Crisi: l’Udc si apre al Governo e guarda al futuro

Pier Ferdinando Casini, Udc

Roma – Pirferdy si smarca. Ebbene sì, uno degli avvenimenti più interessanti di questa stagione politica trafelata dalla calura estiva e dagli sconvolgimenti economici è questa: Pier Ferdinando Casini, leader Udc, si allontana dall’opposizione. O meglio, si avvicina alla maggioranza, rinunciando all’abiatuale litania sulle dimissioni di Berlusconi come cura per i mali della nazione e proponendo al governo tavoli congiunti di dialogo per afforntare la crisi in corso.

Le proposte – In sintesi, quanto accaduto negli ultimi giorni è tutto qui: Casini è intervenuto alla Camera. Ha comunicato che la richiesta delle opposizioni di “mandare a casa Berlusconi” non è una soluzione e ha avanzato 3 proposte: anticipare la manovra da 40 miliardi, porre come obbligo costituzionale il pareggio di bilancio e istituire una Commissione speciale composta da maggioranza, opposizioni e parti sociali. Il tutto accompagnato – secondo il leader di Via dei Due Macelli – da una doverosa obbedienza agli ammonimenti del presidente, Giorgio Napolitano, il quale da tempo chiede unità d’intenti per affrontare la crisi economica in atto.

Risultato: l’opposizione si è spezzata. Casini è stato omaggiato per la lungimiranza politica di cui ha dato prova e il Governo non ha lasciato cadere le proposte dell’Udc. Anzi, le ha colte al volo.

Oltre la crisi – Ora, che Pierferdy abbia dimostrato senso di responsabilità è fuor di dubbio. Nell’instabilità dei mercati in cui nuota l’Italia e il mondo, l’ultima cosa di cui si sente l’urgenza è una crisi al buio che accrescerebbe il desiderio degli speculatori sulla nostra Borsa, già presa abbondantemente di mira. Il punto è che la scelta di Casini potrebbe non essere determinata solo da ragioni di carattere emergenziale. Al contrario. L’apertura al Governo potrebbe essere una possibilità già valutata dal leader Udc e l’allarme in atto può averla solo anticipata. Facciamo un passo indietro.

Alfano – Il 27 luglio scorso, il neoeletto segretario del Pdl, Angelino Alfano ha esposto con l’Associazione Fare Italia dell’ex finiano Alfonso D’urso il nuovo progetto del Pdl: riunire tutte le ali della destra moderata italiana, facendole confluire in un unico organismo dotato di una propria Carta, al fine di realizzare il Ppe democristiano-cristiano. Non è finita.

Il grande raduno di centrodestra pensato da Alfano dovrebbe confluire nel più ampio corpo politico delle destre moderate europee, generando una Costituente popolare. Pare che una prima data d’incontro del prossimo Ppe Italia-estero, sia già stata fissata in dicembre. Alla fine dell’anno, infatti, si terrà a Marsiglia il XX Congresso straordinario del Ppe e per quell’epoca, il Ppe nostrano dovrà presentare un ‹‹documento unitario dei partiti e dei soggetti culturali›› dell’area moderata.

Attenzione. La novità non consiste nel progetto in sé, grande miraggio di tutti i governi destrorsi ivi compreso quelli berlusconiani, ma nella possibilità di realizzare davvero il disegno.

Il premier per varie ragioni non ci è mai riuscito. Soprattutto per la sua incapacità storica di concepire un organigramma politico che non avesse egli stesso come centro, cuore e mente di tutto. Tuttavia, Berlusconi sta lasciando in eredità una coalizione piuttosto larga (anche se non troppo coesa) e adesso tocca ad Alfano raccogliere il piano di lavoro e portarlo avanti. Come? Cominciando con l’aprire agli esuli della destra, allontanatisi per varie ruggini da Berlusconi. Primo tra tutti, Casini. Secondo, Gianfranco Fini e quel che resta del Fli.

D’altronde, il segretario del Pdl, tempo fa, aveva già lanciato un chiaro invito all’Udc e al Fli al quale Casini, senza dire no, aveva fatto capire che l’idea non gli era sgradita. Una volta uscito di scena Berlusconi, il ritorno all’ovile sarebbe possibile. Idem Fini al quale, comunque, non resterebbe molto altro da fare dopo la fine della legislatura.

Insomma, il progetto piace. O almeno non dispiace ed è già qualcosa. Ed in quest’ottica si potrebbe anche spiegare l’evidente volontà del ministro degli Interni, Roberto Maroni, di allontanarsi dalle

Il segretario del Pdl, Angelino Alfano

linee più tradizionali-campanilistiche del suo partito, la Lega Nord, al fine di farlo aderire ad un’immagine più spendibile nazionalmente ed internazionalmente. Poco male, poi, se questo significa entrare in guerra (più o meno dichiarata) con il Senatùr, Umberto Bossi.

Opposizione – Dunque, il centrodestra è in fase di ristrutturazione post-premier. E il Pd? Annaspa, come sempre: nessun progetto, nessuna idea di futuro, affossato negli scandali tangentari e, forse, tra poco anche con un altro segretario. Non è un segreto: Bersani è bollito e potrebbe essere liquidato presto. D’altronde, anche la sinistra avrà bisogno di rifarsi il look. Resta solo da capire se con un diverso leader e senza più Berlusconi come spauracchio da abbattere, il Pd risolverà le sue difficoltà divenendo un competitor credibile nel panorama politico italiano. Nessuno ci scommette. Ecco perché a destra i dialoghi sono aperti: chi prima si ripiazza, meglio alloggia.

Chantal Cresta

 

 

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