Crisi. L’Europa attende l’Esm: scudo anti-speculazione da 500 miliardi

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L’Europa è malata. Le cure antinfiammatorie sinora somministrare dai vertici dell’Ue non sembrano aver prodotto nessun risultato. Nel frattempo lo stato di salute di alcuni dei “lembi” vitali dell’Eurozona appare essere in netto peggioramento. Proprio questa constatazione sembra aver convinto i vertici europei sull’improcrastinabilità di una cura antibiotica, in grado di dare una sferzata convincente alla situazione di precarietà di cui soffre l’Eurozona, e allo stesso tempo, respingere i numerosi attacchi provenienti dalla speculazione internazionale. Ecco allora che i mercati da una parte, e i “Paesi eurodeboli” dall’altra, attendono impazientemente l’entrata in vigore dello European Stability Mechanism, noto ai più come Esm.

Nato nel marzo 2011 e sottoscritto dai 17 membri della moneta unica, il nuovo meccanismo permanente di stabilizzazione finanziaria d’Europa sostituirà i fondi Efsf ed Efsm, e potrà contare oltre che su un arsenale di munizioni più considerevole, anche su una capacità di intervento molto più ampia.

L’intento dell’Esm, come sottolineato nel suo atto di nascita, è quello di mobilitare risorse finanziarie e fornire un sostegno alla stabilità a beneficio dei paesi membri che già si trovano o rischiano di trovarsi in gravi problemi finanziari, se indispensabile per salvaguardare la stabilità finanziaria della zona euro nel suo complesso e quello dei suoi Stati membri.

Responsabile del fondo a disposizione dell’Esm, sarà un consiglio dei Governatori, costituito dai ministri della Finanza dell’area euro, dal commissario UE agli Affari economico-monetari e dal presidente della Bce, Mario Draghi.

Il Fondo si aggirerà approssimativamente sui 500 miliardi di euro, che diverranno 700, nel corso dei 5 anni successivi all’attivazione. Una cifra considerevole, ma non sufficiente a farne una sorta di versione europea del Fondo Monetario Internazionale. Infatti, per via dell’espressa contrarietà di Germania e Finlandia, l’Esm non sarà dotato di quella licenza bancaria, che lo avrebbe di fatto dotato di un fondo pressoché illimitato, in grado di scoraggiare le più avverse forme di speculazione internazionale. Nonostante ciò, il fondo avrà oltre la possibilità di comprare titoli di stato sul mercato primario e quello secondario, anche quella di emettere titoli, garantiti dalle quote di capitale dei singoli Stati. Due armi che allevierebbero di molto le difficoltà che alcuni Paesi stanno riscontrando nel contenere gli interessi sui propri titoli di stato, nonostante le numerose misure di politica economica messe in campo contro l’inasprimento della crisi.

Paradossalmente però, nonostante la situazione richieda una certa tempestività d’intervento, l’Esm è ancora lì, fermo e inutilizzato, come una macchina appena acquistata che attende di essere messa in moto. Il ritardo nel rendere l’Esm operativo è dovuto alla Germania, da sempre espressamente contraria a questo strumento. Proprio da Berlino e più precisamente da unasentenza della Corte costituzionale

Il Reichstag a Berlino

Il Reichstag a Berlino

tedesca rimandata al 12 settembre, dipenderà l’immediata attivazione o meno dell’Esm. Nonostante il presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Junker avesse già mostrato una certa irritazione per le lungaggini della Corte di Karlsruhe, da Berlino cominciano a circolare notizie su un ulteriore ipotesi di rinvio. Possibilità questa, che rischierebbe di tramutarsi in un vero e proprio dramma, nonostante lo scetticismo di molti analisti sulle possibilità del nuovo Fondo, di risolvere da solo la crisi e riportare la pace nel mondo dei mercati.

Scetticismo giustificato? Forse. Ma, stando alla situazione attuale, non sembrano intravedersi all’orizzonte, exit strategy o altri strumenti in grado di scacciare le minacce sempre più insistenti sulla sopravvivenza dei Paesi eurodeboli e della Moneta unica. Ecco perché all’Esm sembra intrecciarsi inesorabilmente il futuro, quantomeno prossimo, dell’Europa.

Gunnella Daniele

Foto || novinite.com; rackcdn.com

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