra è di parte: ha rifiutato l’adesione all’ultimo trattato Ue lo scorso dicembre; non ha voluto cedere la propria sovranità alla Cancelliera di ferro Merkel; men che meno ha mai adottato l’euro. Conflitti di interesse. Ma se alle stesse conclusioni arriva anche una delle principali banche italiane, allora le previsioni sono da tenere in considerazione.

Unicredit si sta ricapitalizzando. La banca ha urgenza di trovare 7,5 miliadri per non tracollare in Borsa cosa che sta già avvenendo poiché in pochi giorni il titolo ha perso il 37%, chiudendo la settimana con un tombolone dell’11%. Dunque, l’Istituto ha fretta: tanti, maledetti e subito per capirci, senza dimenticare tuttavia di informare accuratamente i clienti degli eventuali rischi di sottoscrizione rifinanziamento.

Spiega la nota di adesione (pagina 66, Documento di Registrazione, Fattori di Rischio): “[…] le preoccupazioni relative all’aggravarsi della situazione del debito sovrano dei Paesi dell’Area Euro potrebbero portare alla reintroduzione, in uno o più Paesi dell’Area Euro,

unicredit

L'ad del Gruppo, Federico Ghizzoni, e il presidente Dieter Rampl

di valute nazionali o in circostanze particolarmente gravi, all’abbandono dell’Euro. L’uscita o il rischio di uscita dell’Euro da parte di uno o più Paesi dell’Area Euro e/o l’abbandono dell’Euro quale moneta, potrebbero avere effetti negativi rilevanti sia sui rapporti contrattuali in essere, sia sull’adempimento delle obbligazioni da parte del Gruppo UniCredit”. E ancora: “[…] eventuali decisioni da parte della BCE di interrompere o rivedere le modalità di riacquisto dei titoli di debito di alcuni Paesi europei nonché l’eventuale insuccesso delle iniziative in corso da parte delle istituzioni sovranazionali per la risoluzione della crisi del debito, potrebbero avere un impatto negativo sul valore dei titoli del debito sovrano, con conseguenti effetti negativi rilevanti sui risultati operativi e sulla situazione economica, patrimoniale e/o finanziaria del Gruppo UniCredit”.

Lagarge – Meno male che a tirare su il morale c’è la numero uno del Fmi, Christine Lagarde. Il presidente, durante una conferenza stampa in Sud Africa, ha così replicato: ‹‹Se la domanda è se l’euro finirà quest’anno la mia risposta è: non credo. E’ improbabile che la valuta svanirà nel 2012››. Capito? E allora buon anno.

Chantal Cresta

Foto || ansa.it; ilsole24ore.com

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2 Risponde a Crisi Ue. E’ ufficiale: l’economia globale dà l’euro quasi per spacciato

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    mago di colonya ytalya 07/01/2012 a 17:02

    …insomma, se tutto andrà bene perché non scoppierà la solita guerra, per tirarci fuori dal letamaio in cui ci hanno cacciato politici e banche, senza mai consultare i cittadini sui vari trattati intra europei, ci vorranno pompe a immersione auto innescanti. Resta però il problema di trovare, a basso costo, l’energia per farle lavorare.
    Per quanto riguarda l’apparente nuova notizia della caduta dell’idiozia chiamata euro, già la “tetesca Angela”, figlia di un pastore, ha fatto stampare il nuovo Marco e in MARZO entrerà in funzione. Anche il nipote di uno dei rabbini di Chicago, mr Obama, ha fatto da tempo stampare il nuovo dollaro con gran felicità di Cina, India e Brasile, e non è l’Amero di cui già si parlò.
    Bisogna tornare agli Stati sovrani con monete sovrane e banche nazionali, o non sì salverà niente! Sarà dura, ma non c’è altra via per il risanamento. Il capitalismo, bestia nata morta, ormai ammorba l’aria. krsmg

    Rispondi
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      Chantal Cresta 07/01/2012 a 18:07

      Oddio, che la fine dell’euro possa classificarsi sotto la categoria “bene” non saprei. E guardi che, personalmente, io filo-europeista non sono mai stata.
      Il punto è che è vero quello che lei dice: sarà difficile uscire dalla moneta unica. Molto più di quanto non sia stato entrarci con i salassi a cui la sinistra entusiasta di Amato-D’Alema ci hanno sottoposti 20 anni fa. Se ne ricorda? Li chiamavano sacrifici per il futuro. Dicevano che saremmo stati tutti meglio in un’Unione monetaria, il che sarebbe pure stato vero se l’Unione fosse stata davvero tale. Per capirci: se da noi l’euro ha raddoppiato il costo della vita, in Germania lo ha dimezzato. Loro sono stati meglio.
      Per quanto riguarda la Merkel, anche qui ha ragione. Le voci delle sue fughe in Svizzera per stampare marchi sono giunte anche a me e non ho mancato di informarne in questa sede. Credo che siano giunte anche al resto dell’Unione e mi chiedo: poiché per i paesi Membri è un reato stampare moneta nazionale, perché la “Culona” (il copyright è de Il Giornale) non viene bacchettata con pesanti sanzioni alla Germania?
      Infine, lei parlava di consultazione elettorale. Giusto anche questo. Così tanto che pare Monti (ma sono solo voci) sia corso a Bruxelles anche per discutere della possibilità di ricreare l’Unione attraverso una vera federazione di Stati, eletta dai cittadini europei e rappresentata fiscalmente dalla Bce come prestatore finale. Tutta roba che restituirebbe fiducia ai mercati sul valore dell’Unione ma difficilmente Monti, per quanto bravo, riuscirà ad ottenere da Merkel e Sarkozy. Tanto più che i due sono in campagna elettorale 2012 e ci tengono a mantenere il potere centrale.
      Come finirà. Mah! Temo male, che per lei è bene ma io penso alle mie tasche già dissanguate prima per entrare in Ue, poi per rimanerci e quindi per venirne fuori (temo). Ma se la fine sarà davvero tale forse Bruxelles potrebbe iniziare a discuterne di fallimento pilotato invece di continuare a radunare tavoli bi o tri-laterali per non concludere nulla se non ribadire che siamo in crisi. Mah…

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